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La Padrina, Isabelle Huppert diventa la nuova regina di Parigi

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Tratto dal romanzo La Daronne (La Bugiarda) di Hannelore Cayre, giovedì 14 ottobre arriva nei nostri cinema La Padrina – Parigi Ha Una Nuova Regina, la commedia diretta da Jean-Paul Salomé che vede protagonista la splendida Isabelle Huppert nei panni di un’interprete franco-araba (per il ruolo ha dovuto imparare la fonetica araba) specializzata in intercettazioni telefoniche per la squadra narcotici, che casualmente si ritrova a dirigere un vasto traffico di droga diventandone indiscussa protagonista sotto lo pseudonimo “La Padrina”.

Il film

Patience Portefeux (Isabelle Huppert), di origini franco-arabe, è interprete presso la Polizia di Stato con specializzazione in intercettazioni telefoniche per la squadra antidroga. Un giorno, durante un’intercettazione, viene a conoscenza di traffici poco raccomandabili del figlio di una donna a lei molto cara che si prende cura di sua madre, ricoverata in un ospizio. Decide così di proteggere il giovane e di infiltrarsi nella rete dei trafficanti. Quando riesce a mettere le mani su un grosso carico di hashish, con l’aiuto del suo nuovo complice DNA, un cane poliziotto in congedo, coglie l’occasione per improvvisarsi una Mama Weed, una “trafficante all’ingrosso”. Fa esperienza sul campo per poi riportare tutte le informazioni in ufficio al servizio della sua squadra.

Jean-Paul Salomé

Riportiamo qui sotto un estratto dell’intervista rilasciata dal regista Jean-Paul Salomé.

Cosa ti ha spinto a creare il film partendo dal libro La Daronne di Hannelore Cayre?

Ho molto apprezzato la storia, i toni e la tipologia di commedia/thriller. Soprattutto ho visto in essa la possibilità di fare un ritratto romantico di una donna attraverso il grande ruolo svolto da Isabelle Huppert. Ho immaginato il contrasto tra lei con la sua corporatura minuta e questo mondo rude di poliziotti e spacciatori in Porsche Cayenne, che lei tratta in modo irriverente. 

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Quali sono le principali differenze tra il libro ed il copione?

Il passato di Patience è più sviluppato nel libro: la sua infanzia, gli affari del padre. Noi volevamo ricomprenderlo in alcuni flashback, ma ciò rendeva la narrativa molto complicata. Quindi abbiamo deciso di inserire i ricordi nel carattere del personaggio attraverso situazioni più introspettive. Abbiamo sviluppato maggiormente il personaggio interpretato da Hippolyte Girardot, che era più in sordina nel testo originale. Mancavano anche alcuni elementi di rischio, così abbiamo sviluppato un doppio pericolo: da una parte i fratelli Cherkaoui e dall’altra la polizia durante uno scambio a Barbés. Anche dal punto di vista della credibilità è difficile vendere una tonnellata e mezza di hashish a Parigi senza che nessuno chieda da dove venga. Ma il copione è stato comunque abbastanza fedele. Tutto quello che c’era in più è stata talvolta Hannelore a toglierlo dalla storia.

Hannelore Cayre ti ha confessato da dove nasce questa storia?

Senza svelare il suo segreto, credo di poter dire che la storia personale dei genitori di Patience sia una romanzata visione dei suoi genitori. Hannelore ha inoltre messo un po’ di sé stessa nella tendenza “anarchica” del personaggio. Ha inventato invece il lato “criminale” della storia sulla base di quello che ha osservato nella sua attività di avvocato penalista, avendo difeso alcuni spacciatori. Conosceva quindi le procedure, i dialoghi e quanto altro. Un’altra cosa che ho apprezzato del libro è l’accuratezza delle osservazioni riguardo il mondo dei trafficanti e dei commercianti, alcuni di loro immigrati cinesi che sono vittime del traffico o che sono stati talvolta malmenati dai teppisti. Mi è piaciuto il modo in cui Hannelore ha fatto parlare ognuno di loro, preciso ed ingegnoso. Durante le udienze, lei notava come la comunità nordafricana era spesso tradotta da due o tre interpreti. Non c’era un double check su quello che veniva tradotto: se qualcuno malintenzionato avesse tradotto incorrettamente, nessuno se ne sarebbe accorto. Certo, non è esattamente il caso di Patience, che principalmente voleva aiutare l’infermiera ad avere una vita felice, per esserle riconoscente dell’affetto dato a sua madre. Ma una volta che la droga è libera da controlli, perché non andare a prenderla?

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Isabelle Huppert è un’attrice che guarda molto alla performance, senza perdersi in giri di parole…

All’inizio della giornata, dovevi rassicurarla circa le motivazioni che stavano alla base delle sue azioni e dei suoi dialoghi. La mattina, durante il trucco, parlavamo liberamente delle scene del giorno e dei dialoghi. Voleva essere sicura di averne captato a pieno le intenzioni, capendone i significati. Per esempio, per la scena in cui Madame Fo e Patience parlano su come pulire i soldi, lei voleva essere sicura di aver compreso il meccanismo. Una volta che hai sistemato la forma delle cose è tutto nell’implementazione di esse. Devi trovare il giusto ritmo, il giusto tempo
per lei e per i suoi compagni. Lei ha l’istinto che le consente di dire: “Ok, ce l’ho”, oppure “rifacciamola, posso fare meglio”. È sempre sull’attenti. Credo che lei abbia molto apprezzato questo personaggio. Diceva che persino nel più piccolo dialogo c’era molto da fare. Patience mente molto, a tutti, per preservare la sua doppia vita e Isabelle qualche volta ha dovuto inventare reazioni, fingendosi sorpresa. È stata incredibile, come sempre.

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