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L’anima ferma di Latina nel Sottosuolo di Sebastian Maulucci

Da lunedì 21 dicembre Imago, la collana dedicata al cinema sommerso della Diamond Editrice, è ufficialmente nata con l’uscita (disponibile nelle librerie Feltrinelli) di Sottosuolo, il docufilm del 2009 scritto e diretto dal latinense Sebastian Maulucci che racconta una Latina lontana dal consueto tema legato alla sua fondazione sotto il regime fascista, mostrandoci una cittadina misteriosa, contraddittoria, particolarmente feconda di artisti sospesi tra il geniale e il folle.


Palude o paralisi, come la Dublino descritta da James Joyce in Gente di Dublino? Minimalista, razionalista nella struttura architettonica di epoca fascista, Latina, inaugurata con il nome di Littoria il 18 dicembre 1932, sorge su una vasta area paludosa dove trovarono la morte per malaria molti contadini, in gran parte veneti e friuliani, giunti sul finire degli anni ’20 nell’agro pontino per bonificare la zona e adibirla ad agricoltura su volere di Benito Mussolini, attratti dalla promessa di un’abitazione e di un lavoro.

Latina conserva qualcosa di misterioso, affascinante e inquietante al tempo stesso che la lega al suo passato. Particolarmente prolifica di persone con il sacro fuoco dell’arte, la cittadina pontina non ha dato i natali solo a nomi conosciuti a livello internazionale in ambito musicale, culturale e cinematografico – un esempio su tutti il cantautore Tiziano Ferro, Antonio Pennacchi, premio Strega 2010 con Canale Mussolini, Francesca Dellera, indimenticabile interprete de La Romana, tratto dall’omonimo romanzo di Alberto Moravia. A Latina si concentra un numero considerevole di scultori, pittori, attori, scrittori, artisti di strada, registi, che sembrano vivere “nel sottobosco” dell’anonimato e di originale talento, sospesi tra la genialità e la follia. Il musicista latinense Marcello De Dominicis, autore di colonne sonore cinematografiche al fianco di mostri sacri quali Martin Scorsese, intervistato nel docufilm di Maulucci, parla di “folletti nascosti nelle paludi” che ogni tanto riemergono con propri lavori che nulla hanno a che fare con la realtà che li circonda.

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È una città che non ha un’identità ben precisa (…). In questo anonimato, in questo non luogo, l’individualità tende a uscire fuori, e quindi è una città che da questo punto di vista può riservare anche delle grandi sorprese. Un personaggio come Antonio Pennacchi ad esempio, non lo trovi dappertutto. L’individualità, il giovane artista, la persona collezionista un po’ fissata ma geniale, sono persone che a Latina puoi trovare con facilità” (Gianfranco Pannone – regista, Premio Migliore Documentario Italiano al Torino Film Festival 2001 con Latina/Littoria).

Latina reprime con la sua monotonia di provincia, è avara di opportunità, di conseguenza il desiderio di molti è andare via. A confermarcelo sono gli artisti del luogo che sfilano davanti la telecamera diretta da Sebastian Maulucci, dall’attore Nino Bernardini al regista Luciano Melchionna, lo scrittore Angelo Zabaglio, per citarne solo alcuni. Il tema del viaggio diventa così la costante che accomuna quanti vivono in questa “città laboratorio”, come la definisce il pittore di strada Antonio Taormina. C’è il desiderio di fuga, l’esigenza di abbandonare questa terra definita amara e ingrata, una “brutta bomboniera” che tuttavia fa sentire forte il senso di appartenenza. Ma se da una parte respinge facendo sentire in gabbia e sofferente chi la abita, dall’altra ammalia, come un richiamo magico al quale è impossibile sottrarsi. Chi parte lo fa nella convinzione di non tornare per almeno qualche anno, salvo poi percorrere la strada di ritorno per una inspiegabile forza attrattiva. La nostalgia tuttavia ha una durata breve, il tempo di prendere consapevolezza della realtà e Latina, da madre amorevole che accoglie si trasforma di nuovo in matrigna che respinge.

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È quanto accaduto allo stesso regista, Sebastian Maulucci, che trasferito a Roma si trova suo malgrado a tornare a Latina dopo un periodo di lavoro particolarmente impegnativo sul set di L’Amico di Famiglia, del regista Premio Oscar Paolo Sorrentino. Dalla pausa forzata a Latina nasce Sottosuolo, in cui alterna il genere documentario – attraverso le interviste ai vari artisti noti e meno noti originari di Latina – al film di finzione. Protagonisti sono due amici, Riccardo detto Mallus e Chiazzetta. La peculiarità della storia è che quasi nulla è affidato all’invenzione: i protagonisti usano il loro nome reale e fanno riferimento allo svolgersi della loro vera vita da amici e artisti di Latina. Riccardo si è trasferito a Roma per fare l’attore, Chiazzetta, nome d’arte di Gabriele Graziani, è un cantautore “underground” che ha preferito restare a Latina.

Riccardo, in difficoltà con il ruolo di Konstantin ne Il Gabbiano di Anton Cechov, decide di tornare nella sua Latina dove incontra vecchi amici di infanzia, tra cui Chiazzetta. Con lui gira la città incontrando gli artisti del sottobosco latinense e dai racconti sulla loro esperienza nasce il documentario. Se nelle ore diurne Latina è popolata di artisti al calare della notte si anima di personaggi felliniani: dalla prostituta formosa e ammiccante stretta in un abbigliamento eccentrico, all’uomo con il cappello a bombetta e i baffetti alla Charlie Chaplin fino alla coppia che nel deserto notturno scende dall’auto e accenna a un valzer. Non sono tuttavia esagerazioni da copione cinematografico, in una Latina culla del folklore artistico Sottosuolo ci insegna che può accadere davvero.

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Seppure dal 2009 a oggi la città si è aggiornata, per Sebastian Maulucci, Latina “è sempre la stessa con le dinamiche tipiche di ogni realtà di provincia italiana, di certo mantiene una sua peculiarità: è un microcosmo chiuso in se stesso tanto luccicante quanto desolante. Una città dove la tranquillitè è sinonimo di deserto mentale ed emozionale. Un luogo che risulta freddo e indifferente alla cultura e al talento, in cui molti cervelli sono costretti a emigrare altrove o a restare isolati se decidono di rimanere“. Il regista si augura che questo film “sia un’occasione piacevole, per chi conosce già e vive Latina, di ritrovare l’anima della città, mentre per chi non l’ha ancora visitata l’auspicio è che possa essere da stimolo per inoltrarsi nei suoi misteri“.

“…con la speranza che un giorno Latina decida di crescere, diventare grande e meno capricciosa, rompendo la sfera di cristallo in cui si ostina a fluttuare…”.

Sebastian Maulucci

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