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Martyr’s Lane, l’infanzia, i fantasmi e gli incubi di Ruth Platt

Presentato in anteprima al Fantasia Film Festival 2021, dal 22 settembre – distribuito dalla Midnight Factory – è disponibile in home video Martyr’s Lane, l’horror scritto e diretto da Ruth Platt. Il film uscirà in una limited edition – sia in Dvd che in Blu-ray – arricchita da uno speciale Booklet di 12 pagine con approfondimenti sulla pellicola.

Il film

Leah (Kiera Thompson) è una bimba di dieci anni che vive con il padre, la madre e la sorella maggiore in una canonica. Sebbene il luogo sia impregnato di religiosità e fede, la notte porta con sé un’atmosfera inquietante in cui sono le ombre a prevalere e la piccola Leah ne risente più di tutti. Nell’oscurità una presenza comincia a farle visita, una bambina il cui aspetto è angelico seppur trasandato, con la quale instaurerà un particolare legame d’amicizia.

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Ruth Platt racconta…

“L’ambientazione appartiene sicuramente alla mia infanzia. In tutte le culture, i fantasmi sono metafore di traumi e perdite e di emozioni umane che sopprimiamo o nascondiamo. Penso sempre che siano un po’ come i bambini. Chiedono di essere visti e gli adulti non vogliono vederli, come le nostre paure più profonde. I fantasmi sono una metafora di qualcosa di umano. Stavo creando l’idea di una dinamica familiare disfunzionale e cercavo di mettermi nei panni di quella bambina, di come articolasse i frammenti di informazioni adulte che riceveva e di come li articolasse e li facesse funzionare per lei. È una bambina che ha incubi molto viscerali e vividi, quindi i fantasmi sono entrati a far parte di questo mondo”.

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“Penso che il genere horror ci permetta di attingere a quel subconscio, negli incubi che viviamo, che è davvero tutto ciò che sopprimiamo nel nostro mondo cosciente diurno per permettere alla società di funzionare e a noi di funzionare. Infrange tutte queste regole. Ma le infrange in modo sicuro, perché non stiamo uscendo e facendo cose terribili, ma le stiamo articolando attraverso la nostra immaginazione. Credo che sia una forma di terapia, per poter esercitare tutte le tue paure e le cose che ti vengono in mente e poterle mettere là fuori, sviscerarle ed esplorarle. Penso che sia molto importante, molto catartico”.