cop-Fiore Deserto

CAMERA&LOOK – Fiore del Deserto, la straordinaria storia di Waris Dirie

Girato nel 2009 da Sherry Hormann e tratto dalla omonima autobiografia, è dal 14 aprile al cinema Fiore del Deserto, la  straordinaria  vita  di  Waris  Dirie,  ragazza nomade nel deserto somalo,  top model braccata  dal  successo, ambasciatrice all’Onu per i diritti delle donne. A vestire i panni della protagonista è stata l’attrice Liya Kebede.

Waris Dirie (Liya Kebede) nasce in un villaggio della Somalia da una famiglia di nomadi con dodici figli dove subisce l’infibulazione più o meno a cinque anni: a tredici il padre la vende a un uomo di sessant’anni: Waris non accetta quel destino, fugge a Mogadiscio e poi a Londra, nella residenza di uno zio ambasciatore lavorando come cameriera. Quando l’uomo viene richiamato in Somalia, lei decide di restare in Inghilterra.

In Somalia

In Somalia

Sola e analfabeta si guadagna da vivere con mestieri umili. Si iscrive a una scuola serale finché un giorno un fotografo, Terry Donaldson (Timothy Spall), la convince a posare. All’improvviso il suo destino cambia dando inizio a una fortunatissima carriera di fotomodella. Al culmine del successo, Waris ha trovato il coraggio di raccontare la propria storia e oggi è la portavoce  ufficiale  della  campagna  dell’ONU  contro  le  mutilazioni femminili.

Prima volta con i tacchi

Prima volta con i tacchi

Chi sei tu per scrivere la mia storia?” Questo fu l’incipit del progetto Desert Flower. Sherry Hormann in realtà non era propensa a girare “l’ennesimo film di donne”, ma la lettura della biografia di Waris la indusse a fare del suo pregiudizio un obbiettivo: raccontare la storia di una donna che contiene moltitudini. Dalla scena della mutilazione a momenti umoristici e gag esilaranti. La narrazione alterna contesti estremi ma proprio per questo completamente umani.

In passerella

In passerella

I  riflettori della moda e le sabbie del deserto, le scarpe costose e i piedi  impolverati, l’opulenza delle metropoli la miseria degli accampamenti nomadi, la vita spezzata ma la vita: da vivere sino in fondo con speranza, fiducia e gioia. Il film non denuncia solo una tradizione crudele e infame per la quale lei stessa lotta ogni giorno; è la sua storia attraverso immagini, risate e pianti, è il tributo che questo splendido essere  umano ha dato alla vita, rispettandola esaltandola pur non avendo chiesto nulla in cambio, se non vivere sino in fondo.

All'ONU

All’ONU

La regista ha costruito intorno alla figura di Wairis Dirie un colorato affresco delle contraddizioni del nostro mondo e della società dell’immagine, mescolando i modelli narrativi del dramma sociale e della commedia  sofisticata,  per  riassumersi  in un intenso ritratto femminile grazie all’esordio sullo schermo della bellissima Liya Kebede. Oggi Waris Dirie è il simbolo della campagna contro l’infibulazione delle donne africane e della violenza contro di loro.