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Claudia Cardinale e Giancarlo Giannini tra le Nobili Bugie di Antonio Pisu

Giovedì 24 maggio arriva al cinema Nobili Bugie, opera prima del regista Antonio Pisu che vede nel suo cast l’icona del cinema italiano, la musa di Fellini, Claudia Cardinale accompagnata da Raffaele Pisu, Giancarlo Giannini, Ivano Marescotti, Federico Tolardo, Nini Salerno, Tiziana Foschi, Paolo Rossi, Silvia Traversi, Gaia Bottazzi e Stefano Baldini.


1944. Italia. Sui colli Bolognesi, una famiglia di nobili decaduti sopravvive al proprio declino economico nell’unico luogo che ancora possiede: la tenuta di Villa La Quiete. Affrontano il problema della guerra e della crisi nel solo modo tramandatogli dalle loro famiglie: semplicemente fregandosene.

Il Duca Pier Donato Martellini (Raffaele Pisu) e la Duchessa Romola Valli (Claudia Cardinale), stanchi e avviliti, risiedono nel loro podere con la servitù ormai ridotta ai minimi termini: un giovane giardiniere cieco (Federico Tolardo) e un maggiordomo sordo (Nini Salerno), entrambi reduci di guerra; e Giovanna (Tiziana Foschi), la cuoca costantemente arrabbiata ed eternamente innamorata. Come se non bastasse devono prendersi cura del figlio Jean-Jacques (Paolo Rossi): un immaturo cinquantenne che passa le sue giornate a comporre poesie con un unico tema ricorrente: il Bologna FC.

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La soluzione a tutti i problemi si presenta alla villa in un pomeriggio qualsiasi; un uomo e due donne in fuga, chiedono rifugio ai Duchi; sono ebrei, si chiamano Beniamino (Ivano Marescotti), Anna (Gaia Bottazzi) e Stefania (Silvia Traversi). Sono disposti a pagare con un lingotto d’oro ogni mese di permanenza e promettono di migrare altrove subito dopo la fine della guerra.

La Duchessa, dopo aver accettato, fa di tutto per sedare sul nascere ogni tentativo della servitù e del marito di rubare il tesoro agli ospiti e prende in mano la situazione. Il suo ordine è semplice: non fare nulla, aspettare che la famiglia di “rifugiati” mantenga la promessa e doni più lingotti possibili al fine di dar la possibilità ai “decaduti Martellini” di riacquistare tutti gli immobili, mobili, ninnoli, ricordi di famiglia, tovaglie di seta, spazzole d’avorio, collezioni di unicorni a dondolo, che nel corso degli anni erano stati costretti a impegnare, vendere, o regalare.

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Gli affitti si susseguono, i lingotti aumentano e proprio nel momento in cui il Duca e la Duchessa intravedono finalmente una rinascita nobiliare, la guerra finisce. Terrorizzati dalla possibilità di perdere l’unica fonte di guadagno, con l’aiuto del figlio e dei collaboratori domestici, organizzano una serie di rocamboleschi escamotage, pantomime e sotterfugi per fingere che il conflitto non sia ancora finito. Un giorno, però alla villa, si presenta un uomo che Anna, Stefania e Beniamino conoscono bene: Franco (Giancarlo Giannini). Da quel momento, tutto cambia, e niente sarà più come sembra.

Il Bologna Football Club e i suoi gloriosi trascorsi fanno da cornice a questo film ricco di storia e di colpi di scena. Uno dei protagonisti del film, infatti, nutre una passione quasi ossessiva per questa squadra storica: questo pretesto permette di ripercorrere le vicende calcistiche ma anche quelle storiche legate alla squadra nel tragico periodo della Seconda Guerra Mondiale. In particolar modo, centrale è il ricordo del grande Árpád Weisz, allenatore del Bologna tra il 1935 e il 1938, vincitore di due scudetti e colpevole di una sola cosa: l‘essere ebreo. Non servirono neanche il suo impeccabile passato sportivo a salvare lui e la sua famiglia dalla ferocia nazista e dalle camere a gas di Auschwitz dove morì nel gennaio del 1944.

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Questa tragica vicenda si accosta al film con un sapore agrodolce che, sebbene strappi il sorriso agli spettatori, intende mostrare come dietro a quello che sembra essere solo un “gioco”, in realtà si nascondano sofferenza, sacrifici, rinunce e in alcuni casi anche vite perdute e che non vanno dimenticate.