credit Graeme Hunter Pictures

Glenn Close è The Wife, la donna nell’ombra di Björn Runge

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Dietro ogni grande uomo, c’è sempre una grande donna“. È questa la frase chiave di The Wife – Vivere Nell’Ombra, il film diretto da Björn Runge con protagonisti Glenn Close e Jonathan Pryce. Tratta dall’omonimo romanzo di Meg Wolitzer (lo trovi QUI), questa pellicola – in sala dal 4 ottobre – rappresenta un viaggio toccante ed emozionante, una celebrazione della donna, dell’autodeterminazione e del riscatto.

Il film

Joan Castleman (Glenn Close) è una donna estremamente intelligente e ancora molto bella, la perfetta moglie devota. Quarant’anni passati a sacrificare il suo talento, i suoi sogni e le sue ambizioni per incoraggiare e sostenere la carriera letteraria del carismatico marito Joe (Jonathan Pryce), sopportando e giustificando con pazienza le sue numerose scappatelle.

Un tacito patto su cui è stato basato il loro matrimonio fatto di compromessi che la sola Joan deve sopportare. Ma dopo tanti anni ha finalmente raggiunto il punto di rottura. Alla vigilia del Premio Nobel, conferito a Joe per la sua apprezzata produzione letteraria, Joan si trova a confrontarsi con il più grande sacrificio della sua vita.

Joe e Joan da giovani credit Graeme Hunter Pictures

Joe e Joan da giovani (credit Graeme Hunter Pictures)

Amore e sacrifici

Un’avvincente storia sull’amore, sul matrimonio e sui segreti intimi si rivela in The Wife, film acclamato dalla critica sin dalla sua presentazione al Toronto Film Festival dell’anno scorso. Nel raccontare la storia di un lungo matrimonio basato sulla passione, sull’ambizione e su un enorme compromesso che alla fine, dopo molti anni, si spezza, in The Wife troviamo un esame tenero e complesso delle relazioni di mezz’età e un affascinante sguardo sulla natura umana nelle sue molteplici forme.

Il romanzo di Meg Wolitzer

Ambientato in parte negli anni ’90 e con flashback che rimandano ai primi anni della loro relazione iniziata negli anni ’50 e ’60, questo travolgente e intimo racconto è un adattamento dell’amatissimo romanzo di Meg Wolitzer. Per la sceneggiatrice Jane Anderson, il film ha costituito l’opportunità di raccontare, da una prospettiva unica e meno ufficiale, la storia di un matrimonio e del desiderio di affermazione e successo: “la Wolitzer ha raccontato una storia “rivoluzionaria” su ciò che significa essere una scrittrice. Illustra cosa vuol dire essere la moglie di un gigante della letteratura  sapendo segretamente che è lei ad avere il vero talento” spiega.

Glenn Close (credit Graeme Hunter Pictures)

Glenn Close (credit Graeme Hunter Pictures)

Le differenze dal libro

Tuttavia, Jane Anderson riteneva che la storia avesse bisogno di alcune modifiche per adattarsi al grande schermo in modo efficace: “Quando si adatta un romanzo per il cinema, si devono apportare alcuni aggiustamenti per rendere la narrazione più drammatica, più eccitante, più brillante. Nel romanzo il premio ottenuto dallo scrittore Joe Castleman è in realtà un non ben definito premio a Helsinki, in Finlandia. Ho optato per trasformarlo in un Premio Nobel per aumentare la posta in gioco. Ho anche lavorato sul personaggio del figlio di Joe e Joan Castleman, un uomo oramai adulto e piuttosto frustrato”.

Joan e un matrimonio di compromessi

Jane Anderson descrive così il personaggio della moglie: “Joan Castleman è una donna profondamente contenuta, elegante e timida, una figura che rimane in secondo piano rispetto al brillante marito”. La sceneggiatrice spera che il film favorisca e inviti al dibattito sul  matrimonio, sui segreti che vi si celano e sui compromessi che si fanno: “bisognerebbe chiedersi cosa sono i compromessi che facciamo in un matrimonio e se i segreti che manteniamo come coppia siano legittimi, quali sacrifici accetta una donna in quanto moglie e se un marito le mostri adeguato rispetto e amore”.

Joan e Joe adulti

Joan e Joe adulti

La regia sensibile di Björn Runge

Per far sì che la storia di questa coppia si esprimesse in tutta la sua sottigliezza, complessità e dark humour, la produzione ha scelto un cineasta istintivo e saggio, Björn Runge. Il regista ha accettato la sfida, attratto dall’intenso rapporto tra i vari personaggi del film: “c’era l’analisi del rapporto tra una madre, un padre e un figlio ed è qualcosa con cui avevo familiarità grazie al mio precedente lavoro teatrale. Ma quello che mi ha davvero attratto è stato il contesto del Premio Nobel. Era una piccola storia all’interno di una storia più ampia”.

“È un film con un grande cuore, in cui puoi sentire l’odore del cambiamento di persone che cercano di trovare la loro strada nella vita”.

Björn Runge