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I Am Greta, la lotta della Thunberg riguarda ognuno di noi

Dopo essere stato presentato con grande successo di critica alla 77^ Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e al Toronto International Film Festival, dal 14 novembre sulle principali piattaforme digitali (Sky Primafila, Google Play, Infinity, Timvision, Chili, Rakuten TV) arriva on demand I Am Greta – Una Forza Della Natura, un intimo documentario, il primo lungometraggio, che racconta la storia dell’adolescente attivista per il clima Greta Thunberg attraverso filmati avvincenti e mai visti prima, diretto dal regista svedese Nathan Grossman.

Il film

Nel 2018, la quindicenne attivista svedese Greta Thunberg ha tenuto uno sciopero nell’orario scolastico fuori dal palazzo del parlamento di Stoccolma. All’inizio era seduta da sola, distribuiva informazioni e rispondeva alle domande dei passanti. Lentamente, altri hanno iniziato a unirsi a lei, e così nel giro di pochi mesi Greta ha dato vita a un movimento a livello mondiale. Il documentario di Nathan Grossman, offre un ritratto personale e stimolante del percorso di Greta per diventare un’attivista ambientale di fama internazionale. Girato nello stile del  cinéma vérité e con il sostegno della famiglia Thunberg, il documentario riprende gli incontri di Greta con i leader dei governi, le sue celebri apparizioni pubbliche e le sue proteste globali. Ma descrive anche la vita di Greta al di fuori dei momenti visibili sui telegiornali di tutto il  mondo: la vediamo a casa ridere con la sua famiglia, scrivere discorsi appassionati e cercare di gestire lo stress dei suoi frequenti viaggi, vediamo l’attenzione del pubblico nei suoi confronti, e il percorso che ha compiuto fino a diventare il volto della causa del cambiamento climatico. Greta, che ha la sindrome di Asperger, riesce a far breccia in chiunque incontra, dai delegati delle Nazioni Unite, a Papa Francesco, ai più grandi nomi di Hollywood, grazie alla sua profonda conoscenza delle questioni climatiche e alla sua incrollabile dedizione.

Tuttavia, man mano che la celebrità di Greta cresce, cresce anche la sua frustrazione nei confronti dei politici che non tengono conto dei suoi avvertimenti sul cambiamento climatico. Essendo una persona che vive di routine e che apprezza la solitudine, le tabelle di marcia imprevedibili e la sua visibilità globale sono un prezzo molto alto da pagare per lei. Il padre di Greta, Svante, che viaggia costantemente al fianco della figlia, è profondamente preoccupato per le parole odiose – e per le minacce di morte – rivolte a lei da esperti, politici e negazionisti del cambiamento climatico. Il film culmina con l’arduo viaggio di due settimane intrapreso da Greta in barca a vela per raggiungere il Summit dell’ONU per il clima, a New York City, dove Greta è stata accolta da una folla che gridava il suo nome. (Greta ha smesso di volare a causa delle elevate emissioni causate dai viaggi aerei.) Oggi, il suo movimento #FridaysForFuture ha organizzato scioperi per il clima in tutti i continenti tranne che in Antartide. Come ha detto Greta all’ONU, “Il mondo si sta svegliando e il cambiamento sta arrivando, che vi piaccia o no”.

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Nathan Grossman

Per capire meglio di che documentario si tratta, vi riportiamo qui sotto un estratto dell’intervista rilasciata dal regista Nathan Grossman.

È straordinario vedere Greta evolversi a partire dalle sue proteste solitarie in Svezia fino a diventare un’icona globale. Quando è stata la prima volta che ha sentito parlare di lei?

Un mio amico aveva conosciuto la famiglia Thunberg e gli avevano detto che Greta stava progettando di fare un sit in per protestare contro il cambiamento climatico, perché sentiva che nessuno stava facendo nulla. Le elezioni si stavano avvicinando in Svezia e lei voleva mostrare quanto fosse importante questo problema. E così ci siamo messi in disparte e abbiamo pensato di girare un giorno o due per vedere cosa sarebbe successo. L’ho vista seduta da sola con un cartello in mano, e le ho chiesto il permesso di metterle un microfono e di seguirla per tutta la giornata. Le ho detto: “Guarda, non sappiamo cosa faremo con queste riprese. Magari potremmo riuscire a farne un cortometraggio, o una serie per bambini su diversi attivisti, e tu potresti essere uno di loro”. Poi tutto è andato molto velocemente, proprio quel giorno, alcune persone hanno iniziato a fermarsi e a fare domande, e Greta è stata molto eloquente con loro. Tre settimane dopo, ha deciso di proseguire lo sciopero anche dopo le elezioni, scioperando ogni venerdì. All’improvviso, il movimento ha cominciato a diffondersi in altre parti della Svezia, poi si è diffuso in Finlandia e in Danimarca. Stavamo girando da un mese, quando le ho detto che volevo lavorarci a tempo pieno per vedere se potesse diventare un film su questo movimento e su di lei. Mi interessava molto sia lei che la sua storia personale.

È stato difficile avere accesso a Greta e alla sua famiglia?

Sono un regista di documentari e il mio background è nella fotografia, e durante quella prima settimana sono rimasto così affascinato dalle sue espressioni che desideravo solo afferrare la fotocamera dal treppiede e sedermi con lei per strada. Così abbiamo iniziato a farlo e abbiamo cominciato a chiacchierare. Era molto timida, ma ho capito che fintanto che avessimo discusso di argomenti a cui era interessata, lo avrebbe fatto con piacere. Probabilmente, lei e suo padre pensavano che avessimo lo stesso punto di vista e interesse nei confronti del cambiamento climatico, e quello è stato l’inizio della nostra amicizia. Quando hanno iniziato a viaggiare in altri paesi, ho detto loro che mi sarebbe piaciuto accompagnarli. Evidentemente devono aver pensato che ero una persona con la quale era facile stare.

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Alcuni momenti non sono facili da guardare, come quando Greta attraversa un momento difficile verso la fine del viaggio in barca, o quando legge dei commenti sgradevoli fatti su di lei sui social media. Perché ha pensato che fosse importante includerli nel film?

Ammiro molto Greta, e ovviamente volevo mostrare tutto ciò che ruota attorno al suo attivismo, ovvero che ci sono giorni brutti e ci sono giorni buoni. Ho capito che questa era una parte davvero importante della sua storia e ne ho parlato con Greta. Ho detto: “Devo essere in grado di seguirti anche quando non sarà piacevole. Ovviamente puoi dirmi: ‘Voglio che smetti di girare’ o ‘Esci dalla stanza’.” Ma volevo catturare cosa si prova ad essere Greta e ad essere un’attivista che affronta questo problema molto difficile.

Greta ha visto il film?

Sì. Penso che sia stato molto strano per lei vedersi sullo schermo, cosa che capisco perfettamente. Non sta facendo tutto questo per diventare una celebrità, lo fa per raccontare la storia del cambiamento climatico e per diffondere il suo messaggio. Una volta Greta mi ha detto che aveva paura di non riconoscersi nel film, e che temeva che l’avrei trasformata in qualcun altro. Ma poi quando lo ha visto, ha detto di essersi riconosciuta. Per me è stato un momento cruciale sentirle dire questo. Ho sentito di aver realizzato ciò che sperava, e ho capito che il ritratto di questo anno così folle le era fedele.

Cosa c’è in Greta che secondo lei ha un impatto così forte nelle persone di tutto il mondo?

Il tempismo. Secondo me il mondo aspettava da tempo che qualcuno esprimesse la frustrazione sul tema del cambiamento climatico. Ma per troppo tempo non è successo niente, e ora il senso di panico nelle persone sta aumentando. E come si vede nel film, Greta ha un modo di esprimerlo che combacia con l’attuale gravità del cambiamento climatico. Gli anni di pensiero costruttivo, creativo, felice… sono passati ormai, e abbiamo avuto delle figure pubbliche che si sono fatte avanti in quegli anni. Ma ora stiamo entrando in un periodo in cui la situazione è peggiorata sensibilmente. Inoltre, c’è la storia personale di Greta e la sua diagnosi di Asperger. Penso che le persone si identifichino con lei.

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Che altro vuole che sappiano gli spettatori di Greta?

Questo non è tanto un ritratto di Greta, quanto un documentario su questo anno folle che ha vissuto, che ti porta nell’occhio del ciclone. Il modo in cui l’influenza di Greta e del movimento giovanile per il clima sono cresciuti in un solo anno è davvero incredibile, ed è un evento storico. Quindi sono davvero felice di portare gli spettatori con me in questo viaggio, nella sua sfera pubblica e privata, in Svezia, in Europa e attraverso l’Oceano Atlantico! Sono stato con la schiena curva per due anni mentre giravo il film perché volevo stare all’altezza degli occhi di Greta. Il punto di vista è il suo, così come viene da lei tutto ciò che dice. Ho cercato il più possibile di realizzare questo documentario dal suo
punto di vista. 

Il Covid-19 ha influenzato Greta e il movimento per lo sciopero per il clima?

Ovviamente il movimento è stato influenzato dal fatto di non poter scioperare, Greta e le sue coetanee sono ben felici di seguire i consigli scientifici, e quindi non hanno fatto manifestazioni. Tuttavia credo che l’effetto a lungo termine della risposta al Covid sia che i giovani scopriranno che ora improvvisamente si reagisce alla crisi e che sono disponibili miliardi di euro e di dollari, mentre per anni è stato detto loro che la crisi climatica era troppo costosa e difficile da affrontare. Ancora una volta il sistema politico dimostra di funzionare a breve termine e tradisce le generazioni future, il che potrebbe portare a reazioni ancora più forti da parte degli attivisti in futuro.

Quale lezione spera che traggano da questo film gli spettatori?

Questo film parla più di Greta che del cambiamento climatico. Come si vede nel film, è cresciuta molto durante quest’anno e si è aperta di più. Quello che Greta dice al mondo sul cambiamento è che a volte è bello vedere il mondo in bianco e nero, perché così si può vedere ciò che è scomodo. Spero davvero che, dopo aver visto questo film, le persone abbiano più rispetto per chi è diverso e ha il coraggio di dire quello che pensa e di riconoscere i problemi, anziché nasconderli sotto il tappeto. Dovremmo stringerci attorno a tutte le persone come Greta, perché abbiamo bisogno che mostrino cosa c’è che non va. È fantastico che Greta, con il suo modo schietto di esprimersi, possa diventare un’icona. Inoltre, il film evidenzia il divario crescente tra il cambiamento climatico e gli avvertimenti degli scienziati da un lato, e le parole e le azioni dei leader mondiali dall’altro. Greta e gli altri giovani chiedono un futuro sicuro e che i leader ascoltino la scienza, e invece vengono accolti con parole vuote e ridicole da parte dei politici, o addirittura con minacce di morte da parte di alcuni individui. Questo è fonte di grande frustrazione per lei, e spero che anche gli spettatori dopo aver visto questo documentario proveranno la sua stessa frustrazione.

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“Mi piace molto il film e penso che dia un’immagine realistica di me e della mia vita quotidiana. Spero che chiunque guarderà il film possa finalmente capire che noi giovani non scioperiamo nell’orario scolastico solo per divertimento. Stiamo protestando perché non abbiamo scelta. Sono successe molte cose da quando ho iniziato a scioperare, ma purtroppo siamo ancora fermi al punto di partenza. I cambiamenti e il livello di consapevolezza necessari non si vedono ancora da nessuna parte oggi. Tutto ciò che chiediamo è che la nostra società affronti la crisi climatica come una crisi seria e che ci garantisca un futuro sicuro. Penso che il film mostri quanto tutto questo attualmente sia ancora lontano dall’accadere. Dimostra che il messaggio non è stato ancora recepito”.

– Greta Thunberg –