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Jack Frusciante: uscire dal gruppo quando esiste un gruppo

Nel 1994 esce il bestseller di Enrico Brizzi: Jack Frsuciante è Uscito dal Gruppo. Nel 1996 viene girata la versione cinematografica del romanzo, dalla regista Enza Negroni: protagonisti i giovani Stefano Accorsi e Violante Placido.

Stefano Accorsi è Alex

Stefano Accorsi è Alex

La trama narra le vicissitudini sentimentali, e non solo, del Vecchio Alex (Stefano Accorsi), che frequenta il liceo classico in un istituto di “pettinati totali” di Bologna. All’interno della scuola, fa gruppo con delle “teste fluorescenti” che incidono brani punk rock, facendo di quello stile musicale il proprio centro di vita e di appartenenza sociale, argomento di confronto di interminabili serate al bar o in discoteca, destinate irrimediabilmente a terminare nel dolce oblio dell’acool.

Alex si sente estraneo alla famiglia, anche se non è una famiglia assente: la mutter ed il cancelliere, madre e padre, insieme al fratellino più piccolo, cercano di non interferire nella vita del figlio, ma non riescono, o non possono, creare un canale di comunicazione con lui e a lui nemmeno importa. Le domande e le raccomandazioni relative alle compagnie che Alex frequenta, al timore che a scuola giri la droga, all’importanza dell’uso di contraccettivi vengono formulate con imbarazzo dai genitori, con termini che non si addicono a gente che ha fatto il ’68, ma che derivano dal forte distacco generazionale che il figlio vuole continuamente rimarcare, con toni irridenti o atteggiamenti di mal sopportazione. La famiglia è fuori dal gruppo, non può capire.

Violante Placido è Adelaide

Violante Placido è Adelaide

Poi arriva la conoscenza con Adelaide (Violante Placido), una ragazza talmente speciale da sembrare ad Alex un’intero disco di Battisti, che gli fa letteralmente perdere la testa. Inizia un’amicizia molto intima e mentale che condanna il protagonista a passare le intere giornate ad aspettare di vederla, per studiare insieme, correndo con la bicicletta a casa della ragazza, posta sulla cima di una collina nella periferia di Bologna.  Aidi ha paura dei legami, ha fatto domanda per partire per un anno di studi in America. Il rapporto tra i due é però unico, tanto che Aidi un giorno, durante una lezione, gli dice: “Noi due per un certo verso siamo arrivati oltre lo stare insieme. Ti capisco, so sempre quello che pensi come se ti fossi dentro e mi piace, ma non è colpa mia se non mi sento di mettermi con nessuno”.

Alex si trova così condannato a vivere tutta la vita dalle sei di pomeriggio, distraendosi dopo la lettura di ogni paragrafo di un libro di studio, alternato con la visione di alcuni video musicali su Mtv, al solo scopo di prendere una boccata di ossigeno. E un po’ si allontana dal suo gruppo di amici di sempre, che canzonandolo in sala prove, hanno inventato il celebre ritornello: “Questa è la storia del vecchio amico Alex, che si era innamorato di Adelaide detta Aidi e lui pedala, pedala, pedala sino in cima, si guardano negli occhi, si siedono vicini. Nun ce n’é, nun ce né per il povero Alex, nun ce né non te la da!!”.

Alex e Martino

Alex e Martino

E poi c’è Martino, un compagno di scuola di Alex, che non vuole vivere negli schemi, non sopporta di dover fare ciò che tutti fanno, seguire una massa che si uniforma ad una società che impone modelli creati per essere dei perdenti. Martino vuole essere libero di fare ciò che vuole, di sé, della sua vita, del suo corpo, che mette alla prova abusando di alcool e droghe. Martino in realtà è solo. E quando vede cambiare il vecchio Alex, innamorarsi, uniformarsi, la solitudine aumenta a tal punto che la vera e massima libertà diventa la non vita e Martino si suicida. Le parole del personaggio che si sentono nel sottofondo drammatico che accompagnano le immagini che poi si interrompono con il brusco colpo di pistola sono: “Non sono un cazzo di nessuno, non servo a niente…. sono solo un pezzo di paesaggio del cazzo.. sono chiuso dentro, non posso essere così, ma non posso essere nient’altro. Non scegli niente che non abbia già deciso il gruppo, ogni gesto che fai è pensato per lasciare le cose così come stanno”.

Se non si può o non si vuole fare parte del gruppo non c’ è altra soluzione che morire? Alex si dispera della perdita dell’amico e prova invidia per Martino che è uscito quando c’erano ancora tutti, come se fosse un componente di una complesso musicale che lascia la band nel momento di massimo successo. Alex invece sceglie la vita, con il rischio di provare ogni emozione, tragica o sensazionale che la stessa comporta. Alla fine Aidi parte per l’America e Alex mentre si allontana da lei, a folle velocità con la biciletta , dopo averle dato l’ultimo bacio, sembra quasi piangere… no.. “Se ha gli occhi un pochino lustri è per via che il vecchio Alex quando fila così è come il vento”.

Alex e Aidi

Alex e Aidi

Dopo 20 anni dall’uscita del film le generazioni sono senz’altro cambiate, ma a ben pensarci il fenomeno aggregativo, seppur espresso ormai quasi esclusivamente a livello virtuale, rappresenta ancora una necessità fondamentale per i giovani. Basti riflettere sui numerosi suicidi di ragazzi, derisi su Facebook o esclusi da un gruppo su un social network. Sono cambiate le modalità di espressione e sono tramontati i grandi miti della musica, sostituiti da personaggi usa e getta. Siamo in contatto con il mondo, ma siamo tutti “chiusi dentro”.

Alice Luce