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Stay Still, le formiche insolenti di Elisa Mishto

Esce in esclusiva su Miocinema dal 2 all’8 luglio e, successivamente in sala e nelle arene, distribuito da Istituto Luce-Cinecittà, Stay Still, esordio nel lungometraggio di Elisa Mishto con Natalia Belitski, Luisa-Celine Gaffron, Martin Wuttke, Jürgen Vogel e Giuseppe Battiston. Il film, presentato nella sezione Panorama Italiano di Alice nella Città 2019, sarà presentato su Miocinema.it giovedì 2 luglio, alle 20.30 dalla regista Elisa Mishto, con le interpreti Natalia Belitski e Luisa-Celine Gaffron e il musicista Sascha Ring (Apparat). A moderare l’incontro sarà la giornalista Ilaria Ravarino.

Il film

Due giovani donne che non potrebbero essere più diverse: Julie (Natalia Belitski) è un’ereditiera testarda e sarcastica che celebra l’ozio e di tanto in tanto si reca volontariamente in una clinica psichiatrica per sfuggire al lavoro e alle responsabilità. Agnes (Luisa-Céline Gaffron), d’altra parte, è una giovane e ingenua infermiera, madre di una bimba di tre anni con un problema fondamentale: nonostante le ansie di soddisfare tutte le aspettative, ancora non ha capito cosa voglia dire essere madre. Quando le due donne si incontrano in clinica, nonostante le evidenti differenze, iniziano una ribellione che metterà a ferro e fuoco tutto e tutti quelli che gli stanno intorno. Stay Still è un ritratto poetico e radicale di una generazione senza nulla da perdere e nulla da guadagnare.

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Elisa Mishto racconta…

Qualche anno fa, mentre giravo un documentario sulle istituzioni psichiatriche, mi sono imbattuta in qualcosa che mi ha profondamente colpita: coloro che non fanno niente. I pazienti in una clinica trascorrono spesso le loro giornate aspettando di prendere le medicine, aspettando il pranzo, la visita di un famigliare o semplicemente di stare meglio e mentre aspettano, non fanno niente. Alcuni di loro vorrebbero fare qualcosa, ma non sono in grado di farlo, mentre altri si rifiutano ostinatamente di entrare nelle fila dei membri attivi e produttivi di una societá. Proprio perché spinti forzatamente verso la periferia delle comunità in cui vivono, sono costretti a vedere il mondo da una prospettiva diversa e cominciano a porsi delle domande: lavorare è un privilegio o un obbligo? E qual è il nostro valore come esseri umani, se non siamo in grado di fare ma solo di essere?“.

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Per la prima volta mi è venuto in mente quanto possa essere doloroso e sconvolgente – ma anche liberatorio e politicamente radicale – l’atto di non fare nulla, in una società ossessionata dal produrre e consumare. Julie e Agnes sono considerate ribelli semplicemente perché si rifiutano di fare qualsiasi cosa, anche se potrebbero avere tutto. Sono le formiche insolenti che smettono di seguire gli ordini e abbandonano le fila ballando, aspettando ai bordi della strada per vedere cosa succederà“.