COP

Michele Placido attualizza Pirandello ne La Scelta con la coppia Angiolini-Bova

Ambra Angiolini e Raoul Bova sono i protagonista de La Scelta, il nuovo film diretto da Michele Placido ispirato al testo teatrale L’Innesto di Luigi Pirandello, un’opera che fece scandalo e scalpore dividendo pubblico e critica. Oggi come allora, il tema tocca le nostre sensibilità. Ci troviamo di fronte ad una donna disposta ad assumersi con coraggio la scelta di diventare madre, una donna che si scontra con il perbenismo della morale comune, morale forse non molto cambiata rispetto ai tempi di Pirandello.

Il film, da oggi nelle sale, è ambientato oggi a Bisceglie, in Puglia, e racconta una coppia borghese senza figli formata da Laura (Ambra Angiolini) e Giorgio (Raoul Bova). Una coppia felice fino a quando un evento drammatico e improvviso non ne sconvolge il destino: l’irruzione di una gravidanza, improvvisa e puntellata da elementi drammatici che, seminando il dubbio sulla paternità del bimbo, rischia di compromettere gli equilibri e i sentimenti di marito e moglie, portandone alla luce le differenze caratteriali.

Giorgio vive drammaticamente il trauma della moglie, mentre Laura, facendo appello a tutte le sue forze, decide di ricostruire il loro legame usando tutta la femminilità di cui dispone, ritrovando con lui l’intimità… per poi scoprire di essere incinta. Un bambino che potrebbe essere di Giorgio, ma che potrebbe anche non esserlo. Inizierà allora un tormentato percorso sentimentale che porterà i due coniugi su due posizioni diverse: avere il bambino ad ogni costo, o decidere diversamente. I due protagonisti dovranno ricorrere a tutto il loro amore per trasformare quell’esperienza in un rafforzamento del sentimento che li unisce, dovranno affrontare con grande forza ogni paura e fare alla fine una scelta.

Raoul Bova

Raoul Bova

Vi proponiamo di seguito un estratto dell’intervista rilasciata dal regista Michele Placido.

Che cosa l’ha spinta verso questo progetto?

Ci siamo liberamente ispirati a L’Innesto, un testo di Luigi Pirandello che fece molto scalpore all’epoca della sua apparizione, il 1919. Per chi, come me, proviene dal teatro la sfida è stata particolarmente interessante. abbiamo trasportato la storia ai nostri giorni ma avremmo potuto ambientarla ovunque e in ogni momento; nelle storie d’amore con grandi contrasti le dinamiche sono simili, ma attualizzarle rende vivo il tema. Oggi il pubblico è più pronto ad accogliere tutti i segnali che Pirandello manda, mentre all’epoca in cui l’opera fu scritta, essendo la società italiana dell’epoca molto bigotta, fu spesso censurata e “rimossa” dai distributori teatrali.

Che cosa si vedrà in scena?

Ho tentato di essere quanto più fedele possibile alla matrice pirandelliana ma adeguandola all’oggi e al linguaggio cinematografico. La storia mi è sembrata ancora più significativa una volta trasportata in un’epoca come la nostra, in cui la maternità spesso viene programmata.

Raoul Bova e Ambra Angiolini

Raoul Bova e Ambra Angiolini

Che cosa le stava a cuore raccontare?

Nella letteratura italiana non sono molte le donne che si trovano a convivere con un evento come quello vissuto dalla protagonista di questa pièce. Una situazione drammatica ma al tempo stesso piena di trepidazione per la maternità in arrivo. Volevo raccontare il dilemma che nasce tra i due coniugi rispetto alla decisione di portare a termine la maternità. Al centro della storia è la donna col suo dna, col suo misterioso modo di essere rispetto all’uomo, anche attraverso la gravidanza. Mi incuriosiva l’eterno conflitto uomo-donna e come in fondo Pirandello avesse voluto sottolineare la fragilità del maschio: quando Laura torna a casa sconvolta dopo la violenza subita, suo marito rimane paralizzato, come se l’offesa fosse stata fatta a lui. Prima di girare il film chiedevo spesso ai miei amici cosa avrebbero fatto se si fossero trovati al posto del nostro protagonista. La risposta che ottenevo era sempre la stessa: non avrebbero voluto tenere il bambino. Ma, insistevo, se si fosse trattato di accettarlo per amore? Nella vicenda c’è una donna che impone una scelta che pochi uomini saprebbero accettare, e tutto il film è costruito su un doppio binario: volevo che a volte lo spettatore si ritrovasse dalla parte dell’uomo e a volte da quella della donna, che a tratti comprendesse meglio Laura e la sua scelta, mentre a tratti capisse meglio Giorgio e soffrisse con lui.

Come si è approcciato alla storia?

Per quanto mi riguarda, nell’approccio al film mi sono sentito più donna che uomo: pur comprendendo Giorgio – i suoi panni di insicurezza e fragilità, in fondo, li indossiamo ogni giorno – sono sempre stato a fianco di Laura; mi sono messo nei panni della donna che prende una posizione coraggiosa e segue solo il suo cuore di madre. Laura è forte e determinata, un personaggio esemplare, davvero “scandaloso” per l’epoca in cui fu pensato, tanto è vero che L’innesto in pratica non è mai stato rappresentato nel corso del tempo (l’aveva utilizzato soltanto Luca Ronconi in un laboratorio con gli allievi della sua scuola di teatro in Umbria).

Ambra con Michele Placido

Ambra con Michele Placido

Perché Pirandello?

Pirandello è per me la figura più straordinaria del nostro teatro. L’ho affrontato più volte nel corso degli anni: ho recitato, diretto da Marco Bellocchio, ne L’uomo dal fiore in bocca per la tv, ho allestito uno spettacolo su L’uomo dal fiore in bocca e su La carriola, dove recitavo con il premio Oscar Murray Abraham e, più recentemente, ho diretto in teatro Giuliana Lojodice in Così è se vi pare. Pirandello è stato ispirato spesso in diverse sue opere da figure femminili potenti, penso ad esempio a Come tu mi vuoi o anche ai Sei personaggi, dove sia la figliastra che la madre dominano il dramma, senza dimenticare altre opere dedicate a Marta Abba. Nel privato Pirandello aveva grandi problemi con le donne, non era misogino ma le guardava con soggezione e i sentimenti, le passioni non vissute nella realtà sono molto ben presenti nei suoi scritti. Per quanto riguarda L’innesto, la donna ne era protagonista in un modo insolito, sia da un punto di vista maternale che affettivo. Nel film ho voluto in qualche modo riproporre quel confronto aspro uomo/donna che avevo già affrontato in un altro mio film, Un viaggio chiamato amore, dedicato al complesso e viscerale rapporto affettivo tra la scrittrice Sibilla Aleramo e il poeta Dino Campana.

A cosa si è ispirato in particolare?

Quello a cui mi sono ispirato è un testo di grande attualità e pregno di significati. Il mondo occidentale di oggi fa sempre meno figli, mentre qui c’è una donna che decide di essere madre anche se in un modo fuori dalla norma. Penso che La scelta sia un’opera molto potente, non è una banale storia d’amore, spero che possa prendere il pubblico allo stomaco e catturarlo, spingendolo a voler sapere fino in fondo come andrà a finire. Pirandello tiene sempre appeso a un filo lo spettatore, è capace di descrivere un thriller sentimentale e psicologico come pochi scrittori italiani sanno fare, è poco melodrammatico, in un certo senso poco mediterraneo e molto nordico; è molto attento a una profondità della conoscenza degli aspetti dell’uomo, cosa non sempre approfondita nella letteratura italiana.

Laura e Giorgio

Laura e Giorgio

Nella scrittura della sceneggiatura siete stati fedeli al testo originale?

Quello che ho cercato di allineare all’originalità è stata una lettura senza giudizi né tantomeno pregiudizi. In questo, come in molti altri casi, Pirandello si è dimostrato un autore molto moderno. Volevo porre al centro la protagonista femminile, ma anche il personaggio del marito, incapace di comprendere la scelta della sua donna. Si può amare di un amore totale ma rispetto al tema del film anche un uomo molto innamorato può trovarsi in grande difficoltà. Il segreto del racconto è questo, viene posta una scelta etica a cui anche l’uomo più intelligente, colto e aperto fa fatica a rispondere.

Leave a Comment