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Alain Delon e i suoi 80 anni

Una faccia da cinema, memorabile, magnetica, di quelle che sanno commuoverti e spaventarti allo stesso tempo. Un uomo che forse non aveva nemmeno bisogno di parole, perché era il suo sguardo a parlare. Soprattutto tra gli anni Sessanta e Settanta, quando conobbe l’apice del successo. Un uomo che diventò una stella e poi iniziò a scendere, tra eccessi, malinconie, tragiche tentazioni, e parole, ora sì, di troppo. Eppure Alain Delon, che oggi compie 80 anni, resterà per sempre un mito, uno di quegli attori che non si possono proprio dimenticare.

Lo sguardo di Alain Delon

Lo sguardo di Alain Delon

Nato Sceaux, a soli 4 anni Alain finisce in un collegio di suore, a seguito della separazione dei suoi genitori. Un avvenimento che segna il suo carattere e che lo rende un ribelle. È per questo motivo che è costretto a cambiare diversi istituti. Dopo aver lasciato la scuola a 14 anni, inizia a lavorare nella macelleria del patrigno e, diciasettenne, si arruola nella marina francese e viene destinato nel sud-est asiatico, nell’ambito del corpo di spedizione militare francese in Indocina. Al momento del congedo, dopo 5 anni, ha totalizzato ben 11 mesi complessivi di prigione per indisciplina.

Una volta tornato in Francia, il giovane Delon svolge ogni tipo di lavoro (facchino, commesso, cameriere, e così via) per affrontare una situazione di ristrettezza economica. Arrabbiato, ribelle, ma bellissimo. Ed è proprio il lato estetico a salvarlo: Yves Allegret lo nota e capisce subito che il suo futuro deve essere davanti ad una macchina da presa.

In "Godot", il suo primo film

In “Godot”, il suo primo film

Il regista e sceneggiatore lo fa così esordire in Godot, nel 1958. Nello stesso anno entra nel film Fatti Bella e Taci – in cui duetta per la prima volta con Jean-Paul Belmondo – e gira L’Amante Pura (Christine), grazie al quale conosce Romy Schneider con cui avrà una lunga relazione sentimentale. Nel 1960 arriva la sua svolta professionale, ovvero l’incontro con Luchino Visconti, una tappa fondamentale per la sua consacrazione internazionale.

È proprio il 1960 quando prende parte al capolavoro del regista italiano Rocco e i Suoi Fratelli, dove recita nella parte di Rocco, un personaggio puro e tollerante, così lontano da quelli che diventeranno i suoi ruoli tipici. La sua interpretazione è magistrale, forse la sua migliore in assoluto, anche grazie alla straordinaria bellezza e importanza di questa pellicola.

Nel capolavoro di Visconti, "Rocco e i Suoi Fratelli"

Nel capolavoro di Visconti, “Rocco e i Suoi Fratelli”

Un anno dopo affianca Monica Vitti ne L’Eclisse, terzo film sul tema dell’incomunicabilità di Michelangelo Antonioni. Nello stesso anno lavora per René Clément nella commedia Che Gioia Vivere mentre nel 1964 Luchino Visconti gli consegna il ruolo di Tancredi nel monumentale Il Gattopardo, con Burt Lancaster e Claudia Cardinale.

Altri titoli di grande spessore artistico degli anni Sessanta sono: Colpo Grosso al Casinò (1963) di Henri Verneuil al fianco di Jean Gabin; Il Tulipano Nero di Christian Jaque; Crisantemi per un Delitto (1964) di Clément; Tre Passi nel Delirio nell’episodio William Wilson diretto da Louis Malle (1967); e il kolossal Parigi Brucia? (1966) ancora di Clément.

Con Claudia Cardinale ne "Il Gattopardo"

Con Claudia Cardinale ne “Il Gattopardo”

Ormai affermato e molto popolare, Delon comincia a girare quasi esclusivamente film “polar” (genere ibrido fra poliziesco e noir), ritagliandosi il classico personaggio di duro hard boiled, affascinante e dal destino spesso segnato, indipendentemente dall’appartenenza ora alla malavita ora alla polizia. Offre così una delle sue migliori interpretazioni nel capolavoro Frank Costello Faccia d’Angelo di Melville (1967), e notevole è la sua prova ne Il Clan dei Siciliani di Verneuil (1969).

Non mancano recitazioni di maniera, come Addio Jeff (1968) e La Piscina (1969). Nello stesso anno è coinvolto nelle indagini sul misterioso omicidio della sua guardia del corpo, una storia che svela retroscena di sesso e droga nel suo entourage e che finisce per accrescerne la fama di attore difficile.

Alain Delon e Jean-Paul Belmondo

Alain Delon e Jean-Paul Belmondo

È il momento di Borsalino (1970), di Jacques Deray, film che incontra il favore del pubblico grazie all’accoppiata con Belmondo; il noir I Senza Nome (1970) di Melville, opera riscoperta dalla critica negli anni novanta. Con Daniele Dominici in La Prima Notte di Quiete (1972) di Valerio Zurlini, Delon ritrova interesse per il cinema d’autore, impersonando ruoli complessi ne L’Assassinio di Trotsky (1972) e Mr. Klein (1976), entrambi di Joseph Losey.

Dalla metà degli anni settanta l’attore francese recita quasi esclusivamente o in polizieschi violenti, in cui i caratteri divengono sempre più stereotipati e monocordi (Morte di una Carogna del 1977), oppure in produzioni internazionali di minore rilievo (Airport ’80, 1979). Negli anni ottanta prende parte gira insieme all’attrice italiana Dalila Di Lazzaro il film Tre Uomini da Abbattere per la regia di Jacques Deray (1980) e Notre Histoire (1985) di Bertrand Blier, per cui riceve l’unico e tardivo Premio César in carriera come Miglior Attore Protagonista.

In "Notre Histoire"

In “Notre Histoire”

Negli anni novanta Delon lavora soprattutto per il teatro e la televisione. Al cinema ricordiamo le partecipazioni in Nouvelle Vague di Jean-Luc Godard (1991), e l’ironico Uno dei Due (1998) di Patrice Leconte, nuovamente al fianco di Belmondo. La sua ultima apparizione è nel 2008 in Asterix alle Olimpiadi, in cui interpreta con autoironia Giulio Cesare.

Nel giorno del suo compleanno, ci piace tornare indietro di vent’anni, al 1995: il Festival di Berlino gli consegna un Orso d’Oro alla Carriera. Un premio meritato, grazie a quella bellezza, candida e glaciale, che lo ha salvato, dannato, ma che ci ha suscitato emozioni che restano.

“Ho fatto bene tre cose: il mio lavoro, le stupidate, i miei figli”.

Alain Delon