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Anthony Hopkins, lo sguardo in macchina che ti divora

Domenica 31 dicembre è l’80° compleanno di uno dei più grandi attori di cinema di sempre, Anthony Hopkins. Britannico ma naturalizzato statunitense, Hopkins è un interprete esemplare che, a suo modo, ha scritto un’importante pagina di cinema. Era il 1991 quando al cinema uscì Il Silenzio Degli Innocenti di Jonathan Demme. È in questa eccelsa pellicola che Anthony raggiunse l’apice del successo vestendo i panni di Hannibal Lecter, lo psichiatra assassino. Oggi vogliamo ricordare la sua prova grazie alla quale vinse nel 1992 il suo (al momento unico) Premio Oscar come Miglior Attore Protagonista. Un’interpretazione sublime durata solo sedici minuti.

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Il Silenzio Degli Innocenti

Psycho-thriller che ha fatto scuola e imitazioni degeneri, ne Il Silenzio Degli Innocenti (nell’originale “agnelli”) un imprevedibile serial killer, soprannominato Buffalo Bill, scuoia e uccide le sue vittime, tutte donne. Una giovane recluta dell’FBI, Clarice Starling (Jodie Foster), è incaricata di intervistare Hannibal Lecter (Anthony Hopkins), un uno psichiatra antropofago in prigione che potrebbe fornirle – in cambio dei suoi pensieri e ricordi intimi – qualche informazione sul killer e la sua ultima vittima, la figlia di un politico. Provenendo dalla scuola dei B-movie di Roger Corman, Jonathan Demme sembrava tagliato per la vicenda a tinte forti del secondo romanzo di Thomas Harris sul personaggio di Lecter. Ma pochi si aspettavano un film di tale rigore all’altezza della precisa e fedele sceneggiatura di Ted Tally.

L’incontro tra Lecter e Clarice

Tutte qualità che risaltano nel primo incontro tra Starling e Lecter che si confrontano nella sua umida cella sotterranea, separati da una parete di plexiglass che alla fine del loro incontro sembrerà piuttosto fragile. È una sequenza perfettamente bilanciata: Jodie Foster con gli occhi sbarrati dal terrore ma determinata a non cedere di un passo davanti all’incarnazione del male, e Hopkins che trasuda un fascino sinistro anche quando traspare la profonda psicosi del suo personaggio. È questa la scena con la famosa battuta “fegato con un bel piatto di fave e un buon Chianti” ma la scena, come scrisse il critico David Stratton, “nel suo insieme è molto più complessa e agghiacciante di quanto questa singola battuta possa suggerire”.

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Sedici minuti irripetibili

Guarda dentro di te Clarice” le consiglie Lecter: terrificante. Anthony Hopkins, grazie ai suoi agghiaccianti-inquietanti-spiazzanti cameralook (doppiato in italiano dalla straordinaria voce di Dario Penne) incarna il Male che più attrae e fa sensazione, e mai nessuno l’aveva raccontato con la forza visiva di Demme. “Lecter è la Sibilla con i suoi enigmi velenosi, è la Sfinge” scrisse Gianni Volpi. Sedici minuti per restare eterno, solo i più grandi ci riescono. Anthony Hopkins è uno di questi.