(Foto di Riccardo Riande)

Baby 2 – Intervista a Filippo Marsili: “La mia generazione è complicata, l’importante e rimanere se stessi”

(Foto di Riccardo Riande)

Da venerdì 18 ottobre, prodotta da Fabula Pictures, su Netflix è arrivata la seconda stagione di Baby, la serie diretta da Andrea De Sica e Letizia Lamartire che quest’anno è tornata ricca di novità, nuovi oscuri segreti e soprattutto nuovi personaggi. Uno di questi è Carlo, interpretato da un giovane promettente attore che abbiamo avuto il piacere di intervistare: Filippo Marsili.

Baby 2

La seconda stagione di Baby esplora le conseguenze delle scelte compiute in passato dai protagonisti, spesso in aperto contrasto con i valori imposti dalla famiglia e dalla società. Soprattutto Chiara (Benedetta Porcaroli) e Ludovica (Alice Pagani) sono divise tra la vita da studentesse e la vita notturna. Al centro della storia ci sono anche altri personaggi, tra cui Niccolò (Lorenzo Zurzolo) e Brando (Mirko Trovato), nettamente contrapposti a Fabio (Brando Pacitto) e Damiano (Riccardo Mandolini). Con l’esperienza liceale vicina allo conclusione, i ragazzi si troveranno davanti ad un futuro incerto: un’occasione di crescita o un salto nel buio. Chissà.

Intervista a Filippo Marsili

Già, chissà che succederà. “Posso dirti che la seconda serie scaverà di più sullo scandalo di cronaca. Dal punto di vista dei personaggi, scaverà ancora di più nelle loro vite segrete” inizia a raccontarmi Filippo Marsili. Mi viene subito spontaneo iniziare l’intervista chiedendogli…

Tu interpreti Carlo. Chi è? C’è qualcosa di te in lui?

Carlo è uno dei nuovi personaggi della serie, grande amico di Vittorio (altro nuovo personaggio, interpretato da Sergio Ruggeri, ndr). Torna al liceo Collodi dopo una parentesi di studio in Canada e, insieme a Vittorio, dovrà fare i conti con ciò che è cambiato all’interno della scuola. Carlo è un bulletto, uno che segue ciò che fa il gruppo, si appoggia agli altri quando fa le cose, in questo è molto diverso da me. Io ho sempre cercato di mantenere mia identità, resto sempre me stesso senza lasciarmi mai trascinare in situazioni che non mi andavano bene, anche all’interno di un gruppo.

Filippo Marsili sul set di "Baby 2"

Filippo Marsili sul set di “Baby 2”

La regia di Baby 2 è di Andrea De Sica, autore del bellissimo I Figli Della Notte. Tu avevi già visto quel film per farti un’idea più precisa del regista e del suo modo di girare? 

Ho visto il film dopo aver conosciuto Andrea e mi è molto piaciuto.  Sicuramente Andrea ha una sensibilità particolare ed unica per quanto riguarda le storie che hanno al centro del racconto i teenagers. Ci ha aiutati molto sul set, si è creata una grande stima reciproca.

Baby è uno specchio della tua generazione. Come la descriveresti? 

E’ una generazione complicata, bisogna conoscere le realtà che vivono i ragazzi per poterla descrivere.  

So che stai studiando ancora al Centro Sperimentale di Cinematografia, ma magari un’idea te la sei fatta. In un futuro, spero per te vicino, ti piacerebbe di più recitare per il piccolo o per il grande schermo?

La differenza tra il piccolo ed il grande schermo si è molto ravvicinata per via dei player che si sono insediati nel mercato, su tutti Netflix e Amazon. La cosa importante è raccontare una bella storia, sicuramente vedersi sul grande schermo è entusiasmante.

Filippo Marsili (foto di Riccardo Riande)

Filippo Marsili (foto di Riccardo Riande)

Sei nato quando Internet iniziava ad entrare nelle case degli italiani. In Baby reciti in una serie fruibile online e on demand. Secondo te è questo il futuro del cinema? O pensi che le sale saranno sempre il luogo migliore per vedere un film?

La qualità delle serie on demand si è alzata molto, addirittura ormai abbiamo delle serie che hanno un vero e proprio sguardo “autoriale”. Potrebbe essere questo il futuro del cinema, perchè in una società che va a 1000 all’ora è difficile trovare il tempo per andare al cinema e devo dire che la comodità dello streaming online è imbattibile. Però penso che un film visto sul grande schermo ha tutto un altro sapore.

Intervista di Giacomo Aricò