poltergeist

CAMERA RETRO – Tobe Hooper e la demoniaca presenza del tubo catodico

In attesa di capire come il pubblico giudicherà il remake di Poltergeist, da oggi in sala, torniamo con la mente e i ricordi al film originale del 1982 che, in italiano, uscì con il titolo PoltergeistDemoniache Presenze. Una pellicola scritta e prodotta da Steven Spielberg (ne scrisse soggetto e sceneggiatura e lo produsse insieme a Frank Marshall) che ebbe un enorme successo e che rappresenta forse il più grande film di Tobe Hooper, il regista del brivido che, ispiratissimo, lo diresse.

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Anni ’80. Una tv accesa in salotto, di notte. Nessuna frequenza, solo epilettiche interferenze. Un uomo dorme sul divano: si è addormentato dopo una dose massiccia di programmi. Sua figlia si sveglia improvvisamente e scende le scale, avvicinandosi allo schermo. Lo tocca con le mani e parla con qualcuno.

Inizia così Poltergeist. E fin da subito si capisce che il tubo catodico rappresenta qualcosa di malefico, di fortemente inquietante. Quando torna il sole vediamo la famiglia Freeling intraprendere la giornata-tipo. Il papà capofamiglia è Steve (Craig T. Nelson), un ricco professionista che lavora nel mercato edilizio. La moglie e mamma Diane (JoBeth Williams) invece prepara la colazione ai tre figli: la piccola Carol Anne (la compianta Heather O’Rourke, scomparsa prematuramente nel 1988 a soli 12 anni), il più grandicello Robbie (Oliver Robins) e l’adolescente Dana (Dominique Dunne, anche lei morta ventiduenne).

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La loro vita apparentemente spensierata cambia quando in una notte temporalesca – i due figli più piccoli sono nel lettone con i genitori – Carol Anne entra nuovamente in contatto con la televisione: “Sono arrivati!” comunica alla famiglia. Da quel momento in poi una serie di fenomeni paranormali cominciano a manifestarsi all’interno della loro bellissima casa: sedie che si spostano, luci che si accendono e spengono, oggetti che prendono vita.

Il regista sottolinea questi avvenimenti con i tipici suoni del fantasy, ma di fantastico c’è ben poco. In una nuova notte di tempesta, il grande albero del giardino che tanto spaventava Robbie, muove i propri immensi rami per distruggere la finestra della cameretta in cui il piccolo dorme con la sorellina. Lo afferra e lo porta a sé, sembra che lo voglia inghiottire. I genitori e Dana si precipitano disperati in giardino per salvarlo e mentre papà Steve riesce nell’impresa, nella stanzetta una forza irresistibile risucchia tutti gli oggetti e i giocattoli nel ripostiglio: Carol Anne, dopo aver provato a resistere con tutte le sue forze, viene presa e sparisce nel nulla.

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La famiglia non la trova più ma la bambina, attraverso l’audio della tv, grida aiuto. Come fa ad essere finita dentro un televisore? Il vortice luminoso che l’ha risucchiata intanto si installa nella cameretta: la casa ha dei nuovi ospiti. Non avendo altra scelta, Steve decide di rivolgersi ad un gruppo di studiosi di parapsicologia che, provvisti di tutte le attrezzature necessarie, giunge nella casa per neutralizzare questi fenomeni paranormali.

Non esiste più razionalità. Le visioni diventano reali e la realtà diventa una visione. Carol Anne continua a invocare l’aiuto della mamma: la piccola è stata misteriosamente strappata dalla realtà quotidiana, ed è prigioniera in un ineffabile ed invisibile limbo, collocato a metà strada tra il mondo concreto dei vivi e quello eterno dell’aldilà. In questo territorio intermedio si raccolgono anche le anime dei trapassati che non hanno ancora potuto convincersi di non essere più vive, e vagano inquiete senza rassegnarsi ad imboccare il sentiero di luce che li porterebbe verso un nuovo stadio dell’esistenza.

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Tutto diventerà più chiaro quando il capo di Steve ammetterà che il complesso residenziale, esattamente dove vive la famiglia Freeling, fu costruito sopra un cimitero (come l’Overlook Hotel di Shining) dalla quale furono rimosse le lapidi ma non le bare sepolte.

In mezzo a tutte queste anime inquiete, si è però insediata anche una paurosa entità demoniaca, che ha trovato in Carol Anne la propria preda. Questo mostro tiene vicina a sé la bambina, nonostante lei non sia morta e non appartenga dunque a quella dimensione, e se ne serve come esca per trattenere anche tutte le anime dei morti. Seppur spaventati e sempre più sfiduciati, i Freeling accettano di farsi aiutare da una medium.

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Con un rito esoterico, la donna permette a Diane, la madre, di avventurarsi a sua volta fisicamente attraverso questa dimensione eterea, di trovare la bambina e di riportarla all’esistenza concreta. Non solo: la donna riesce a guidare spiritualmente le anime disperse dei defunti che sono raccolte intorno alla casa ad avviarsi verso la luce eterna, lasciando quel luogo intermedio in cui per tanto tempo sono rimaste intrappolate. “La casa è pulita” afferma con un sorriso la medium.

Tutto sembra essersi risolto per il meglio e la famiglia si prepara a traslocare. Ma mentre trascorrono la loro ultima, sempre piovosa, notte, la presenza demoniaca torna per vendicarsi. Il mostro invisibile, rimasto privo della compagnia delle anime perdute, fa riemergere gli scheletri dei morti del cimitero posto sotto le fondamenta della villetta. Diane salva miracolosamente dal demone i suoi due bambini e la famiglia riesce a fuggire in auto mentre tutta la casa viene risucchiata. I Freeling giungono in un motel. Appena entrati, Steve sbatte fuori dalla porta il televisore. È così che finisce il film.

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Poltergeist si rivelò un grandissimo successo e diventò negli USA l’horror più visto del 1982. Fin da subito diventò un film-simbolo di un epoca, un manifesto contro la tv-dipendenza della società degli anni ’80. Ricco di sequenze memorabili, su tutte proprio il finale-messaggio della televisione messa alla porta, la pellicola di Hooper è rapidamente diventata a pieno diritto un cult assoluto. Oltre alla capacità del regista di saper mescolare il fantastico con l’horror, talvolta anche con una certa grazia e magia, quello che rende ancora oggi Poltergeist un grande film è proprio la sua critica sociale al “sistema verticale” che dall’alto comanda attraverso il tubo catodico la massa alla base. Strafottente, autoritario e tiranno esattamente come l’impresa che costruisce case sopra ai morti. Ma la folla non dorme, non può farlo.  

Il popolo deve reagire, soprattutto quegli adulti che devono educare le generazioni del domani. Fa impressione rivedere nella stanzetta i vecchi pupazzi, giochi in scatola e giocattoli degli anni ’80. I bambini assaporavano l’alta tecnologia giocando con macchinine telecomandate. E mentre i grandi erano già invasati con la birra davanti alla partita in tv, loro sognavano, si stupivano, si spaventavano a morte per tuoni e lampi che rendevano minacciosi anche gli alberi.

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Non c’erano i computer, i tablet e i mille canali del digitale terrestre. Non c’erano schermi sul mondo, ma solo occhi capaci di osservare. I bambini guardavano fuori dalla finestra, mentre la notte temporalesca calava. Facevano un sospiro, chiudevano gli occhi e riprendevano a sognare ad occhi chiusi.

Giacomo Aricò