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Cate Blanchett in Blue Jasmine: quando il lusso non è tutto

Giacca Chanel, borsa Hermès e scarpe Roger Vivier. Atteggiamenti e gesti nevrotici. Nelle orecchie la canzone Blue Moon. Una bellezza e classe sconvolgente che non passa inosservata. Questa è Jasmine Frencis (Cate Blanchett) sposata con un uomo ricco d’affari (Alec Baldwin) che scopre il sapore amaro dell’amore, prima, e di tutta la sua vita, poi. Straviziata fin quando suo marito (per niente fedele) la combina grossa con movimenti finanziari illeciti: tutto il suo benessere crollerà e pure suo figlio deciderà di dimenticarla per sempre.

Cate Blanchett e Alec Baldwin

Cate Blanchett e Alec Baldwin

Il film è Blue Jasmine e non è la prima volta che Woody Allen ci mostra un personaggio sull’orlo di una crisi di nervi, dipendente da farmaci o alcool che vive il suo tracollo fisico e psicologico, ossessionano dai ricordi del passato. Lo stesso maestro, in diverse sue pellicole, interpreta questo tipo di personaggio: una costante tipica, assieme all’amore e al tradimento.

Questa volta la protagonista, interpretata da Cate Blanchett, che le è valso un meraviglioso Oscar come Migliore Attrice, ha qualcosa di reale e concreto: lo spettatore non percepisce una vena cartoon, parodistica del personaggio in bilico tra pazzia e coscienza, tipica delle pellicole di Allen, ma rivive il tracollo inarrestabile che travolge Jasmine.

La splendida Cate Blanchett alla Premiere di "Blue Jasmine"

La splendida Cate Blanchett alla Premiere di “Blue Jasmine”

Anche quando non riesce a cogliere e sfruttare anche l’ultima possibilità che la vita le offre, quando un alto professionista ed aspirante politico la corteggia e inizia a farle assaporare una vita degna del suo stile. Ancora una volta le bugie, la consapevolezza dei suoi sbagli e la paura di non essere accettata per un passato sporco, la paralizzano (o dimentica perché nega?) e la portano così nuovamente a mentire, a nascondere e a far finta di niente con nonchalance.

Ma non avendo imparato la lezione, il destino le porge ancora una volta il conto: nel suo momento più alto, di rivalsa e riscatto morale e sociale, proprio quando deve scegliere l’anello di fidanzamento con il nuovo bel partito (simbolo di una società borghese a cui non vuole rinunciare a tutti costi), incontra “per caso” l’ex marito di sua sorella Ginger (Sally Hawkins) che le ricorda, con un meraviglioso camera look, la persona che è o almeno che è stata.

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La conseguenza è che viene abbandonata nuovamente, non capita, non amata, non accettata dagli altri, da se stessa e dalla società morale (questa volta). In fin dei conti anche il suo nome è la costruzione di se stessa: Jeanette  trasformato in Jasmine per far assaporare un vena poetica (o patetica) della sua “aristocratica” nascita.

In bilico tra follia e nevrosi, Jasmine ricade nuovamente nell’oblio e ricerca nel vuoto e nella solitudine le note di Blue Moon (la canzone di lei e del suo marito defunto) che le avevano fatto toccare il cielo con un dito nella sua precedente vita (o occasione).

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I flashback diventano sempre più vivi e concreti, fino a non accettare più la realtà, travolta da un flusso di coscienza che non ha più argini che sfocia in uno crisi sull’identità. Simbolo dell’egoismo, della ricerca smodata di beni materiali, nonché della società arida di oggi, Jasmine è il personaggio tanto grottesco quanto drammatico meglio riuscito dal maestro Woody Allen.

Selene Oliva