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Cinema rivoluzionario con The Tribe: amore e odio nella lingua dei segni

Gran Prix Nespresso alla Semaine de la Critique del Festival di Cannes 2014, Premio Fipresci come film rivelazione agli ultimi European Film Awards, Premio come Miglior Film al Milano Film Festival. Questi solo alcuni dei numerosi premi internazionali di un film che arriva oggi al cinema e che farà discutere: The Tribe dell’ucraino Myroslav Slaboshpytskiy che lo ha scritto e diretto. Dopo averlo, il regista Darren Aronofsky ha detto: “il cinema non sarà più lo stesso“.

Lungo oltre due ore e senza dialoghi, girato solo nella lingua dei segni, il film vede protagonista Sergey (Grigoriy Fesenko), un ragazzo sordomuto che arriva in un collegio per ragazzi affetti dalla stessa problematica. In questo nuovo contesto, dovrà lottare per conquistare il proprio spazio all’interno della gerarchia criminale che, fra violenze e prostituzione, regola la vita dell’istituto.

Coinvolto in una serie di furti, Sergey si guadagnerà presto la fiducia dei compagni. Ma l’amore per Anna (Yana Novikova), una delle ragazze del gruppo, lo porterà a infrangere pericolosamente tutte le regole del branco.

Anna e Sergey

Anna e Sergey

Vi proponiamo di seguito l’intervista rilasciata dal regista Myroslav Slaboshpytskiy.

Perché ha deciso di girare questo film?

Avevo pensato di fare un film del genere già 20 anni fa. Si tratta certamente di un omaggio al cinema muto, un mio vecchio sogno, in cui gli attori comunicano attraverso i gesti. Lo so, questo tipo di film vengono realizzati quasi tutti gli anni, con successo o meno. Ad ogni modo tutti quelli che ho visto seguono una certa stilizzazione del cinema muto. Per quanto riguarda me, l’obiettivo principale era di realizzare un film muto più realistico, più naturale, che potesse essere capito facilmente anche senza parole.

Il punto è che al giorno d’oggi ci sono molti film, specialmente per la Tv, che puoi anche solo ascoltare. E il pubblico ormai è abituato a questo tipo di prodotto. Poi, ci sono film in cui gli attori stanno in silenzio tutto il tempo. Io stesso ho girato un cortometraggio muto. Ma con The Tribe, ho seguito un’altra strada, unica e congeniale per il mio film. La lingua dei segni è come una danza, un balletto, una pantomima, il teatro kabuki, e così via. Allo stesso tempo, non ha nulla di grottesco – le persone comunicano in quel modo per davvero. Inoltre, stando ai recenti sviluppi in campo medico, la lingua dei segni diventerà una lingua morta in prospettiva. Ad un certo punto cesserà di esistere. Ma io la trovo affascinante e volevo condividere questa sensazione con il pubblico.

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Nel suo film recitano davvero attori sordomuti…

Non ho mai tenuto in considerazione l’idea di realizzare questo film con attori udenti. Penso che sarebbe stato un film completamente diverso. Il linguaggio del corpo, la lingua dei segni, per i sordomuti è normale. Ed è molto personale. Molto più personale che la lingua francese o il russo o il tedesco parlato da una certa persona. Questo perché parlando le persone usano solo i muscoli facciali per pronunciare le parole, mentre i non-udenti usano l’intero corpo per comunicare.

E questo è ciò che li rende unici ed estremamente interessanti. Il casting degli attori è durato circa un anno ed è stato condotto principalmente per mezzo dei social network. Per ovvie ragione i social network sono molto popolari fra i sordomuti. Abbiamo provinato circa 300 candidati provenienti da Russia, Ucraina e Bielorussa per i ruoli principali. E nonostante vi siano 8 teatri specializzati per attori e pubblico non-udente in questi paesi, non abbiamo utilizzato neanche un attore professionista per il film. Tutti i nostri piccoli artisti sono ragazzi di strada, la maggior parte vengono da famiglie povere e svantaggiate.

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Dove ha girato The Tribe?

La maggior parte dello shooting del film ha avuto luogo a Kiev, nel quartiere in cui ho trascorso la mia infanzia. Questa parte della città era chiamata Stalinka in onore di Stalin, e ha conservato questo nome anche oggi. La maggior parte degli edifici è stata costruita dai prigionieri di guerra tedeschi dopo la II Guerra Mondiale. È situato alla periferia di Kiev. Questo quartiere proletario, tutto costruito in mattoni rossi, assomiglia ad alcune zone di New York.

Le riprese sono iniziate poco prima delle proteste in Ucraina e sono terminate dopo l’invasione della Crimea da parte della Russia. C’era molta tensione sul set. Alcuni membri del cast, attori inclusi, nel tempo libero partecipavano alle proteste e agli scontri. In alcune occasioni abbiamo dovuto sospendere le riprese a causa dei blocchi stradali. Le automobili che trasportavano le attrezzature non potevano raggiungere il set. Io e il produttore abitiamo a 4 kilometri da piazza Maidan, mentre la location si trova a 15 kilometri. Paradossalmente recarsi sul set era come evacuare dalla zona degli scontri.

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Come considera in conclusione questo film?

Con tutta la sua apparente semplicità e violenza, questo è un film incentrato su ragazzi molto giovani. In giovane età si è capaci di sentimenti duri e puri: amore, odio, furia, rabbia, disperazione. Non c’è bisogno di parole per esprimere queste emozioni. Vedo questo film come una storia di amore e iniziazione: una storia sul passaggio alla vita adulta in un mondo crudele.