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Cold War, l’amore struggente di Pawel Pawlikowski

Dopo Ida (premio Oscar 2015), Pawel Pawlikowski torna a girare in un magnifico bianco e nero, raccontando la storia struggente di un amore impossibile. Il 20 dicembre esce al cinema Cold War, Premio per la Miglior Regia al Festival di Cannes, il film è il candidato della Polonia per la corsa agli Oscar e ha ottenuto il più alto numero di nomination agli EFA.


Il film

Un musicista in cerca di libertà e una giovane cantante, fatalmente destinati ad appartenersi, vivono un amore tormentato in un’epoca difficile. Sulle note di una splendida colonna sonora, la guerra fredda della Polonia staliniana lascia il passo a quella sentimentale che vivono i due protagonisti, interpretati da Joanna Kulig e Tomasz Kot (due attori in stato di grazia). Europa dell’Est, Yugoslavia, Parigi: queste le tappe di un viaggio intenso ed elegantissimo, un immaginario perduto che prende vita sul grande schermo e ci offre un nuovo classico senza tempo.

Dedicato ai genitori

Cold War è dedicato ai genitori di Pawel Pawlikowski, i cui nomi sono quelli dei protagonisti del film. I veri Wiktor e Zula sono morti nel 1989, appena prima della caduta del Muro di Berlino. Avevano trascorso i precedenti 40 anni insieme, prendendosi e lasciandosi, punendosi a vicenda, separandosi o rincorrendosi da una parte all’altra della Cortina di Ferro. “Erano tutte e due persone forti e meravigliose, ma come coppia un disastro totale”, ricorda Pawlikowski. Sebbene per molti versi la coppia del film non somigli a quella reale, Pawlikowski ha meditato per quasi un decennio sul modo in cui raccontare la storia dei suoi genitori.

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Wiktor e Zula

Come rendere sullo schermo tutte le decisioni e i ripensamenti? Come trattare un periodo di tempo così lungo? “La loro vita non ha avuto niente di palesemente romanzesco – racconta il regista – e nonostante io sia rimasto sempre molto vicino ai miei genitori – sono figlio unico – più pensavo a loro dopo la loro scomparsa, meno mi sembrava di capirli”. Nonostante le difficoltà, Pawel ha continuato a provare a dar forma al mistero del loro rapporto: “ho vissuto a lungo e ho visto tante cose, ma la storia dei miei genitori mette in ombra tutte le altre. Sono stati i personaggi più interessanti che abbia mai incontrato”.

Alla fine, per poter scrivere il film, ha dovuto rinunciare a parlare direttamente di loro. I tratti in comune sono diventati più generici: “l’incompatibilità caratteriale, il non essere in grado di stare insieme e il desiderio reciproco quando però erano lontani una dall’altro”; “la vita difficile da esiliati, riuscire a rimanere se stessi in un diverso ambiente culturale”; “la difficoltà di vivere sotto un regime totalitario, di continuare a comportarsi in modo onesto nonostante le tentazioni”. Il risultato è una storia forte e commovente ispirata a grandi linee, come afferma Pawlikowski, “alla storia d’amore complicata e caotica dei miei genitori”.

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La Politica

Sia che abbia aumentato o che abbia limitato le opportunità per i due protagonisti del film, la pressione esercitata dal comunismo va compresa bene, dato che fa costantemente da sfondo alla storia. Pawlikowski si aspetta che nella Polonia di oggi ossessivamente impegnata a riesaminare e reinterpretare il suo passato, verrà attaccato per non aver sottolineato a sufficienza gli orrori del comunismo, per non aver “mostrato abbastanza il terrore e le sofferenze causati dal regime comunista”. Ma la sensazione di minaccia nel film è ancora più palpabile per il fatto di essere poco esplicita, e il suo scopo è comunque sempre quello di mostrare l’impatto psicologico della politica sui personaggi.

Per gli spettatori polacchi alcune similitudini tra il regime mostrato nel film e l’attuale governo al potere potrebbero sembrare evidenti: l’essere anti-occidentali, la retorica nazionalista; la propaganda primitiva nei media di stato; il clima di paura, di crisi e di risentimento creati ad arte per incoraggiare l’unione e il consenso della gente sana e semplice contro le élite decadenti e imbroglione – per la gente che ha vissuto sotto il comunismo tutto questo ha un’aria sinistramente familiare. Ma Cold War non parla di politica. Quel momento storico rappresenta solo il contesto che aiuta a drammatizzare elementi più universali.

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La Musica

Una volta creati i suoi protagonisti amanti, Pawlikowski aveva bisogno di un mezzo per farli incontrare, e così la musica è diventata un elemento centrale del film. Pensando al gruppo folcloristico Mazowsze, una compagnia che esiste realmente creata dopo la guerra e ancora oggi in attività, si è reso conto che proprio attraverso la storia di quell’istituzione musicale sarebbe stato possibile mostrare cosa succedeva nella società polacca dell’epoca, senza bisogno di ulteriori spiegazioni. “Nei miei ricordi la compagnia Mazowsze è sempre esistita. Quando ero un bambino, la radio e la televisione di Stato erano pieni della loro musica. La musica ufficiale del popolo. Non era possibile sottrarvisi. Tra i miei amici era considerata musica assurda e insignificante, e ascoltavamo molto più volentieri registrazioni di contrabbando degli Small Faces o dei Kinks. Ma quando cinque anni fa ho assistito ad una performance dal vivo dei Mazowsze, sono rimasto molto colpito. Le melodie, le voci, i balli, gli arrangiamenti sono meravigliosi e pieni di vitalità. E così lontani dal nostro mondo virtuale e dalla cultura elettronica. Sono assolutamente trascinanti”.

1949-1964: le lacune nella storia

Cold War si svolge lungo un arco di 15 anni e, sebbene segua uno svolgimento sequenziale, ci sono delle ellissi. Alcuni anni vengono omessi, e il pubblico, guidato da blackout intermittenti e da cartelli che indicano il tempo e il luogo, deve riempire gli spazi lasciati vuoti. Pawlikowski spiega che ha scelto di fare così “per non dover raccontare la storia con brutte scene o brutti dialoghi. Spesso i film, specialmente quelli biografici, sono appesantiti dal bisogno di fornire informazioni e spiegazioni; e la narrazione è spesso ridotta al rapporto causa-effetto. Ma nella vita ci sono mille ragioni nascoste ed effetti imprevisti – così tanta ambiguità e tanto mistero che è difficile costringerli nel binomio convenzionale di causa ed effetto. È preferibile mostrare solo i momenti forti e significativi della storia e lasciare che sia il pubblico a colmare i vuoti con la propria immaginazione e la propria esperienza di vita. Mi piace distillare le storie e tirarne fuori i momenti forti, metterli uno accanto all’altro e lasciare che il pubblico li viva dando un senso all’intera vicenda, senza sentirsi manipolato”.

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“L’Amore è Amore, Punto e Basta”

Ad un certo punto Wiktor dice a Zula: ‘L’amore è amore, punto e basta’. Cold War procede su un binario di tale romanticismo da non lasciare alternative. Ma non tutti credono in un amore incrollabile come questo. Cosa voleva dimostrare Pawlikowski? “Questo tipo di rapporti è sempre un po’ conflittuale. Due persone forti, inquiete, molto diverse, due poli opposti. Zula e Wiktor hanno altri amanti, rapporti, mariti e mogli, ma col tempo si rendono conto che con nessun altro si sentono tanto uniti e – a dispetto di tutti i cambiamenti storici e gli spostamenti geografici – si conoscono bene come nessun altro. Allo stesso tempo, paradossalmente, sono le uniche persone con cui non riescono a stare”. La questione di quanto dipenda dalla politica e dalle circostanze, quanto da un’incompatibilità di fondo, viene lasciata senza risposta: “è il motivo per cui appare sfuggente – conclude – in fondo la questione principale è: esiste la possibilità di un amore duraturo? Può un amore trascendere la vita, la storia, questo mondo? Penso che il finale dia al loro amore una trascendenza di questo genere”.