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Da Fabrizio Moro a Vasco Rossi, poesie rock per smuovere le coscienze

Davide Beltrano è scrittore, poeta, giornalista e anche un po’ “folle”. Sì, perché ci vuole una buona dose d’incoscienza per scrivere di una generazione che fa fatica ad emergere, spesso incastrata da falsi idoli (o da un televisione che fa perdere tempo, come canta Vasco Rossi).

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Davide Beltrano ©Roberto Scorta

Per farlo, per far sì che il messaggio arrivi ben chiaro, Davide Beltrano sceglie il linguaggio universale della musica. Non canta (forse, gli piacerebbe) ma mette nero su bianco le storie dei suoi reali idoli, quelli che lo ho hanno accompagnato fin qui. Vivono, sono fatti di carne ed ossa, hanno sangue nelle vene: amano parlare alla folla, senza tanti filtri (anzi, spesso sono stati “scomodi” per questo atto di pura sincerità), onesti con tutte le proprie emozioni, con se stessi e gli stessi fan.

Nei suoi libri ritroviamo la rabbia di una generazione ma sempre con un illuminante scatto di speranza. Porta, infatti, la sua firma il manifesto della gioventù: parole che vogliono scuotere, far riflettere o smuovere coscienze.

Qui sotto la nostra intervista a Davide Beltrano:

Perché Il Folle?
IlFolle perché per scrivere e raccontare tutto ciò che non va in questo paese bisogna essere veramente folli e poi perché è un monito alla nuove generazioni: fottete la paura entrando a contatto con la vostra pazzia, capire i propri limiti è un punto di forza.

Hai scritto un paio di libri dedicati a due contanti italiani. Che ruolo ha (o dovrebbe avere) oggi la musica?
La musica dovrebbe avere il ruolo che hanno in alcune culture, le religioni dell’anima. A volte dovrebbero servire come delle preghiere che possono indicarci il cammino, altre volte non devono avere proprio ruoli, ma servono per allontanarci dalla realtà cercando di entrare nel mondo dei sogni. Però, poi la musica finisce, ed è lì che iniziano i dolori…

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Concerto Vasco Rossi

Hai scritto di Vasco Rossi e Fabrizio Moro, quanto c’è di “Davide” nei loro testi?
Ahhh, credo molto, anzi troppo! Attraverso loro racconto la mia generazione, loro urlano e cantano nel buio e tendono la mano agli ultimi, ed è così che mi sento io. In realtà non sono mai stato io a scegliere la loro musica, ma sono stati loro a scegliere me. Hai presente quando hai delle affinità elettive che ti legano a qualcosa e non hai modo per spiegare ciò? Ecco, siamo fatti della stessa materia io e le canzoni di Vasco e Moro. Alcuni dicono che esageri, ma loro hanno il loro Dio con le loro parabole, io ho i miei Dii con i loro insegnamenti, e sarebbero curiosi capire se sono più io peccatore di tanti altri falsi profeti…

Vasco Rossi

Vasco Rossi

Il Manifesto della gioventù, scuote, fa riflettere. Citando Fabrizio Moro “può smuovere le coscienze”. Eppure oggi la gioventù sembra aver perso la fiducia oltre che alla prospettiva. Cos’è cambiato rispetto alle generazioni addietro?
Il manifesto della gioventù è stata forse la mia poesia rock più importante, perché tramite essa mi sono provocato, mi sono chiesto se ciò che ero era abbastanza per la società, già, a volte bisogna pretendere di più e capire se sprecare la propria gioventù è questione di paura o mancanza di iniziativa. Oggi tutto è sballato, un ragazzo di 18 anni crede che la gioventù sua vada a rotoli solo perché tutti hanno l’Iphone e lui non ce l’ha; un ragazzo di 25 crede di essere vecchio se una sera non va in discoteca o locali affini; oggi è tutto così confuso e la mia generazione, quella dei 30enni, vive in un constante limbo fra ciò che si dovrebbe fare e ciò che invece si fa. Siamo tutte delle bestie come diceva qualcuno…

Fabrizio Moro

Fabrizio Moro

Nuovi progetti?
Dopo Vasco e Moro ho scritto su Mino Reitano, 883 e in futuro scriverò su Rino Gaetano. Ora sto scrivendo il libro che racconterà Modena Park e da alcuni giorni sono entrato in produzione con Dino Vitola, per investire su alcuni talenti giovani della musica. I primi due sono Simone D’Arienzo e Antonio Esposito, la loro musica rispecchia il mio essere, un concentrato di rabbia e speranza per ritornare, ancora una volta, a fottere la disperazione.

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Rino Gaetano

Il tuo CameraLook preferito…
Joker, nel film di Nolan: Batman il Cavaliere Oscuro.

Intervista di Selene Oliva