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Akeem, Dreamgirls e Dolemite: Eddie Murphy era un principe che cercava sé stesso

Chi è cresciuto con la commedia americana anni ‘80 ha nel cuore parecchi eroi della risata. Tra tutti, è Eddie Murphy la star che non solo ha saputo conquistare e trascinare il palcoscenico statunitense del Saturday Night Live, ma ha anche lasciato un segno sia come comico e che in ruoli drammatici. Abbiamo be presente il suo iconico sorriso e la sua risata – da noi arrivata amplificata grazie allo storico doppiatore Tonino Accolla. Il fascino dell’Eddie Murphy degli esordi alimenta un estremo effetto nostalgia canaglia: anche nei suoi ruoli recenti, molto meno riusciti, cerchiamo comunque di intravedere lo smalto che aveva in passato. Forse dobbiamo metterci l’anima in pace?

Un giovane Eddie Murphy al "Saturday Night Live"

Un giovane Eddie Murphy al “Saturday Night Live”

Gli esordi e il successo

Nato a Brooklyn e cresciuto a New York, Murphy esordisce al Saturday Night Live dove conquista subito il suo pubblico. Lo show delle NBC era non solo il punto d’arrivo nella carriera di un comico, ma anche il trampolino di lancio verso la sala cinematografica. In quegli anni transitano personalità come John Belushi, Bill Murray, Dan Aykroyd, Chevy Chase e tanti altri, ma dal 1980 all’84 è Murphy il protagonista indiscusso. Per un assaggio della sua arte “al naturale” in inglese sottotitolato italiano su Netflix trovate Delirious (1983), il suo spettacolo di stand-up-comedian che l’ha reso famoso. Il primo successo al cinema è insieme a Nick Nolte nel “buddy cop” 48 Ore (1982), ma è con i toni più scanzonati che buca lo schermo: il truffatore Billy Ray Valentine di Una Poltrona Per Due (1983) e il poliziotto Axel Foley di Beverly Hills Cop (1984). Ruoli che uniscono il suo stile leggero ad altri generi, alterna il soprannaturale Il Bambino d’Oro (1986), il romantico Il Principe Cerca Moglie (1988) ma anche l’impegnato Harlem Nights (1989), accanto a Richard Pryor.

Negli anni ‘90 piano piano si trasforma in protagonista di commedie leggere e per famiglie, dal Professore Matto (1996) al Dottor Dolittle (1998), ma anche La Casa Dei Fantasmi (2003). Accanto a queste pellicole, generalmente meno graffianti, riuscite e iconiche, Murphy alterna alla carriera di doppiatore (il drago Mushu di Mulan della Disney, e Ciuchino nella saga di Shrek) la partecipazione in numerosi suoi sequel. Beverly Hills Cop 2 e 3, Ancora 48 Ore, La Famiglia Del Professore Matto e Dolittle 2: nessun suo successo si è salvato da una seconda incarnazione!

Nel cult "Una Poltrona Per Due"

Nel cult “Una Poltrona Per Due”

I ruoli di spessore sono ancora dietro l’angolo

Nel 2006 Murphy interpreta Jimmy “Thunder” Early, ruolo secondario in Dreamgirls, la storia ispirato alla cantante Diana Ross e al gruppo delle Supremes. L’arco narrativo del personaggio è completo e profondo – da seduttore spavaldo e professionista sicuro e sfacciato, a frustrato e disilluso – ed è ogni sua apparizione su schermo fa scintille. Da tempo si attendeva una simile performance, pluripremiata e coronata da una nomination agli Oscar – premiato invece Alan Arkin di Little Miss Sunshine.Murphy è tornato a recitare come si deve” abbiamo pensato tutti. Peccato che l’anno successivo si presenti con lo sgangherato Norbit, ben otto candidature ai Razzie Awards, i premi assegnati ai peggiori film dell’anno.

Altro giro al Saturday Night Live, quando nel 2015 è ospite in occasione del 40esimo anniversario della trasmissione, altra illusione: sul palco non si esibisce con nessun personaggio, ma riceve comunque gli onori. Paradossalmente dobbiamo aspettare il 2019 per rivederlo in un ruolo di successo: Dolemite is My Name, ispirato alla figura del “padre del rap” Rudy Ray Moore, star della comicità sboccata e all-black degli anni ‘70. La sua performance è eccezionale: un attore maturo, sicuro, divertente anche con battute volgarissime, una voglia di rivalsa che non capiamo se riprenda la fame di successo del vero Ray Moore, oppure il desiderio di affermarsi di Murphy stesso. Nel film lo stesso Moore lotta per realizzare il suo film, che diventerà una delle prime icone della blacksploitation dell’epoca, e anche qui abbiamo lo stesso film come parte della strategia di Netflix di lottare per farsi riconoscere come casa di produzione di pellicole di valore. Metacinema e parallelismi, uniti alla voglia di rivedere l’Eddie Murphy che ci aveva fatto innamorare.

Eddie Murphy è "Il Principe Cerca Moglie"

Eddie Murphy è “Il Principe Cerca Moglie”

Quando ci siamo innamorati di Eddie Murphy? 

Il film di John Landis Il Principe Cerca Moglie, in originale Coming to America, è forse il più rappresentativo di Murphy, quello più simbolico, quello dove recita con passione ed emerge la figura di chi effettivamente “arriva in America” per avere successo. Non è solo il comico al centro dell’attenzione, mostrando le sue faccette buffe e talvolta esplodendo nella sua fantastica e coinvolgente risata,(resa unica, nel doppiaggio italiano, da Tonino Accolla) ma dimostra di essere un attore a tutto tondo. Il suo principe Akeem ci regala una sincera e genuina profondità, lo sguardo di chi cerca di capire il mondo che lo circonda, di cambiarlo… Un principe che si ribella ai dettami del suo ricco regno e del suo ottuso padre, che affronta l’Occidente – incarnato dalla comunità del Queens degli anni ‘80 – alla ricerca di qualcuno da amare non come un cane fedele (letteralmente!) ma come una compagna con cui entrare in sintonia. La trama è un canovaccio classico, al servizio di un cast capitanato da Murphy e la sua spalla Arsenio Hall, travestiti nei molteplici ruoli di barbieri e predicatori, sepolti sotto chili di trucco. Il Re di Zamunda è James Earl Jones, gigante Hollywoodiano e voce di Darth Vader e Mufasa; la madre è Madge Sinclair, il sig. McDowell è John Amos, il rapinatore è Samuel L. Jackson: non solo caratteristi ma il meglio del “black power” di allora. La pellicola conquista il botteghino, incassa oltre 300 milioni di dollari e diventa un cult in tutto il mondo. Una favola moderna, contemporanea ancora oggi…

Un film che ha uno scopo, anche se non ci è chiaro quale

39 anni dopo e ad un passo dal suo 60esimo compleanno, Murphy torna sullo schermo con il seguito del suo film più rappresentativo. Ancora colpito dalla “maledizione dei sequel”, questa dannata convinzione che realizzare un prosieguo della sua avventura più celebre sia un’ottima idea. Cosa che solitamente viene smentita. A livello qualitativo non è un’evoluzione della storia del protagonista, anzi, è una sorta di remake nello stile tipico degli anni ‘80: stessi personaggi, stesse situazioni, stesse svolte di trama. L’originalità non serve, basta la nostalgia. Il Principe Cerca Figlio somiglia ad una reunion. Ogni attore ha un suo momento, una passerella, una gag che richiama l’originale, e nulla di più. La sceneggiatura non pare pervenuta, e l’involuzione di Akeem, che nei suoi anni di regno è diventato esattamente come il padre, non da adito ad alcuna riflessione e anzi, il suo arco narrativo appare assolutorio e superfluo. Certamente è un film allegro, colorato e curato nei costumi, dove ritrovare Murphy e Hall, ma anche il redivivo Wesley Snipes, il comico Tracy Morgan e l’iconico Morgan Freeman – senza contare i travestimenti da barbiere e predicatore. Ma c’e spazio anche per lo sfarzo di Zamunda, i valori della famiglia, accenni di orgoglio e cultura Black e di consapevolezza femministi. Ma se nel Wakanda di Black Panther la società è più emancipata, qui la rappresentazione africana è ancora generalizzata e stereotipata. C’è tutto, eppure non c’è niente.

Eddie Murphy ne "Il Principe Cerca Figlio" (Photo Courtesy of Amazon Studios)

Eddie Murphy ne “Il Principe Cerca Figlio” (Photo Courtesy of Amazon Studios)

Il momento di divertirsi e stare in famiglia?

Sicuramente questo Coming 2 America aggiunge una visione meno USA-centrica e molto più inclusiva al nostro panorama cinematografico occidentale. Se non sapessimo che nel cast ci sono celebri attori africani come Nomzano Mbatha – star-system da noi sconosciuto – e che il film è stato pensato appositamente per il mercato internazionale – è tra i più visti su Amazon in tutto il mondo, e in particolare ha avuto uno strepitoso successo in Nigeria e stati limitrofi – allora ci chiederemmo se non si tratta semplicemente di una festa organizzata da Murphy per sé stesso. E forse è anche un po’ così. Oggi Eddie Murphy festeggia 60 anni. Ha incarnato il successo della commedia americana, ha dimostrato che può passare da ruoli leggeri a quelli impegnati, è una leggenda per ogni attore. Non può che essere appagato dalla sua carriera, mentre a livello personale è un stato un uomo di fascino e un papà soddisfatto, dalla vita amorosa burrascosa ma ricca. Ha avuto dieci figli da quattro donne diverse – una relazione con la Spice Girls Mel B, l’ultima compagna è la modella Paige Butcher – e i suoi pargoli vanno dai 2 ai 31 anni, con la figlia Bella, attrice accanto con lui nell’ultimo film. Una famiglia numerosa, una vita piena. E allora, da ammiratori e spettatori, non possiamo che chiederci solo… che cosa avrà voglia di fare adesso?

Enrico Banfo