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Fabrice Luchini e Patrick Bruel, un inno all’amicizia in Il Meglio Deve Ancora Venire

Fabrice Luchini e Patrick Bruel sono i grandi protagonisti di Il Meglio Deve Ancora Venire, il nuovo film diretto da Alexandre de la Patellière & Matthieu Delaporte che, dopo Cena Tra Amici, realizzano qui un inno all’amicizia che diverte e commuove. La pellicola, presentata alla Festa Del Cinema di Roma 2019, uscirà nelle sale dal 17 settembre 2020.

Il film

Arthur (Fabrice Luchini) e César (Patrick Bruelsono due grandi amici di vecchia data, dai caratteri decisamente diversi. A seguito di un colossale malinteso entrambi si convincono che l’altro abbia una grave malattia: decidono così di riprendersi il tempo perduto e godersi insieme i giorni che verranno, tra i ricordi del passato e nuove avventure che lasceranno un segno profondo.

Alexandre de la Patellière & Matthieu Delaporte raccontano…

Come si può far ridere con il lutto? Come ci si accosta al senso di perdita e lo si tratta in forma di finzione rifiutando di utilizzare le armi del dramma? Autori di commedie, abbiamo sempre cercato di irrorare i nostri progetti con le nostre esperienze personali, consapevoli che spesso è più giusto prendersi gioco di se stessi, delle proprie traversie e del proprio ambiente, per riuscire a commuovere“.

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Cena Tra Amici è stato per noi una fotografia, o meglio una radiografia, di una famiglia borghese parigina infagottata nelle sue contraddittorie certezze, sulla soglia dei quarant’anni, della nascita dei figli, in un periodo della vita in cui si rivolge ancora lo sguardo verso l’infanzia per regolare i conti con se stessi e comprendere che cosa si è diventati. Una famiglia come le nostre, disfunzionale, esasperante, ma toccante nella sua capacità di riconciliarsi malgrado le illusioni perdute. Siamo invecchiati come i nostri personaggi. E, come chiunque passi dall’altro versante della montagna della quarantina contemplando l’altro lato con un misto di angoscia e di perplessità, le nostre vite sono state attraversate da lutti. Abbiamo perso amici e famigliari e questo sentimento di perdita è diventato centrale nelle nostre esistenze“.

Avvicinandoci ai cinquant’anni, questa materia nuova, grezza, intensa, complessa, è giunta a sconvolgere il nostro immaginario: d’ora innanzi non avremmo più potuto parlare della nostra generazione e dell’ironia delle nostre vite senza essere costantemente riassaliti dal quesito della morte che si avvicina. Invece di fuggirla e di eluderla – essendo la scrittura a quattro mani di per sé una pratica psicoanalitica piuttosto divertente – abbiamo deciso di affrontare di petto il tema, consapevoli che al di là della nostra sensibilità nulla è mai più divertente di quello che ci fa realmente paura e che il dramma è l’unica materia valida della commedia. Abbiamo impiegato del tempo, intrapreso un lungo processo di sviluppo per trovare l’asse, la porta di accesso alla nostra storia che ci permettesse di rivoltare il guanto, per tentare di parlare del senso di perdita imminente senza pathos, per tentare di descrivere i percorsi interiori di tutti noi – siano essi nella grandezza o nella piccola mediocrità – nel modo più acuto possibile“.

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La sfida era complessa poiché come si fa ad evitare la tautologia quando il tema è di per sé così forte? Come ci si posiziona nel cuore del soggetto senza dare l’impressione di parlarne? Dunque abbiamo trascorso dei mesi a cercare di farci ridere, nell’intimità della nostra stanza di lavoro, parlando soltanto di temi urticanti, di tumori, di funerali, di ospedali e di angosce esistenziali. I due personaggi principali, Arthur e César, si sono piano piano delineati. Due amici d’infanzia, due destini agli antipodi: il giovane ricco di famiglia al quale era stato promesso il paradiso e che ha passato la vita a organizzare la sua perdita con eleganza e il figlio di genitori poveri che ha salito i gradini della rivalsa sociale partendo in quarta, ma che è incapace di godere di qualsiasi cosa perché troppo angosciato all’idea di retrocedere a quello che era. Una cicala e una formica, due facce della stessa medaglia, il cui segreto dell’amicizia risiede nella loro fondamentale differenza: ammirando ciascuno segretamente nell’altro il suo incomprensibile rapporto con la vita“.

All’inizio della storia, Arthur, ricercatore all’Istituto Pasteur, viene a sapere che il suo amico César, uomo d’affari squattrinato, è affetto senza saperlo da una malattia incurabile che non gli lascia più di qualche mese di vita. E questo è Arthur, depositario di una terribile informazione che gli fa pensare alla sua stessa fine. Come è possibile che César, che incarna la vita, l’energia, l’infanzia immutabile, la seduzione e la forza, sia destinato a scomparire? Pietrificato dall’angoscia, Arthur convoca César per informarlo. Ma, il giorno convenuto, all’ora convenuta, completamente scosso da un César che gli annuncia, felice come una Pasqua, di aver finalmente incontrato l’amore della sua vita e che sta per diventare padre, Arthur commette un lapsus irreparabile: anziché capire che è lui ad essere condannato, César comprende il contrario. E in un secondo, è già troppo tardi. Prigioniero di un malinteso che si trasforma in menzogna, Arthur tenta disperatamente di guadagnare tempo prima di affrontare la realtà. Persuaso che Arthur stia per morire, César decide di fargli vivere gli ultimi giorni più belli della sua esistenza. Ed ecco che ha inizio, tra Parigi, il sud della Francia e Bombay, un’avventura umana che li condurrà nel cuore della loro storia comune“.

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Da ultimo, c’era anche il desiderio antico di riunire e filmare due magnifici attori che ci sono cari, Fabrice Luchini e Patrick Bruel. Al di là del piacere di elaborare una partitura per questi due grandi solisti, c’era l’ambizione di mettere insieme due energie contrarie che creassero d’acchito un concerto a due voci di ampiezza estrema: dalla musica classica a quella barocca, passando per il punk, poiché al di là del loro statuto, questi due non hanno altri limiti se non la loro libertà. Il meglio Deve Ancora Venire è un film sull’amicizia e la morte, ma è soprattutto, ci auguriamo, una buffa celebrazione della vita, con tutto quello che ha di crudelmente ironico e di terribilmente bello“.