(foto di Achille Le Pera)

Giulia Lazzarini torna in teatro con Emilia

(foto di Achille Le Pera)

Grande ritorno al teatro di Giulia Lazzarini, protagonista, nei panni di Emilia, il testo scritto e diretto dall’estro della scena argentina Claudio Tolcachir, che ci accompagna nel cuore più torbido e commovente di una famiglia. Lo spettacolo, un ritratto di famiglia con un tragico segreto e identità ferite, debutterà domani in prima nazionale al Teatro Argentina di Roma dove resterà in scena fino al 23 aprile. Sempre nella serata del 26 marzo, subito dopo lo spettacolo, a Giulia Lazzarini verrà consegnato il Premio Enriquez 2016-17 alla Carriera.

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Emilia (Giulia Lazzarini) è stata la bambinaia di Walter. Dopo vent’anni di lontananza, i due si incontrano e il ragazzo, ormai uomo in carriera, la introduce nel suo contesto familiare, date le difficoltà economiche che quest’ultima sta attraversando. Walter (Sergio Romano) la invita a casa per presentarla alla sua famiglia. Emilia conosce Carol (Pia Lanciotti), la donna che ha sposato, e Leo (Josafat Vagni), il figlio che lei ha avuto dal precedente matrimonio con Gabriel (Paolo Mazzarelli). Sembrano tutti felici, ma è solo apparenza. Poco a poco scopriamo, attraverso i ricordi di Emilia, quanto Walter fosse difficile da bambino. E parallelamente iniziano ad apparire crepe profonde nella sua famiglia ed è sempre più evidente come le strutture emotive dell’infanzia di Walter interferiscono sulla sua vita, scoprendolo un uomo violento e aggressivo, geloso all’inverosimile.

Claudio Tolcachir scrive e dirige una storia di legami contrastati e di apparenze familiari che celano inquietanti segreti. Alternando dramma e commedia, Emilia è un’analisi sul rapporto tra realtà vissuta e il filtro della “memoria” con cui i ricordi meno piacevoli vengono cancellati o edulcorati. Ma è anche la decostruzione della famiglia, sulle cui quotidianità rassicuranti preme come un’ombra funesta il rumore della verità. Lo spazio scenico è un ring di coperte e casse di un trasloco. Siamo nella mente di Emilia, catapultati in una casa che diventa un carcere, uno spazio simbolico e funzionale all’amore, che contiene insieme tutti i personaggi e allo stesso tempo li divide, li protegge, li imprigiona.

(foto di Achille Le Pera)

(foto di Achille Le Pera)

«Il mondo è doloroso e per questo motivo alle volte ci disconnette da quanto ci fa male. Se non lo facessimo sarebbe impossibile vivere – spiega Claudio Tolcachirho l’impressione che oggi la disconnessione dall’altro, da quanto gli altri vivono e sentono, sia fortissima. Viviamo nella necessità di trovare pace e per questa ragione sentiamo di doverci allontanare dal dolore altrui. A volte anche dell’amore che gli altri possono provare per noi». Una pièce che parla di amore e delle sue differenti forme e deformazioni. Un sentimento che sa di rinuncia, di possesso, di colpa, di gratitudine, e di quella paura che provoca l’idea di perderlo. Tutti i personaggi parlano in qualche modo dell’amore, pur non riuscendo mai a riferirsi alla stessa cosa.