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Innovativo e femminile, il Rendez Vous torna en plein air

Dall’1 al 6 luglio all’Arena Nuovo Sacher di Roma torna Rendez-Vous – Il Festival Del Nuovo Cinema Francese, che quest’anno avverrà in un’edizione speciale en plein air. Ad aprire il Festival sarà, il 1° luglio alle 21:30, l’anteprima di Roubaix, Una Luce, l’ultimo film diretto da Arnaud Desplechin che sarà presente per incontrare il pubblico e presentare la sua opera.

"Roubaix, Una Luce"

“Roubaix, Una Luce”

L’idea del Dopo

«In attesa che la normalità riprenda il suo corso – spiega la Direttrice Artistica Vanessa Tonnini ci è sembrato importante proporre al pubblico la nostra idea del dopo che è basata su un concetto semplice, quello da cui il progetto del festival è partito: offrire agli spettatori la scoperta di nuove storie ed emozioni, ovvero il viaggio più semplice e incredibile che ci sia concesso, quello del cinema. La nostra esplorazione, guidata da grandi maestri e da esordienti d’Oltralpe, ci offre percorsi in mondi inediti e storie straordinarie, e con la magia che il cinema sa produrre, nella selezione presentata, attraverso voci e generi molti diversi, si sofferma a riflettere su una frase che abbiamo spesso sentito ripetere in questi mesi: se c’è qualcosa che la storia pubblica e quella privata ci suggerisce è che le crisi sono occasione per un vero cambiamento».

Roubaix, Una Luce

Di crisi e rinascita parlano i 6 titoli presentati in anteprima nazionale. A partire dal sopracitato Roubaix, Una Luce (1° luglio) di Arnaud Desplechin, un’opera noir attuale e potente che sorprende per il radicale cambio di registro e per la profondità dei risultati. Considerato la quintessenza del cinema d’autore francese, il regista si cimenta, per la prima volta, con il reale e con un genere che non gli è familiare come il polar. A fare da sfondo e ispirazione alla storia, la sua città natale, ritratta nel malore di una profonda decadenza economica. Partendo da un fatto di cronaca, ben raccontato da uno sconvolgente documentario di Mosco Boucault per France 3, Desplechin realizza un thriller sociale teso, febbrile e spirituale, animato dall’intensità teatrale dei suoi protagonisti: Léa Seydoux, Sara Forestier, Roschdy Zem, che per la sua interpretazione ha ottenuto i premi Lumière e César. Convinto che la finzione guadagni a essere uno specchio di indagine di quell’enigma che è il reale, il cineasta crea un noir che trascende elegantemente le strutture di genere per scandagliare gli abissi dell’essere umano e la miseria del mondo di oggi. «Per la prima e unica volta nella mia vita – spiega Desplechin ho solidarizzato con due criminali: ho voluto riconsiderare le parole crude delle vittime e delle colpevoli come la più pura delle poesie».

"Non Conosci Papicha"

“Non Conosci Papicha”

Non Conosci Papicha

Spazio poi al cinema femminile, con l’anteprima di Non Conosci Papicha di Mounia Meddour, nelle sale in autunno. Scoperto nella sezione Un Certain Regard, insignito di un doppio César per la regista e l’interprete principale, la giovanissima Lyna Khoudri (che sarà anche nell’attesissimo film di Wes Anderson, The French Dispatch), acclamato in Francia con oltre 2 milioni di euro di incasso, il film è tuttora bandito in patria, per motivi mai chiariti dal governo algerino. Inno all’emancipazione femminile, dramma dei contrasti, solare, teso, vitale e commovente insieme, Papicha racconta la vita della giovane e brillante Nedjma (soprannominata “Papicha”), una studentessa universitaria algerina che sogna di diventare stilista. La sua vita è sconvolta da un’ondata di fondamentalismo religioso che fa precipitare il Paese nel caos. Determinata a non arrendersi al nuovo regime, Nedjma decide di organizzare con le compagne una sfilata dei suoi abiti, che diventerà il simbolo di un’indomita e drammatica battaglia per la libertà.

Sibyl

In anteprima ci sarà anche Sibyl di Justine Triet (foto copertina) che firma, ancora una volta, una tragicommedia raffinata e provocante dedicata alle donne, un gioco di specchi sull’identità e sulle radici che la conferma come una delle figure più interessanti del nuovo cinema francese. Ad interpretare questa storia intrigante la strepitosa coppia: Virginie Efira e Adèle Exarchopoulos. La prima è Sibyl, una psicologa che ha abbandonato la scrittura per abbracciare la professione medica. La seconda è Margot, una giovane attrice disperata che contatta la psicoterapeuta invocando il suo aiuto. Ma si dà il caso che a Sibyl sia da poco tornata la voglia di scrivere: tra le due nasce così una sorta di transfert alla rovescia. Se la critica, in quest’opera catartica dedicata alle donne, ha visto echi di Cassavetes e Tennesse Williams, Triet ha rivendicato la sua  ossessione per Un’Altra Donna di Woody Allen.

"Proxima"

“Proxima”

Proxima

Ancora nel solco degli autori più affermati del nuovo cinema francese, si posiziona Alice Winocour che si cimenta con Proxima in un genere tradizionale come la space story, ma in un modo originale e innovativo per offrirne la sua versione unica e raffinata, lontana dallo spettacolare. Sarah (Eva Green) è un’astronauta francese che sta per lasciare la terra per una missione spaziale di un anno, Proxima. Mentre segue il rigoroso allenamento che le è imposto all’agenzia europea di Colonia, unica donna in un ambiente prettamente maschile (tra i colleghi spicca Matt Dillon), Sarah si prepara alla dolorosa separazione da Stella, la figlia di 8 anni. La regista, capace da sempre di indagare con finezza e profondità le inquietudini dell’animo umano, dedica il film « alla storia di queste donne di cui non conosciamo la vita intima ». Attraverso il quotidiano dell’astronauta, raccontato con una attenzione quasi documentaristica e con una semplicità disarmante, Winocour tratteggia il magnifico ritratto di una donna, divisa tra l’attaccamento materno, i sensi di colpa e l’impegno professionale e firma un film femminista, nel senso più puro e libero del termine.

Nevada

Ottimo esordio quello di Laure de Clermont-Tonnerre che con Nevada orchestra un emozionante incontro tra i due generi americani per eccellenza: il western e il film carcerario. Roman (Matthias Schoenaerts), detenuto in un carcere del Nevada, non ha più contatti con l’esterno né con sua figlia. Per tentare di farlo uscire dal suo isolamento, la struttura decide di inserirlo in un programma di riabilitazione in cui si addestrano mustang selvatici. Grazie all’aiuto dell’anziano allenatore (Bruce Dern) e al fianco di un cavallo imprevedibile come lui, Roman riesce, a poco a poco, a gestire la sua rabbia e a confrontarsi con il suo passato. La cineasta, al suo primo lungometraggio, confeziona una storia romantica e commuovente, innovando, con grazia e realismo, il prison movie, esplorando il desiderio di libertà, il perdono e le seconde possibilità della vita, temi cari al co-produttore Robert Redford.

"Notre Dame"

“Notre Dame”

Notre Dame

Chiude il festival, il 6 luglio: Notre Dame di Valérie Donzelli, commedia buffa e romantica su una donna che decide di ri-divenire architetto della propria vita. Veterana della manifestazione – il suo film rivelazione La guerra è dichiarata ha aperto la II edizione del festival – la regista, in questo ultimo lungometraggio, presentato a Locarno, sorprende ancora una volta nel suo percorso di riscrittura della commedia romantica, con trovate folli e divertenti in un chiaro omaggio al cinema di Jacques Demy. «Amo la commedia – spiega Donzelli – e amo il  burlesque: questo film è il mio modo di raccontare il mondo di oggi, con un mélange di pudore e poesia». Maud (la stessa Donzelli) è architetto e madre single di due bambini. Con l’ex ancora parte integrante del suo quotidiano, non riesce a trovare il giusto equilibrio tra carriera e vita sentimentale. Quando un malinteso le fa vincere il concorso per ristrutturare il sagrato di Notre-Dame, cominciano i guai. Dichiarazione d’amore a Parigi, commedia gioiosa e clownesca, piena di fantasia e dolcezza, Notre Dame è impreziosito dalle performance di una banda di formidabili attori che affiancano la protagonista: Pierre Deladonchamps, Thomas Scimeca, Bouli Lanners e Virginie Ledoyen.