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Intervista a Michele Pellegrini: “Troppa Grazia un film di scelte morali scritto con il cuore”

Lunedì 25 marzo al CineTeatro Volta di Pavia ci sarà il quinto appuntamento della rassegna Il Mio Film con Troppa Grazia di Gianni Zanasi, ovvero il Miglior Film Europeo alla 50esima Quinzaine des Réalisateurs dell’ultimo Festival del Cinema di Cannes. Dopo la proiezione del film – che vede all’opera un grande cast guidato da Alba RohrwacherElio Germano, Giuseppe Battiston e Hadas Yaron – interverrà l’ospite della serata, Michele Pellegrini, uno dei quattro sceneggiatori di Troppa Grazia (gli altri tre sono Giacomo Ciarrapico, Federica Pontremoli e lo stesso Gianni Zanasi).


Il film

Lucia (Alba Rohrwacher) è una geometra che vive da sola con sua figlia. Mentre si arrangia tra mille difficoltà, economiche e sentimentali, il Comune le affida un controllo su un terreno scelto per costruire una grande opera architettonica. Lucia nota che nelle mappe del Comune qualcosa non va, ma per paura di perdere l’incarico decide di non dire nulla. Il giorno dopo, mentre continua il suo lavoro, viene interrotta da quella che le sembra una giovane “profuga” (Hadas Yaron). Lucia le offre 5 euro e riprende a lavorare. Ma la sera, nella cucina di casa sua, la rivede all’improvviso, davanti a lei. La “profuga” la fissa e le dice: “Vai dagli uomini e dì loro di costruire una chiesa là dove ti sono apparsa…“.

Intervista a Michele Pellegrini

Subito dopo la proiezione di Troppa Grazia (aperitivo di benvenuto alle 19.30, inizio del film alle 20), lo sceneggiatore Michele Pellegrini incontrerà il pubblico per presentare il film. Noi lo abbiamo raggiunto in anteprima per avere qualche anticipazione.

Arriva al Cineteatro Volta di Pavia Troppa Grazia, il “Miglior Film Europeo” alla 50. Quinzaine des Réalisateurs di Cannes. Partirei da qui, dal premio Label Europa Cinema: che soddisfazione hai provato? Cosa pensi sia arrivato allo spettatore?

Una grande soddisfazione anche perché inattesa. Né io né gli altri autori né tanto meno il regista si aspettava di vincere niente, per noi tutti era già molto bello essere il film di chiusura della “quindicina”. Non saprei dire cosa sia arrivato allo spettatore, di sicuro a livello di promozione ha giocato a favore l’essere tornati da Cannes con un riconoscimento importante.

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Questo film nasce da un’ispirazione di Gianni Zanasi. Come hai sviluppato la sceneggiatura insieme a lui ed a Giacomo Ciarrapico e Federica Pontremoli? Come avete lavorato? Cosa cercavate?

In realtà io e gli altri sceneggiatori non abbiamo formato un writers’ room, non abbiamo mai lavorato in gruppo ma a staffetta. Prima Gianni ha lavorato con Federica Pontremoli, poi con Giacomo Ciarrapico e infine con me. Io sono subentrato qualche mese prima delle riprese. C’era già un sceneggiatura sulla quale abbiamo fatto lavorato per mettere a fuoco temi e conflitti dei personaggi. In particolare abbiamo lavorato sul personaggio interpretato da Alba per renderlo il più empatico e affascinante.

Troppa Grazia, come ha spiegato il regista, è un film di estremi che si toccano e si scontrano. Verità e menzogna. Forse la dicotomia più grande di tutte, che ci accompagna ogni giorno. Cosa ne pensi?

Penso che Gianni abbia pienamente ragione. È un film che parla di contrasti e di scelte morali. Siamo umanamente portati a essere scissi fra bene e male, fra verità e menzogna, ma poi arriva il momento di prendere una posizione, di essere coerenti con noi stessi. E questo il personaggio di Lucia lo vive a livello quasi paradossale. 

La “Madonna” del film sembra incitarci ad andare oltre alla nostra corazza, ad “abbandonarci al mistero imprevedibile del sentire quello che non c’è”. Secondo te la società moderna, sta provando sempre meno sentimenti? O li nasconde troppo bene?

Secondo me non è che oggi  proviamo collettivamente meno sentimenti, è che diamo troppa importanza a quei sentimenti di cui un tempo, giustamente, ci vergognavamo: la paura, la diffidenza, la presunzione di essere meglio degli altri…

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Troppa Grazia non è un film a tema religioso. Ma ci guida verso la capacità di Credere Ancora, di sentire, di immaginare. Quanto è importante restare “bambini” nell’animo per affrontare il mondo?

Se per “bambini” intendi continuare ad avere uno sguardo stupito e non giudicante sul mondo allora moltissimo. 

Che invito mandi a tutti coloro che ancora non hanno visto questo film? Perché è da vedere?

Non sono molto bravo nell’autopromozione. Posso solo dire che è un film scritto col cuore.

Intervista di Giacomo Aricò


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