(foto di Emanuela Scarpa)

Io Sono Tempesta, l’affresco tragicomico di Daniele Luchetti

(foto di Emanuela Scarpa)

Marco Giallini e Elio Germano sono dal 12 aprile al cinema con Io Sono Tempesta, il nuovo film diretto da Daniele Luchetti che lo ha scritto insieme a Sandro Petraglia e Giulia Calenda. Si tratta di un piccolo affresco tragicomico che racconta con leggerezza la triste attualità che stiamo vivendo.


Numa Tempesta (Marco Giallini) è un finanziere che gestisce un fondo da un miliardo e mezzo di euro e abita da solo nel suo immenso hotel deserto, pieno di letti in cui lui non riesce a chiudere occhio. Tempesta ha soldi, carisma, fiuto per gli affari e pochi scrupoli. Un giorno la legge gli presenta il conto: a causa di una vecchia condanna per evasione fiscale dovrà scontare un anno di pena ai servizi sociali in un centro di accoglienza. E così, il potente Numa dovrà mettersi a disposizione di chi non ha nulla, degli ultimi.

Tra questi c’è Bruno (Elio Germano), un giovane padre che frequenta il centro con il figlio in seguito ad un tracollo economico. L’incontro sembrerebbe offrire ad entrambi l’occasione per una rinascita all’insegna dei buoni sentimenti e dell’amicizia. Ma c’è il denaro di mezzo e un gruppo di senzatetto che, tra morale e denaro, tenderà a preferire il denaro.

(foto di Emanuela Scarpa)

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Lasciamo ora spazio ad un estratto dell’intervista rilasciata dal regista Daniele Luchetti.

Quando e come è nata l’idea di questo progetto?

Tutto è cominciato anni fa, riflettendo con Sandro Petraglia e Giulia Calenda sull’attualità e su alcuni fatti di cronaca politica ben noti. Prendendo spunto da quelli abbiamo voluto realizzare un film che aspirasse al divertimento, al gioco e alla leggerezza e, per farlo, ci siamo dovuti togliere dall’ingombro dell’attualità. Abbiamo comunque esplorato l’esperienza berlusconiana, ci siamo documentati su quello che gli è successo, siamo arrivati molto vicini a farci raccontare da chi era stato intorno a lui in quel periodo. Era materiale interessante ma c’era da parte mia una ritrosia ad occuparmi di lui: per quanto fosse un protagonista della politica e della società era pur sempre una persona che stava  scontando una pena,  aveva comunque diritto in quella fase ad un po’ di mistero. Il personaggio si è modificato ed ora a mio avviso non ricorda fortunatamente più Berlusconi, ma un modello di imprenditore e uomo d’affari di cui si vedono esempi in molti paesi europei e non solo. Ci siamo accorti che la storia aveva una forte potenzialità ed è rimasta l’idea di portare in scena un personaggio che fosse una sintesi più libera di un capitalista contemporaneo e cialtrone. Insomma, molte cose sono cambiate e spero che questo allarghi la potenziale lettura del film invece di stringerla all’attualità.

(foto di Emanuela Scarpa)

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Crede che sia stato importante affrontare certi temi importanti con la chiave della commedia?

Questo film ambisce ad essere una farsa sociale, un’opera buffa, una commedia invernale sul potere del denaro. Lontana dai fatti di cronaca e dal dovere di essere verosimile aspira a raccontare sorridendo e con un tono da fiaba una fetta di Italia che il nostro cinema affronta sempre con dolore, con un tono serio o serioso. Gran parte delle nostre commedie del passato sono basate sulla fame, sulla ricerca di una casa da abitare o di una posizione sociale ma ho pensato che questo – a volte – fosse stato un modo di guardare questi personaggi dall’alto in basso. Ho cercato allora di riflettere su cosa sarebbe accaduto se mi fossi messo allo stesso livello dello sguardo degli ultimi, guardando tutti i personaggi senza giudicarli o compatirli. Questa mi sembrava la mia novità: poter prendere in giro certi personaggi, poterci scherzare perché non ti senti superiore a loro. Penso sia arrivato il momento di dimenticarci che il cinema a sfondo sociale possa essere soltanto o politico o drammatico, dobbiamo renderci conto che possiamo usare invece il fondo reale – come accadde nel post Neorealismo – per raccontare questi temi con il genere della commedia nell’obiettivo di far sorridere senza rinunciare ad una visione politica o artistica. Penso che la commedia italiana possa ambire ad abbandonare, di tanto in tanto, il mondo medio borghese per andare ad esplorare altri territori oggi in mano al cinema sempre e solo drammatico.

(foto di Emanuela Scarpa)

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Quale obiettivo si è posto con questo film?

Sotto l’aspetto buffo e fiabesco del film, spero di aver lasciato qualche spunto di riflessione sui grandi temi del denaro e dello squilibrio sociale, e un punto di vista non irreale sul nostro paese. Come certi film del passato, dai quali mi sono divertito a rubacchiare più di uno spunto, che lasciavano assieme al sorriso una nota amara.