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La legge del Kanun in Vergine Giurata, il film di Laura Bispuri con Alba Rohrwacher

Presentato in Concorso alla 65esima Berlinale e distribuito da Istituto Luce Cinecittà, da domani al cinema potremo ammirare Vergine Giurata, l’intenso film di Laura Bispuri con protagonista Alba Rohrwacher. Un film liberamente ispirato all’omonimo romanzo di Elvira Dones (Feltrinelli Editore, 2007) e incentrato sulla storia di una donna che sacrifica la propria identità in nome della libertà. Un film sulle gabbie invisibili che ci imprigionano, un viaggio nella complessità dell’universo femminile.

Hana Doda (Alba Rohrwacher), per fuggire al destino di moglie e serva imposto alle donne nelle dure montagne dell’Albania, segue la guida dello zio e si appella alla legge arcaica del Kanun. Una legge che consente alle donne che giurano la loro verginità di imbracciare il fucile e di vivere e agire liberamente come un uomo. Per tutti Hana diviene Mark, Mark Doda. Ma qualcosa di vivo pulsa e si agita sotto le nuove vesti. Quella scelta diviene la sua prigione. Quel luogo immenso improvvisamente le sta stretto.

E’ così che Mark decide di intraprendere un viaggio a lungo rimandato. Lascia la sua terra, arriva in Italia e qui percorre un cammino che è un continuo e sottile attraversamento di due mondi diversi e lontani: Albania e Italia, passato e presente, maschile e femminile. Durante questo percorso Mark decide di riappropriarsi faticosamente del suo corpo. Sperimenta la vertigine del contatto con gli altri, ritrova persone care e amate che la vita gli aveva sottratto e si apre a una possibilità inattesa e proibita d’amore. Mark riscopre Hana e finalmente ricompone le due anime che da anni popolano il suo corpo. Rinasce al mondo come creatura nuova, libera e completa.

Drenica Selimaj (Hana_piccola)

Drenica Selimaj (Hana_piccola)

Oltre a dirigerlo, Laura Bispuri ha scritto la sceneggiatura del film insieme a Francesca Manieri. Al centro della pellicola c’è la femminilità, raccontata nelle sue mille dimensioni e contraddizioni. “Ho scelto di raccontare il percorso di un essere umano profondamente diviso, assumendo tale complessità come punto d’ingresso nella storia stessa” ha spiegato Laura Bispuri. La regista, a livello registico, ha lavorato per sottrazione, più che per addizione, scegliendo sempre un punto di vista specifico della macchina da presa.

Con Hana/Mark, le regista mostra costantemente “la linea di una doppia identità, attraversando dimensioni temporali, storie, stati d’animo diversi. Nel seguire la storia di Hana/Mark, necessariamente frammentata, siamo però guidati da una continuità emotiva. Sono stata il più possibile vicino al mio personaggio e ho cercato di farlo essere vicino a noi”.

Alba Rohrwacher

Alba Rohrwacher

Ispirato all’omonimo romanzo di Elvira Dones, il film racconta alcuni aspetti del Kanun, l’antica legge delle montagne albanesi dove, ancora oggi, vige una cultura arcaica, maschilista, basata sull’onore, che non riconosce alle donne alcuna libertà; padri, fratelli e mariti hanno potere di vita e di morte su figlie, sorelle e mogli. Una storia mai vista prima al cinema che diventa “metafora del rapporto tra libertà femminile e mondo”.

“Volevo che fosse la poesia ad accompagnare la visione della storia; una poesia ruvida ma capace di commuovere” 

Laura Bispuri


Il Kanun

Il Kanun è il più importante codice consuetudinario albanese. Da secoli regola la vita sociale nelle zone più arretrate dell’Albania, soprattutto nel nord. Il codice si occupa di diritto civile e penale disciplinando numerosi aspetti come la famiglia, il matrimonio, i contratti, il lavoro, la proprietà, i delitti infamanti e il risarcimento dei danni. Non c’è momento della vita comunitaria di cui il Kanun non si occupi minuziosamente. Proprio nei libri dedicati alla parola data, all’onore personale e alla vendetta di sangue, si comprende perché l’area balcanica composta dall’Albania settentrionale, dalla Macedonia e dal Montenegro è l’ultima regione tribale europea. Parola data, vendetta di sangue, e assoluta solidarietà tra i membri della famiglia, caratterizzano l’albanese come “uomo d’onore“.

Il Kanun, sull’onore, è lapidario: “Di fronte alla legge il disonorato è considerato come persona morta”. Da qui, il principio che “il sangue non si sostituisce con la multa” poiché l’onore non può essere ripristinato con un risarcimento pecuniario. Al contrario, “il disonorato non si appella alla giustizia e il valoroso si fa giustizia da sé“. Fortissimo è anche il senso di appartenenza alla famiglia, un sistema patriarcale, basato sul clan, guidato dall’uomo più anziano. Secondo il Kanun “la donna è un otre, che sopporta pesi e fatiche“. Non ha minime capacità decisionali, non ha diritti di proprietà e non viene inclusa nelle faide della vendetta. La sua vita è fortemente condizionata dalla figura maschile.

Le Vergini Giurate (Burneshat)

Alla donna che diventa vergine giurata viene riconosciuto il diritto di proclamarsi uomo, di comportarsi come tale e di acquisire tutti i diritti che il Kanun riserva esclusivamente agli uomini. Dell’esistenza di questo fenomeno si hanno testimonianze da almeno 200 anni. Oggi si contano un centinaio di vergini giurate, che abitano tra il Kosovo e le aree confinanti in Albania, mentre prima il fenomeno era sviluppato anche in Serbia, in Montenegro e in Bosnia. Per diventare una vergine giurata (Burnesha) la donna è obbligata alla totale astensione dalla vita sessuale.

Si veste come gli uomini, poiché l’abbigliamento maschile viene visto come un elemento che legittima il giuramento della conversione fatto davanti a 12 uomini del villaggio. Dopo il giuramento la vergine assume un comportamento maschile, prende un nome da uomo, si arma,  può fumare, bere e mangiare con gli uomini nella stanza dove alle donne non è permesso restare. Inoltre acquisisce il diritto di gestire, comprare e vendere proprietà, può partecipare alla guerra e alla vendetta tra i clan e ha pari diritti rispetto agli altri uomini. Ma non potrà mai contrarre matrimonio o stringere relazioni con nessuno dei due sessi.