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Limbo – Intervista a Giorgio Magarò: “Nel mio corto di fantascienza l’Uomo sospeso ai tempi del Coronavirus”

Girare un cortometraggio ai tempi del Coronavirus. È quello che ha fatto il regista Giorgio Magarò con Limbo, un trasposizione in chiave fantascientifica della cronaca che stiamo vivendo sul nostro pianeta in questi giorni. Realizzato a distanza (come spiegato sotto negli Extra), questo interessante film breve sarà online – su Youtube e su Facebookdalle 21 di sabato 4 aprile 2020.

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La trama

Anno 2125. Il giovane comandante Adler (Gabriele Zanoncelli) è di ritorno con la sua astronave cargo Blackstar dal sistema planetario Kepler 47. Dopo lunghi mesi di solitudine, l’astronauta sta conducendo la sua enorme astronave verso una stazione in orbita terrestre dove potrà finalmente attraccare. Dopo un contatto in video con un tecnico che lavora sulla stazione, Adler però riceve la terribile notizia che il pianeta da cui proviene è stato annientato da una epidemia sconosciuta. Il comandante della stazione orbitale annuncia quindi l’impossibilità di procedere con lo scarico della merce e lo sbarco sulla Terra. Da un altro video proveniente da Kepler, vediamo la sofferenza di un colono che descrive la tragedia: sul pianeta stanno morendo tutti, l’epidemia è scoppiata mentre Adler era in viaggio di ritorno verso la Terra. A questo punto il giovane uomo si trova in un vero e proprio “limbo” in quanto non può fare ritorno su Kepler poiché è diventato un pianeta inaccessibile, non può sbarcare sulla Terra perché lui potrebbe essere infetto. Adler passa il tempo tra libri, musica ed attività fisica in attesa di un nullaosta che sembra non arrivare. Scoraggiato dai dinieghi e della burocrazia, Adler decide di trasgredire i divieti e di sbarcare ugualmente con il modulo di comando sul nostro pianeta. Il controllo dei militari però impedisce l’impresa ed Adler ci conduce con un atto estremo e coraggioso verso un colpo di scena finale.

Trovarsi nel Limbo

Con questo cortometraggio Giorgio Magarò ha saputo raccontare il Coronavirus e il nostro stato d’animo collettivo (universale e Universale: l’Uomo, la Terra, diventano minuscoli e insignificanti quando osserviamo l’intero Universo) quando la pandemia è ancora, fortemente, in corso, in evoluzione. La nostra anima, esattamente come quella del personaggio protagonista, è sospesa, in bilico, come recita il titolo, in un Limbo (il primo cerchio dell’Inferno descritto nel Quarto Canto della Divina Commedia: nella visione medievale di Dante era un luogo buio e nebbioso). Adler è un Uomo solo, nella sua navicella (la sua casa, la sua quarantena), impossibilitato a raggiungere l’Arrivo o tornare alla Partenza del suo viaggio. Noi, come lui, siamo rinchiusi in una gabbia d’angoscia, smarriti e senza più certezze.

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Intervista a Giorgio Magarò

L’esperienza di Limbo è stata davvero magica: penso che essere slegati a finalità che non siano altre che quelle creative ed espressive ci abbia, in qualche modo, riavvicinati al senso dell’arte, delle relazioni tra persone” racconta Giorgio Magarò. Il suo Limbo non è solo un cortometraggio (un prodotto artistico più che apprezzabile, da elogiare, soprattutto perchè realizzato in questa situazione), ma è una fotografia di questo momento Storico. Una storia d’invenzione che diventa cronaca (del nostro sentire) in presa diretta e che, grazie al linguaggio cinematografico, ci parla, ci fa riflettere, ci provoca un’emozione. Ne ho parlato direttamente con il regista.

Quando e com’è nata l’idea di questo cortometraggio?

Tutto è iniziato ad inizio marzo. Avevo bisogno di dare un senso alla mia quotidianità e allo stesso elaborare ed esorcizzare quello che stava succedendo. Avevo voglia di fare qualcosa ed ho trovato dei partner che hanno subito accettato con entusiasmo, così ho iniziato a scrivere. Non avevo una vera idea di fondo, tranne un grande modello di astronave che mi ero costruito l’estate scorsa per diletto e senza un vero perché. Ma evidentemente tutto ha un significato.

Perché hai deciso di raccontare quanto stiamo vivendo attraverso la fantascienza?

La fantascienza è, per la mia cultura ed il mio imprinting culturale, qualcosa di naturale, spontaneo. Sono cresciuto guardando UFO e Spazio 1999 ancora prima di conoscere il cinema. Poi ho visto alle medie 2001: Odissea nello Spazio… La fantascienza ha al suo interno, due motori molto potenti: lo sguardo in avanti e il sogno da una parte e la capacità di creare metafore e letture dell’attuale e della storia in modo originale e (quasi) mai retorico. Pensiamo a 1984 o La Guerra dei Mondi, fino a Cecità di Saramago (che mi ostino a definire fantascienza anche se molti non la considerano tale).

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Come dicevi prima, la fantascienza permette, metaforicamente/simbolicamente, di descrivere l’Uomo moderno. Tu con questo corto che Umanità hai voluto descrivere? 

Il nostro piccolo film non ha grandi pretese da questo punto di vista, Potrei però dire, in questo caso, che “il mezzo è il messaggio” ovvero che abbiamo fatto un piccolo film in casa, in una situazione forzata e ci siamo riusciti grazie ad un senso di comunità rinnovato. Se dovessi poi pensare ad una descrizione dell’uomo moderno è che molti dei personaggi del film comunicano in modo unidirezionale. E forse ci siamo abituati tutti a comunicare così. Basti pensare all’abuso dei messaggi vocali, dei monologhi che spesso non richiedono risposta.

Con questo corto hai dimostrato che l’Arte, la Creatività, non si fermano mai. E’ forse questa l’Arma più forte del cinema?

Di necessita, virtù? Mai come in questo caso. E’ bello fare arte senza obiettivi o finalità particolari. Mai come in questo caso mi sono trovato con altri artisti con il solo desiderio di esprimersi e creare. Solo per quello.

I modellini che hai usato mi ha fatto venire in mente la tecnica utilizzata da Kubrick in 2001: Odissea Nello Spazio (da molti considerato il Suo capolavoro assoluto). C’è un richiamo? Quanto quel film ti ha sconvolto e continua ad ispirarti?

Come dicevo prima ancora prima di Kubrick penso a Jerry e Sylvia Anderson che hanno realizzato modelli fantastici per tutte le loro serie televisive. Il lavoro di Douglas Trumball con 2001 poi è stato davvero fantastico, anche se è interessante riscoprire altri grandi artigiani sovietici che addirittura avevano anticipato alcune idee per i film di propaganda spaziale dell’epoca. Quanto a 2001 è un film che ha lasciato il segno. Anche per una visione davvero “altra” dello spazio. In fondo è un film che ci fa sentire così piccoli nell’universo.

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Quanto secondo te questa esperienza ci cambierà?

Cambiare vuol dire fermarsi e fare tesoro delle cose attraverso un grosso lavoro introspettivo. Riusciremo a ricordarcene una volta che avremo ripreso a correre come matti? Sicuramente alcune cose hanno avuto una grande accelerazione (ad esempio l’uso di skype e piattaforme varie di videoconferenza che hanno coinvolto, in questi giorni, anche gente a digiuno di queste tecnologie). Sicuramente il business ci lavorerà molto. Sulle relazioni è molto più difficile capirlo. Avremo più paura dell’altro o daremo ad un abbraccio un significato più profondo?

Intervista di Giacomo Aricò


EXTRA – Limbo: realizzare un cortometraggio in quarantena

Con Limbo, Giorgio Magarò ha deciso di creare un film su due fronti: uno in studio con l’attore protagonista (Gabriele Zanoncelli) ripreso con la tecnica del green screen (le riprese sono state effettuate prima delle restrizioni disposte dal Governo) e l’altro da remoto, con contributi in webcam (e quindi tutti Cameralook!) del resto del cast artistico (Claudio Batta, Francesco Menichella, Paolo Bertazzoni, Alessandro Baito, Luigi Cori e Chiara Vitti). Lavorare con skype ha permesso al regista di dirigere “in diretta” gli attori e di confrontarsi, seppure a distanza con loro. La fase del montaggio ha visto continuare il lavoro in rete, in particolare con la figlia del regista Lù Magarò in veste di “second unit director” per alcune riprese aggiuntive dalla propria casa di Pavia. Anche l’audio viene trattato in remoto con la collaborazione preziosa del sound designer Massimiliano Manella.

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Per la realizzazione si è pensato alla fantascienza degli anni ’70. Il computer ha ovviamente avuto una parte fondamentale nel montaggio delle immagini girate in green screen ma tutto ciò che si vede nel film è, in qualche modo, “reale”, tutte le scenografie e le astronavi sono state realizzate infatti in puro stile “Gerry & Sylvia Anderson” (UFO-Spazio 1999) con modelli in scala. Protagoniste assolute sono state anche le musiche. Da qualche anno Giorgio Magarò collabora infatti al progetto Just For One Day, una performance multimediale sull’artista britannico David Bowie. Per il film sono state usate le cover realizzate per il progetto Repetition Bowie dell’etichetta discografica Midfinger Records. Anche il toccante (e terribilmente attuale) brano Five Years che ascoltiamo nei titoli di coda, interpretato da Camilla Fascina è infatti una cover di Bowie.