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Little Sister, l’opera incantevole di Kore-Eda Hirokazu

Dopo aver incantato all’ultimo Festival di Cannes, il 1° gennaio arriverà in Italia Little Sister il nuovo film del regista giapponese Kore-Eda Hirokazu tratto dalla graphic novel Umimachi Diary (Diario di Una Città di Mare), il capolavoro di Akimi Yoshida che racconta con grande realismo il legame che unisce quattro sorelle, e i rapporti difficili ma insieme generosi con gli abitanti della città. Il libro ha ricevuto l’Excellence Award all’11° Japan Media Arts Festival, and il Cartoon Grand Prize nel 2013.

Le attrici Ayase Haruka, Nagasawa Masami, Kaho e Hirose Suzu, interpretano tre sorelle – Sachi, Yoshino e Chika – che vivono insieme in una grande casa nella città di Kamakura. Quando muore il padre, che da 15 anni non viveva più con loro, le tre donne si mettono in viaggio per andare al suo funerale in campagna e conoscere la sorellastra adolescente, la timida Suzu. Immediatamente conquistate dalla giovane orfana, la invitano a vivere con loro. Suzu accetta entusiasta, e per le quattro sorelle comincia una nuova vita di gioiose scoperte.

L’oceano che riflette la luce del sole d’estate, le intense sfumature del fogliame autunnale, la breve ma abbagliante fioritura dei ciliegi di un viale trasformato in tunnel bianco e rosa, le idrangee imperlate di gocce di pioggia, i  fuochi d’artificio che annunciano l’arrivo di un’altra estate. Tra gli infiniti colori delle quattro stagioni di Kamakura, le quattro sorelle vivono sentimenti contrastanti e si mettono emotivamente alla prova, mentre tra loro nasce e si sviluppa un legame profondo. Una storia toccante che racconta tutti quei momenti insostituibili attraverso i quali si forma, nel tempo, una vera famiglia.

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Vi lasciamo ora all’intervista integrale rilasciata dal regista Kore-Eda Hirokazu.

Leggendo la graphic novel da cui è tratto il film ne è rimasto così affascinato che ha subito deciso di farne un trasposizione cinematografica. Quanto intendeva restare fedele all’originale?

All’inizio pensavo che mi sarei limitato a modificare l’ordine delle scene. Ma gradualmente ho cambiato idea e ho deciso di scrivere una vera e propria sceneggiatura inserendo scene che non comparivano nel romanzo a fumetti. Per prima cosa mi sono chiesto come avrei potuto condensare la storia in due ore senza perdere la prospettiva dell’originale, e così ho pensato che fosse meglio limitare il numero degli esterni e dei personaggi, e aggiungere se mai qualche elemento narrativo. Per esempio, ho deciso di collocare la signora Ninomiya del Sea Cat Diner al centro della storia per farle prendere il posto di tutti i personaggi che non compaiono nel film. All’inizio mi sono mosso per tentativi, ma appena abbiamo scritturato Suzu ho capito in che direzione dovevo proseguire.

Di solito non finisce mai un copione finché non ha completato il casting…

E’ stato così anche in questo caso, nonostante ci fosse il romanzo a fumetti su cui lavorare. Il libro è pieno di monologhi affascinanti e indicazioni di regia dettagliate, ma non volevo affidarmi troppo all’originale. Così, ho cercato di aggiungere qualcosa di mio ai dialoghi e al modo di esprimersi dei personaggi. Mentre dirigevo il film, il confine si è fatto sempre più indistinto, tanto che mi capitava di chiedermi: “Ma questa scena c’era, nell’originale? O l’ho aggiunta io?”. E questa è la prova, credo, che ero riuscito a fare mio l’originale.

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Ha creato una nuova storia per le quattro sorelle, diversa da quella originale.

Quando ho letto l’originale, mi è sembrato che parlasse delle persone che circondano Suzu, e che Suzu fosse vista attraverso i loro occhi. Nel film, invece, volevo che al centro della storia ci fossero Suzu e Sachi . Accanto a loro ci sono Yoshino e Chika – le altre due sorelle – e personaggi come la madre, la prozia e la signora Ninomiya, intorno a loro. In fondo è una storia di donne.

L’immagine delle quattro sorelle e la bellezza dei paesaggi di Kamakura sono straordinari. Perché ha scelto ancora una volta Mikiya Takimoto, come direttore della fotografia, dopo Father and Son?

La postura eretta dei personaggi del film ricorda i film di Ozu. Le quattro sorelle hanno un aspetto e un portamento solenne. Ho pensato che fosse meglio riprenderle come parte del paesaggio, anziché in uno stile documentaristico. Era questo che avevo in mente quando mi sono rivolto a Takimoto. Siamo stati molto attenti ai movimenti di macchina e alla composizione degli elementi chiave di ogni scena. Durante le riprese ci siamo concentrati molto su questo aspetto.

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Questa è la prima volta, invece, che lavora con la compositrice Yoko Kanno.

E’ stata una delle interpreti, Masami Nagasawa, a segnalarmi Yoko Kanno.  Inizialmente avevamo pensato a un quartetto d’archi per rappresentare le quattro sorelle, scegliendo uno strumento per ogni sorella e mettendo tutto insieme alla fine. Ma poi abbiamo ascoltato alcune vecchie composizioni della Kanno sulle scene girate ed erano perfette. Così ho deciso di chiederle di affidarle la colonna sonora.

Ci sono molte scene di funerali e cerimonie funebri buddhisti. Le sorelle sono spesso mostrate mentre pregano di fronte alla tomba del defunto, qualcosa che ci ricorda le persone che non ci sono.

Il film è anche la storia del padre delle sorelle, della madre di Suzu, della nonna – di persone che non ci sono più. E’ stato difficile rappresentarle attraverso il comportamento e i dialoghi delle protagoniste – o cose come il toast di acciughe – anziché usare i flashback, mostrando come hanno influenzato la vita delle sorelle. Ho incluso la scena della frittura di sgombro perché volevo mostrare come certe cose si tramandino anche dopo la morte. Credo che un elemento importante del film sia che lascia intravedere un futuro possibile.

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Il suo discorso sulle cose che si tramandano sembra riflettere le parole di Sachi e di sua madre Miyako.

Questa è anche la storia di Sachi e di come acquista il senso materno. Quando Suzu va a vivere con loro, Sachi si stacca gradualmente dalle altre due sorelle e viene a trovarsi nella posizione della madre che non ha mai avuto. Solo allora potrà finalmente accettare la madre che, fino ad allora, non era riuscita a perdonare.