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Minimalista e da brividi, arriva Angoscia di Sonny Mallhi

Estate, tempo di horror. Il 3 agosto al cinema uscirà il film giusto per tutti gli appassionati del genere, ovvero Angoscia, l’esordio alla regia di Sonny Mallhi. Protagonista è Ryan Simpkins che veste i panni di una giovane ragazza tormentata che perde la sua identità mano a mano che la sua anima diventa un tramite per gli spiriti dei morti.

Angoscia è un piccolo film indipendente, ricercato, consapevole e che spaventa lo spettatore facendo a meno di facili effetti speciali, di serial killer squartatori o di mostri venuti dallo spazio. L’ambientazione è quella di una dimessa e malinconica provincia americana, non dissimile a quella vista in molte serie tv, non ultima Twin Peaks, e la protagonista è una giovane adolescente, Tess, interpretata dalla sorprendente Ryan Simpkins che soffre fin da piccola, almeno questa la diagnosi ufficiale, di depressione e disturbi comportamentali.

Una patologia che sembra diventare sempre più preoccupante quando la ragazza, assieme alla madre con la quale ha un legame a dir poco problematico, si trasferisce in una cittadina dove tempo prima una sua coetanea, Lucy, è morta investita da un’auto sotto gli occhi della madre.

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Man mano che il film procede, appare sempre più evidente una connessione misteriosa fra le due ragazze, la viva e la morta. Lo spirito di quest’ultima inizia a invadere prima lo spazio mentale di Tess, poi quello fisico, infine il suo stesso corpo. Il tema della possessione ricorda ovviamente il capostipite del genere, L’Esorcista e anche l’ingresso in scena di un giovane prete, il cui intervento si rivela fallimentare, ricorda e cita il capolavoro di William Friedkin.

In Angoscia il progressivo scivolamento in questo tunnel popolato di ombre e di incubi, di vera e propria angoscia appunto, avviene però senza facili effetti speciali, senza sbalzi di volume, senza teste che girano su se stesse a 360°, ma attraverso la costruzione di un’atmosfera sempre più dark, la messa in scena di invenzioni visive che, una dopo l’altra, generano nello spettatore un sentimento di paura dentro l’ordinario che è poi il territorio che ha fatto la fortuna dei grandi maestri del genere, Stephen King su tutti.

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Ovviamente l’adolescente Tess ricorda per certi versi l’adolescente Carrie, anche lei senza padre (in questo caso il padre di Tess è impegnato in guerra in Iraq), anche lei alle prese con un corpo cui accadono delle cose incontrollabili, anche lei in pieno conflitto generazionale con la madre in un film che alla fine è molto più che un horror.