(Foto di Mario Spada)

Pierfrancesco Favino inghiottito dalla Nostalgia di Mario Martone

(Foto di Mario Spada)

Un intenso Pierfrancesco Favino è il protagonista di Nostalgia, il nuovo film diretto da Mario Martone tratto dall’omonimo romanzo di Ermanno Rea che – parallelamente alla sua presentazione in Concorso al 75° Festival del Cinema di Cannes – è dal 25 maggio nelle sale italiane.

Il film

Felice Lasco (Pierfrancesco Favino) torna a Napoli dopo aver vissuto molti anni in Egitto per rivedere l’anziana madre Teresa (Aurora Quattrocchi) che aveva lasciato all’improvviso quando era ancora un ragazzo. Nella sua città si perde tra le pietre delle case e delle chiese del rione Sanità, nelle parole di una lingua che sente estranea, ma che in realtà è la sua. L’uomo sembra rapito da una strana malìa e irrompono in lui i ricordi di una vita lontana trascorsa con Oreste (Tommaso Ragno), il migliore amico d’infanzia con il quale condivide un segreto. Quando è evidente che Napoli rappresenta per lui una vita ormai perduta e che dovrebbe tornare al più presto da dove è venuto, viene inchiodato dalla forza invincibile della nostalgia.

Mario Martone racconta…

“Ciò che si racconta in questo film nasce dalla cronaca ma io volevo andare altrove, verso un sentimento misterioso da cercare durante le riprese. Mi affascinava l’idea di fare un film non in una città ma in un quartiere, come se si trattasse di una scacchiera, e così in Nostalgia non appaiono strade, case o persone che non siano del Rione Sanità, un’enclave di Napoli distante dal mare. Tutto viene inghiottito dal quartiere, gli anni così distanti di cui si racconta, il Medioriente dove era finito il protagonista, i sogni, le sfide, le colpe“.

Pierfrancesco Favino (foto di Mario Spada)

Pierfrancesco Favino (foto di Mario Spada)

“Ho invitato gli attori e la troupe a immergersi nel quartiere come se fosse un labirinto e a non temere di perdersi. Macchina da presa in spalla, abbiamo cominciato a percorrere le strade come se si trattasse di cinema del reale. Incontro dopo incontro, vita dopo vita, storia dopo storia, abbiamo finito per girare l’ultima scena chiedendoci quale ne era il senso, e non l’abbiamo più trovato. Forse non c’era, forse non c’è. C’è il labirinto, e c’è la nostalgia, che sono il destino di tanti, forse di tutti“.