Credit: Daniel McFadden

Ryan Gosling è Neil Armstrong nel First Man di Damien Chazelle

Credit: Daniel McFadden

Dopo la presentazione in anteprima alla 75esima Mostra del Cinema di Venezia, mercoledì 31 ottobre arriva finalmente al cinema First Man – Il Primo Uomo, il nuovo film diretto da Damien Chazelle che, dopo La La Land, si è trovato a dirigere nuovamente un grande Ryan Gosling.


First Man

First Man (Il Primo Uomo) è la storia avvincente alla base della prima missione dell’uomo sulla luna, concentrata su Neil Armstrong (Ryan Gosling) e sul decennio che ha preceduto lo storico volo dell’Apollo 11.  Un racconto intimo e viscerale narrato dal punto di vista di Armstrong, tratto dal libro di James R. Hansen, il film esplora i trionfi ed il costo, per Armstrong, la sua famiglia, i suoi colleghi e lo stesso paese, di una delle missioni più pericolose della storia. L’interesse di Chazelle e le sue storie continuano a concentrarsi su quanto costa raggiungere un risultato e se o meno l’eccellenza valga il prezzo pagato per coloro che lo ottengono. Il regista sfida le aspettative rispetto a come dovrebbe essere un “film su una missione”. Nello scoprire First Maninsieme a numerosi collaboratori, Chazelle affronta il film da angolazioni interiori per poter far immergere il pubblico in questo viaggio impossibile.

Ad interpretare l’appassionata, indomita, eroina non celebrata Janet Armstrong è Claire Foy, moglie di Neil e la donna che ha contribuito a rendere questi tempi grandiosi.  Sebbene avesse immaginato che si sarebbe costruita una vita con un uomo dall’indole avventurosa, Janet deve fare i conti con i sacrifici che viene chiesto loro di fare in questo viaggio imprevisto nella storia. Mentre Neil viaggia verso i cieli per affrontare il comune dolore provocato da una perdita inconcepibile. Janet si deve occupare degli affari Terreni dell’essere la colonna portante di un fiorente programma spaziale. Uno dei volti più pubblici delle famiglie della NASA conduceva una vita ritirata in cui si chiedeva se lei aveva scelto questa strada per forgiare la storia o se lo aveva fatto il destino per gli Armstrong.

Credit: Daniel McFadden

Credit: Daniel McFadden

Il libro di Hansen

First Man: The Life of Neil A. Armstrong, il libro di James R. Hansen, rivela le intime introspezioni nella vita privata dell’eroe mondiale e svela momenti, precedentemente sconosciuti, che definiscono il personaggio. Dopo un PhD in storia della scienza e della tecnologia conseguito presso la Ohio State e dopo aver trascorso più di 20 a scrivere ed insegnare sullo spazio e la storia, Hansen ha iniziato a scrivere la sua prima biografia. È stato nel 2000 che l’autore ha contattato per la prima volta Armstrong e gli ha chiesto di poter raccontare la storia dell’eroe. L’autorizzazione di Armstrong arrivò due anni dopo: “il momento cruciale venne quando mi invitò a casa sua – racconta Hansen nei sobborghi di Cincinnati—dove aveva vissuto per circa 20 anni—e trascorremmo il pomeriggio a parlare per ore. Mi sentivo molto ottimista ma anche dopo questo incontro gli ci volle del tempo prima di essere pienamente convinto”.  Hansen considerava il dualismo del suo soggetto affascinante: “Neil poteva stare in una cabina di pilotaggio a prendere decisioni immediate ma quando si trattava di altre cose che riguardavano la sua vita era sorprendentemente cauto e ponderato”.

Capire le motivazioni

I produttori di First Man volevano esplorare cosa avesse spinto Armstrong, la sua famiglia ed i suoi colleghi della NASA a raggiungere l’impensabile: “è la storia di quanto sia stato difficile, rischioso e pericoloso per tutti quegli uomini – afferma il produttore esecutivo Adam MerimsNeil aveva iniziato come pilota nella Guerra di Corea ed era poi diventato pilota collaudatore per l’Air Force ed alla fine per la NASA.  All’epoca i piloti collaudatori morivano con una frequenza allarmante, molti furono quelli rimasti uccisi nella prima parte della storia della sua vita, eppure Neil rimase fedele alla strada scelta e raggiunse ciò che era precedentemente considerato irraggiungibile”.

Credit: Daniel McFadden

Credit: Daniel McFadden

La scrittura di Josh Singer

Lo sceneggiatore Josh Singer , che ha adattato il testo di Hansen per il grande schermo, ha trovato una definizione curiosa di questo pioniere: “esiste un’espressione secondo la quale l’ingegneria è l’arte di evitare il fallimento, nel senso che quello che un ingegnere fa è ripetere dei test per scoprire dove qualcosa continua a non funzionare…in modo che possa poi funzionare. Se guardiamo alla carriera di Neil, lui si è sempre spinto fino al limite del fallimento per poi andare avanti e riuscire. Quello a cui volevamo arrivare è che ciò è molto difficile. Quando si perde un compagno non è che poi dai uno sguardo all’orologio e torni a volare: perdere un compagno fa male. Perdere una figlia è la cosa peggiore al mondo. La vera forza sta nell’essere in grado di andare avanti, anche se si è feriti e si soffre. La vera forza sta nel fallire e rimettersi in piedi”.

La regia di Damien Chazelle

Partendo dalla sceneggiatura di Josh Singer, il regista Damien Chazelle sin da subito si era posto l’obiettivo di rendere il film il più viscerale possibile. Per questo la pellicola doveva dare la sensazione di essere il più analogica possibile. L’attrazione di Chazelle per il caos della maestria lo ha spinto verso la storia di Armstrong: “conoscevo la narrazione fatta dai libri di testo della missione sulla luna – spiega il regista – la storia di successo di un traguardo raggiunto che rappresenta un’icona, ma non sapevo molto di più. Una volta cominciato a scavare, ero sempre più sbalordito dalla pura follia e dal pericolo dell’impresa, la quantità di volte che è andata vicino al fallimento ed il prezzo pagato in termini di vite umane da tutti coloro che vi erano coinvolti. Volevo capire cosa spingesse questi uomini ad affrontare un viaggio nello spazio profondo e come potesse essere questa esperienza, momento dopo momento, respiro dopo respiro”.

Credit: Daniel McFadden

Credit: Daniel McFadden

Cinema Vérité

La curiosità per i dettagli affascinanti e per l’istinto di Armstrong hanno spinto Chazelle ad andare in profondità nelle sue ricerche: “per afferrare la situazione ho dovuto esplorare la vita di Neil nella propria famiglia; era una storia che doveva essere imperniata tra la luna ed il lavandino della cucina, l’immensità dello spazio contrapposta ai toni della vita quotidiana – continua – ho scelto di girare il film come fosse cinema vérité, rappresentando in modo realistico sia per le missioni spaziali che nei momenti più intimi e riservati della famiglia Armstrong. La mia speranza era che questo approccio potesse evidenziare la sofferenza, la gioia, le vite vissute e quelle perdute nel nome di uno degli scopi più famosi della storia: mettere piede sulla luna”.

L’allunaggio al cinema

Damien Chazelle aggiunge: “ci sono molte altre storie che descrivono l’allunaggio ma io volevo sapere come erano stati tutti quegli anni che avevano portato a compiere i primi passi sulla luna, oltre a che cosa si provava ad essere l’uomo che aveva lasciato la prima impronta sulla luna. Solo un piccolo gruppetto di persone nella storia è mai stata sulla luna, e Neil Armstrong è stato il primo. Cosa ancora più importante, è una storia ricca di emozioni di un uomo che cerca di essere padre e marito mentre intraprende questo viaggio nel cosmo”.

Credit: Daniel McFadden

Credit: Daniel McFadden

Ryan Gosling è Neil

Come il suo regista, anche Ryan Gosling era stato attratto da quanto fosse difficile Armstrong ed il mondo dei suoi colleghi, e dall’infaticabile lavoro necessario per raggiungere questo mostruoso risultato: “sono sempre stato interessato agli estremi di una storia – afferma l’attore – quello che è unico in questa storia per me è quanto possono essere estremi quegli estremi. Non riesco ad immaginare un maggiore dualismo di quello che esiste tra l’intimità e la particolarità della vita personale di Armstrong e la natura infinita dello spazio con il quale si intreccia. Questi astronauti utilizzavano la conoscenza scientifica dell’epoca, che era pressoché una torcia elettrica, per contrastare i misteri infiniti dell’universo e, al tempo stesso, buttavano l’immondizia e rasavano il prato una volta tornati sulla Terra”.