(foto di Claudio Iannone)

Sentimenti inquieti ne La Tenerezza di Gianni Amelio

(foto di Claudio Iannone)

Liberamente ispirato al romanzo La Tentazione di Essere Felici di Lorenzo Marone, è da oggi al cinema La Tenerezza, il nuovo film diretto da Gianni Amelio e interpretato da un grande cast che vede protagonisti Elio Germano, Giovanna Mezzogiorno, Micaela Ramazzotti, Greta Scacchi e Renato Carpentieri.


In un bel palazzo antico al centro di Napoli vive Lorenzo (Renato Carpentieri), che in anni lontani è stato un famoso avvocato. Ora, dopo qualche infortunio professionale, è caduto in disgrazia, per colpa di un carattere bizzarro, che lo porta più all’imbroglio che al rispetto della legge. Anche nei rapporti familiari Lorenzo frana ogni giorno, negando apparentemente senza ragione, l’affetto ai suoi figli.

Saverio (Arturo Muselli), il più giovane, se ne infischia: sta investendo in un locale dove si fa musica, e ha solo fame di soldi. Elena (Giovanna Mezzogiorno) invece gli vuole bene e ne soffre. Ormai padre e figlia non si parlano nemmeno, qualcosa li divide, un fatto oscuro legato alla morte della moglie, che Lorenzo, come lui stesso ammette, non amava e tradiva senza scrupolo. Egoista e brusco, compagno solo del nipotino Francesco, che sottrae alla scuola per educarlo alla sua maniera, Lorenzo assiste a un evento in apparenza banale, che però gli cambia la vita.

Renato Carpentieri

Renato Carpentieri

Nell’appartamento di fronte al suo vengono ad abitare Fabio (Elio Germano, foto copertina) e Michela (Micaela Ramazzotti), una giovane coppia con due bambini piccoli, che arrivano dal Nord, un po’ girovaghi per via della professione di lui, che fa l’ingegnere navale; e anche un po’ spaesati in una città splendida e difficile come Napoli. Sono belli, estroversi, simpatici, quanto Lorenzo è scorbutico e diffidente. Michela, soprattutto, è una forza della natura.

Col suo modo di fare scioglie le durezze del vicino, gli “ruba” il terrazzo per raggiungere casa sua ogni volta che si dimentica le chiavi, si fa dare lezioni di cucina, lo fa rinascere. In poco tempo Lorenzo diventa uno di famiglia, passa più tempo da loro che nel suo studio, si diverte a giocare con i bambini, torna a un’allegria che sembrava perduta. Elena se ne accorge, forse ne è gelosa, ma lo lascia fare. Finché una sera, tornando a casa per cenare come al solito dai suoi vicini, Lorenzo trova una confusa, impressionante animazione nel palazzo. È successo qualcosa che sconvolgerà da quel momento l’esistenza di tutti.

Giovanna Mezzogiorno

Giovanna Mezzogiorno

Ecco le note di regia di Gianni Amelio:

La Tenerezza è una storia di sentimenti inquieti: tra padri e figli, tra fratelli e sorelle, tra persone in apparenza serene. I sentimenti sono la cosa più forte e più fragile che abbiamo, sono a rischio e ci mettono a rischio. L’amore non ci aiuta più quando è finito, ci fa sbagliare ancora, si trasforma in un malessere che fa perdere la ragione. Non ci sono buoni o cattivi in questa storia, solo esseri umani che non ce la fanno a crescere sui propri errori, anche quando la vita sembra metterli al riparo, e invece rende ogni loro gesto azzardato e punitivo.

Qui l’amore si accompagna alla paura, non solo alla paura di non essere amati ma alla paura di non sapere amare nel modo giusto, di non essere in grado di farlo. Ci si può perdere per troppo amore come per aridità, ma nessuno trova un punto di equilibrio, se mai esiste nei rapporti umani. La Tenerezza è un racconto che parla di un’ansia comune stando dalla parte di chi la vive, mette in scena un malessere che ci riguarda tutti e lo coglie dal di dentro, senza forzature ma con infinita partecipazione. È un film che cerca le ragioni di ogni personaggio attraverso i suoi comportamenti, spesso crudeli, chiusi nel loro mistero”.

Micaela Ramazzotti

Micaela Ramazzotti

“È la prima volta che in un mio film c’è un protagonista che ha la mia stessa età. Ma non per questo La Tenerezza è un film autobiografico. Osservare da vicino qualcuno che sta all’opposto di noi nel modo di pensare e di sentire, può aiutarci a capirlo meglio. Forse è un atto di fiducia che rivolgo a me stesso ma anche agli altri, quello di vivere i nostri anni difficili sbagliando per debolezza, non per scelta. E ostinarsi a voler bene, nonostante tutto”.