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Shining, 40 anni dopo è ancora terrore

22 dicembre 1980. 40 anni fa in Italia veniva proiettato Shining, tra i più grandi capolavori dell’horror, diretti da un genio assoluto come Stanley Kubrick. Il film, tratto dal romanzo di Stephen King, ha come protagonisti Jack Nicholson, Shelley Duvall e Danny Lloyd.

Shining

Lo scrittore Jack Torrance (un gigantesco e strepitoso Jack Nicholson) accetta di lavorare come custode, per il periodo invernale, nell’elegante e isolato Overlook Hotel, nelle Rocky Mountains, insieme alla moglie Wendy (Shelley Duvall) e al figlio Danny (Danny Lloyd). Ma quando la prima bufera di neve si abbatte sull’hotel bloccando ogni via di fuga, spettri sembrano riemergere dal passato. Torrance non era mai stato in quel luogo, o forse sì?

La Extended Edition in 4k e Doctor Sleep

Con l’avvicinarsi del 40° anniversario dell’uscita del film, l’anno scorso Shining è tornato nelle sale nella Extended Edition, la versione completa di 144 minuti che include 24 minuti di scene inedite e vede, per il doppiaggio italiano, Giancarlo Giannini tornare a prestare la propria voce all’iconico personaggio di Jack Torrance, interpretato dal Premio Oscar Jack Nicholson. La pellicola è stata inoltre rimasterizzata in 4k con il restauro realizzato usando una nuova scansione in 4K del negativo originale in 35mm al Warner Bros. Motion Picture Imaging. Il regista Steven Spielberg e l’ex assistente personale di Stanley Kubrick, Leon Vitali, hanno lavorato a stretto contatto con il team Warner Bros. durante il processo di mastering. Parallelamente, sempre nei cinema, è uscito il “sequel”, sempre tratto dal romanzo di Stephen King: Doctor Sleep. Il film, diretto da Mike Flanagan, racconta la storia di Danny Torrance (interpretato da Ewan McGregor), a 40 anni dalla sua terrificante permanenza all’Overlook Hotel in Shining. Ancora irrimediabilmente segnato dal trauma che ha vissuto da bambino all’Overlook, Dan Torrance ha combattuto per trovare una parvenza di pace. Ma questa tregua va in frantumi quando incontra Abra, un’adolescente coraggiosa con un potente dono extrasensoriale, noto come la “luccicanza”.

Jack Nicholson e Danny Lloyd

Jack Nicholson e Danny Lloyd

Shining: S.K. v.s. S.K.

Il film di Kubrick nasce dall’omonimo romanzo scritto da Stephen King nel 1977, Un testo che fece scontrare l’autore e il regista, tanto che King nel 1997 approvò una versione (terribile) per la tv non avendo mai sopportato la pellicola che uscì nel 1980, pietra miliare del cinema horror con un immenso Jack Nicholson. S.K. contro S.K. Stephen contro Stanley, King contro Kubrick: Shining ha rappresentato uno dei più grandi scontri tra geni.

Il romanzo

Ad aver ispirato King è stato, ironia del destino, lo Stanley Hotel a Estes Park, in Colorado. Un gigantesco albergo circondato dalle montagne rocciose che ogni gelido e nevoso inverno è costretto a chiudere e ad incaricare un custode per svolgere attività di manutenzione. Rielaborando molto della sua vita privata (soprattutto il difficile rapporto con il padre), in Shining (che in Italia fu pubblicato la prima volta come Una Splendida Festa di Morte) King ha ambientato la storia nel fantasioso Overlook Hotel, un albergo (costruito su un cimitero indiano) all’interno del quale, nel corso degli anni, sono avvenuti numerosi omicidi e suicidi. Per Jack Torrance, scrittore alcolizzato e padre violento in cerca di ispirazione, l’incarico come custode dell’albergo è un motivo di riscatto. Per questo porta con sé la famiglia, la moglie Wendy e il figlioletto Danny. Quest’ultimo ha un potere, ovvero lo Shining (nel romanzo tradotto l’aura, nel film la luccicanza), la possibilità di vedere e provare situazioni del passato o del futuro. Una capacità che condivide con Mr. Halloran, il cuoco dell’hotel. Sin da subito Danny sa che l’Overlook ha al suo interno un’entità maligna che, inevitabilmente, si impossesserà di suo padre Jack il quale, entrato in contatto con il fantasma del vecchio custode Delbert Grady, si sentirà in dovere di sterminare la propria famiglia. Alla fine Jack morirà tra le fiamme dell’incendio causato dall’esplosione della caldaia, mentre Wendy e Danny, raggiunti da Halloran, si metteranno in salvo fuggendo con il gatto delle nevi.

Lo Stanley Hotel a Estes Park, in Colorado

Lo Stanley Hotel a Estes Park, in Colorado

Il film

Come gran parte dell’opera di Kubrick, Shining verte essenzialmente sul tema dell’identità che si gioca attraverso la comunicazione: tra marito e moglie, tra i vivi e i morti, tra il presente e il passato. Lo stesso Stanley Kubrick, elogiò così King, in un’intervista dell’epoca:

“Il manoscritto del romanzo di King mi sembrò una delle più ingegnose ed emozionanti storie del genere (…) conteneva un equilibrio straordinario tra l’elemento psicologico e quello soprannaturale, costruito in modo tale che il soprannaturale sarebbe stato spiegato alla fine dall’elemento psicologico…ciò permetteva di sospendere ogni dubbio sul soprannaturale, fintanto che non ci si era talmente calati nella vicenda da accettarlo quasi senza farci caso”.

237-217: differenze

Stanley Kubrick (aiutato dalla sceneggiatrice Diane Johnson)  seguì sostanzialmente la trama anche se in realtà, stando a quanto disse un irritato e delusissimo King, “la stravolse”. Nel film diversi elementi del libro non ci sono: dalle siepi-animali-animate del labirinto che attaccano Danny alle api e le vespe del tetto che lo pungono; dalla caldaia e l’ascensore mal funzionanti all’archivio dell’albergo dove Jack scopre vecchi delitti iniziando a sprofondare nella follia. Ma soprattutto – oltre al fatto che la stanza maledetta nel film è la 237 e non la 217 – diverso è il finale: Halloran viene ucciso da Jack che in seguito muore di freddo nel labirinto, mentre la sua famiglia si mette al salvo. Scelte sostanziali e stilistiche che Kubrick adottò non solo per esprimere il proprio estro, ma anche per non spiegare tutto, lasciando il pubblico sbigottito e libero di dare la propria interpretazione.

Stanley Kubrick sul set del film

Stanley Kubrick sul set del film

Un film sempre terrificante

Stanley Kubrick lavorò al film con la consueta precisione maniacale, ripetendo le scene all’infinito e riuscendo così a mostrare gli anfratti più reconditi e inquietanti della mente umana. Shining è uno dei più grandi capolavori di cinema di sempre, diretto da uno dei più grandi cineasti di sempre. Una pellicola che ti entra dentro per sempre, che non ti abbandona. Grazie ad alcune sequenze (oniriche e simboliche) indimenticabili: le gemelline che ci chiedono di giocare “per sempre”; il labirinto che sembra non avere uscite; la palla che Jack Torrance scaraventa contro la parete; il rumore dei pedali e delle rotelle del triciclo di Danny che percorre tutti i corridoi dell’albergo; la cascata di sangue che esce dall’ascensore; il testo sempre uguale – Il Mattino Ha L’Oro In Bocca – scritto da Jack con la macchina da scrivere su centinaia di fogli; la vecchia in decomposizione nella vasca da bagno nella camera 237; le note di “Midnight With The Stars And You” nel finale del film.

E tanti altri momenti. Sempre terrorizzanti. Perchè questo fa Shining: terrorizza. Ancora, anche 40 anni dopo. Solo i capolavori ci riescono. 

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