Slow Life

Slow Life, la filosofia di Fabio del Greco contro la cinica società moderna

Mercoledì 18 agosto, alle ore 21,30, all’Arena Elsa Morante (Piazzale Elsa Morante, 1 Roma) ci sarà l’anteprima nazionale, ad ingresso gratuito, di Slow Life, il nuovo film diretto da Fabio del Greco che riflette sulla filosofia dello slow living: l’arte di vivere lentamente che ha dato vita ad un vero e proprio movimento per riconquistare il tempo in una società sempre più veloce, stressante e orientata alla produttività. 

Il film

Lino Stella (Alessandro Macaluso) è impiegato in una biblioteca comunale. Un lavoro a tempo indeterminato che è il miraggio di milioni di persone. Ma da un po’ di tempo non sopporta le sue giornate lavorative, si sente stressato e prende un periodo di ferie per dedicarsi alla sua passione principale disegnare fumetti. Vuole approfittare del periodo di libertà anche per rilassarsi, giocare con la sua tartaruga, vedere la sua fidanzata. Ma la società intorno a lui sembra complottare contro il suo progetto di relax.  Il primo allarme viene proprio uno dei suoi colleghi: sapendo che Lino approfitta dei periodi di tempo libero per disegnare e vendere fumetti lo mette in guardia: come titolare di un lavoro pubblico a tempo indeterminato non può farlo. Non può avere altre entrate di denaro se è un dipendente dello Stato. Questa affermazione risuona come una privazione della libertà personale e fa da incipit a tutta la storia: l’uomo non è libero di perseguire ciò che più gli piace e ciò che gli interessa davvero perché è inserito in un meccanismo assurdo legittimato dalla burocrazia e dalla legge. Lino Stella prova a vendere i suoi fumetti ma nulla sembra dargli soddisfazione. L’editore, interessato di più ai film porno che guarda nel suo ufficio, svilisce il suo lavoro: sono fumetti di supereroi che secondo lui non hanno nessuna potenzialità commerciale, troppo dark. 

Riappropriarsi della libertà e del proprio tempo

Lo sguardo di Fabio del Greco in Slow Life si sofferma sul microcosmo del condominio dove abita il protagonista. Un piccolo pezzo di società che ripropone le stesse dinamiche che esistono su scala più grande. L’invadenza dell’amministratrice che decide quello che si deve e non si deve fare e nega l’esistenza di un infestazione di scarafaggi, la signora anziana del piano di sotto che parla solo con i suoi gatti, un agente immobiliare disposto a fare qualsiasi cosa pur di avere nel suo portafoglio un nuovo appartamento da vendere. 

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Alla ricerca di una vita tranquilla

Con ironia e uno stile grottesco il regista ci racconta in Slow Life un mondo di egoismi e di mancanza di comunicazione tra gli individui in un mondo meccanizzato e burocratizzato. Gli inquilini del condominio appaiono sempre serrati dietro le loro porte o dietro le sbarre delle inferriate di una finestra. Un modo di vivere che produce conflitti e sofferenze. Entra in scena anche il postino: un uomo che prova un sadico piacere nel consegnare multe e cartelle esattoriali nel quartiere. Lino è una delle sue principali vittime. Nonostante Lino barricato in casa si rifiuti di rispondere al suono del citofono, il postino gli infila diverse cartelle esattoriali e multe facendole strisciare furtivamente sotto la porta. Lino incomincia a perdere la pazienza e le sue vacanze si colorano di nero: chiama l’ufficio dei vigili urbani per protestare perché quelle multe le ha già pagate. Ma la vigilessa che risponde con una voce da automa lo ammonisce di non alzare la voce: il suo nome è già schedato nei loro archivi come uno che non vuole sottostare alle regole. 

Slow life, contro produttività, stato e burocrazia

Questo momento di rottura è il primo di una lunga serie: Lino capisce sempre più chiaramente che non c’è possibilità di dialogo con questi “rappresentanti impersonali” della società. Esiste solo un meccanismo kafkiano che sembra studiato apposta per stritolare l’individuo, la burocrazia, le regole, lo stato, l’avidità, il denaro come unico parametro che regola tutto. L’agente immobiliare che suona con invadenza alla sua porta può solo usare l’istinto predatorio di vendita: non ci pensa due volte ad usare la ferita del lutto familiare di Lino per avere qualche possibilità in più di concludere un affare. Il film si trasforma in una grottesca Home Invasion, o si potrebbe anche dire Western casalingo. Lino Stella deve difendere a tutti i costi la sua casa dagli invasori come ci si difende dagli attacchi degli indiani. E anche il suo protagonista si trasforma, interiormente ed esteriormente. 

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Un mix di genere per raccontare la schiavitù della vita moderna

Difficile etichettare con un solo genere questo nuovo film di Fabio Del Greco. Parte come una commedia divertente con dei toni grotteschi e surreali, diventa a tratti un dramma esistenziale con una sottotraccia di critica sociale fino a trasformarsi in un thriller. Tutti questi generi convergono nel finale che assomiglia più ad una fiaba morale e che prende un totale distacco dagli eventi accaduti. Slow Life è la vicenda di un uomo in cui molti potranno riconoscersi: un uomo tranquillo che vuole solo essere lasciato in pace e riappropriarsi della propria libertà e del proprio tempo. Ma nella società in cui viviamo riappropriarsi della vita sembra un sogno irraggiungibile. È una guerra senza esclusione di colpi tra l’individuo, le sue aspirazioni, e l’egoismo e la prepotenza degli “invasori”, guidati dalla follia che siamo abituati a dare per scontata ogni giorno. Bollette, multe, regole condominiali e comunali, venditori aggressivi, vigili prepotenti. Il potere e l’arroganza dello Stato che ignora l’individuo se non per tartassarlo di tasse, regole, e doveri, dove qualche volta i cittadini onesti si trasformano in criminali, e viceversa. Dove l’avidità consumistica e il capitalismo sembrano fare parte del DNA delle persone senza possibilità di redenzione. Le relazioni personali sono frantumarsi sotto il peso di questi meccanismi insormontabili. Il fumettista Lino Stella è destinato a vedere la sua casa trasformarsi in una prigione e ad incontrare il suo lato oscuro. Dapprima realistico lo stile del film diventa con il passare dei minuti sempre più surreale, come se la perdita del senso di realtà del protagonista rispecchiasse l’evoluzione del racconto. Le immagini si distorcono, la fotografia diventa onirica e accesa. È un finale che non ci si aspetta quello di Slow Life, e ancor più originale è l’epilogo del film, che ne trasforma anche il senso in un apologo morale. 

Fabio del Greco racconta… 

“Questo film nasce dal desiderio di vivere una vita tranquilla e lenta compatibile con i ritmi della natura e del nostro corpo sia un desiderio frustrato di milioni di persone. Siamo costretti dalla società ad una vita di produttività che ci fa perdere di vista le cose più importanti: goderci il nostro tempo che il bene più prezioso che abbiamo in assoluto. L’idea di vita che la società ci propone oggi è in buona parte un’aberrazione. Trovare un lavoro sicuro e comprarsi una casa, pagare il mutuo mese per mese. Accontentarci delle ferie estive e rinunciare a noi stessi per soddisfare come cittadini le richieste della società civile dimenticando il nostro vero essere. Scegliere la strada della competitività ed è successo a tutti i costi anche se non è compatibile con la nostra crescita personale”.  

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“Un film nasce sempre a partire dai conflitti, ogni racconto cinematografico è un campo di battaglia. Senza conflitti non c’è film e in qualche modo non c’è nemmeno la vita. Mi alleno e mi diverto sempre ad osservare il lato peggiore degli eventi, al contrario di quello che sostiene il pensiero positivo. Vedo da tempo una spirito di sopraffazione, intolleranza ed egoismo che sembra caratterizzare l’epoca in cui viviamo. La gente non ha più rispetto per il proprio prossimo, è capace di ammazzare per un parcheggio, vive nell’indifferenza. Sembra non avere più interesse, amore o semplice curiosità verso gli altri. E per lo Stato gli individui sembrano semplicemente non esistere: le tasse e il pagamento delle multe, a volte inflitte ingiustamente o inventate dal nulla, sono l’unico momento di contatto tra l’individuo e lo Stato. La burocrazia, L’indifferenza e l’avidità trasformano le persone in mostri. Sottrarsi a questo meccanismo causato da una società concepita male sin dalle sue radici, può essere molto difficile e complicato. Ed è quello che vorrebbe fare il protagonista del mio film”.