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Sorellanza e multiculturalità, le Babylon Sisters di Gigi Roccati

Oggi al cinema esce Babylon Sisters, il film diretto da Gigi Roccati liberamente ispirato al libro Amiche Per la Pelle di Laila Wadia. Interpreti sono Amber Dutta, Nav Ghotra, Rahul Dutta, Yasemin Sannino, Nives Ivankovic, Peppe Voltarelli con la partecipazione di Lucia Mascino e Renato Carpentieri.


Kamla (Amber Dutta) si è da poco trasferita con i genitori, Ashok (Rahul Dutta) e Shanti (Nav Ghotra), in un palazzo degradato alla periferia di Trieste abitato da altre famiglie di immigrati e da un vecchio professore burbero. Quando arriva la lettera di sfratto, determinati a non lasciare le proprie abitazioni, gli uomini reagiscono con rabbia alle minacce del padrone di casa, mentre le donne si uniscono per salvare il destino delle proprie famiglie.

Shanti svela il proprio dono di saper ballare come una star di Bollywood e, con l’aiuto di un’amica italiana, tra risate, pianti e incomprensioni, nasce il progetto di una scuola di danza. Questa sarà l’occasione per permettere il riscatto personale, familiare e collettivo, mentre la piccola Kamla riuscirà a sciogliere il cuore del professor Leone. E in città già si parla delle Babylon Sisters.

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Babylon Sisters è una storia contemporanea che a ritmo di musica celebra la forza e la bellezza della multiculturalità. Usando più precisamente le parole di Gigi Roccati, è “una storia migrante e quotidiana, raccontata con sguardo che dal realismo muove al pop, per restituire con anima musicale, i drammi e le gioie di un’umanità colorata che coesiste in precaria armonia”.

Il film prende il titolo dalla sorellanza di un gruppo di donne che si uniscono nella lotta per la casa e finiscono per aprire una scuola di ballo, diventando una rock band di quartiere. Un tipo di solidarietà e unione che Roccati ha spesso trovato viaggiando per documentari dalla Cina all’Afghanistan, dalla Nigeria al Libano: “mi sono sempre sentito a casa, incontrando l’accoglienza, la dignità e l’ospitalità, anche degli ultimi, condivisa in cambio di niente. Quasi come se portarsi via il ricordo di un caffè con della frutta, potesse contribuire ad abbattere un altro stereotipo”.

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In questo tempo di migrazioni drammatiche, quando interessi geopolitici fanno economia delle tragedie umane, Roccati ha voluto “raccontare una storia diversa, che parla di nuove cittadinanze, e di persone che si uniscono per difendere i propri diritti e riscoprono la solidarietà e l’amicizia, proprio nella condivisione della sorte, con l’ironia e la gioia del vivere”.