Giuseppe Pambieri

Stasera in scena L’Infinito Giacomo – Vizi e Virtù di Giacomo Leopardi. Intervista a Giuseppe Pambieri

locandina-Linfinito-Giacomo-JpgAndrà in scena stasera, all’interno dell’Estate Romana e della rassegna I Solisti del Teatro, lo spettacolo teatrale L’Infinito Giacomo – Vizi e Virtù di Giacomo Leopardi, diretto da Giuseppe Argirò e interpretato da un ispirato Giuseppe Pambieri. “L’imperfezione del genio, in tutta la sua irregolarità, conduce alla solitudine, a un pellegrinaggio estenuante nell’universo” – racconta Argirò. Per il regista, Leopardi è “un re senza regno, è Amleto che arriva oltre il limite del conoscibile, supera la coscienza affermando la vita nel suo groviglio inestricabile di bene e male; per il genio tutto è noia, è tedio incommensurabile”.

Il poeta di Recanati, con lucido disincanto, “affonda a piene mani nella verità – spiega Argirò – e ne trae la radice del dolore. Leopardi, affettuosamente Giacomo, nel nostro viaggio, non appare così distaccato e lontano dai piaceri terreni, non ci sembra affatto disinteressato a ciò a cui aspira la gente comune. Giacomo è vulnerabile, ansioso, riservato, schivo, eppure è pervaso da un desiderio inesauribile di vita. Giacomo è goloso, non può fare a meno di dolci, cioccolata, paste alla crema e gelati. In questo ricorda Mozart, altra creatura divina nella sua sregolatezza. Non a caso alcune delle sue più scandalose composizioni, fanno da contrappunto agli aneddoti più divertenti della vita di uno dei massimi autori italiani”.

Giacomo Leopardi

Giacomo Leopardi

Giuseppe Pambieri, formidabile attore tra cinema, teatro e televisione, interpreta Leopardi, con grande sincerità, confessando le sue paure come la sua fobia per l’acqua, i suoi desideri più intimi, la sua ambizione a vivere una vita normale. La poesia appare per lui come una maledizione divina che lo isola e lo fa soffrire. Ma, come conclude il regista, “Leopardi non è tutto nella sua poesia. La sua ricerca affettiva attraversa i secoli e incontra una disperata umanità che per sopravvivere alla storia che avanza, non può che stringersi in una solidarietà reale che diventa l’unica possibilità di sopravvivenza, ancora oggi per tutti noi”. Per approfondire il tema, abbiamo intervistato Giuseppe Pambieri.

Che esperienza è stata per lei portare in scena questo spettacolo?

Ne avevo un immagine distorta relativa e superficiale legata solo al pessimismo. Invece lo spettacolo che sto facendo mi ha fatto capire che il suo è un grido d’amore disperato e vitale che abbraccia tutti. Un’esperienza che mi emoziona ogni sera.

Si sente un “solista” come Leopardi?

Sì, a parte il gioco di parole, mi sento un solista come lui quando mi capita spesso di raccogliermi in me stesso e contemplare il mistero della natura.

Giuseppe Pambieri in scena

Giuseppe Pambieri in scena

Come se lo immagina Giacomo Leopardi, con il suo modo d’essere, immerso in questi tempi moderni fatti di comunicazioni virtuali e velocità sfrenata ?

Pur usufruendo dei vantaggi che ci offrono tutti i più sofisticati ritrovati tecnologici manterrebbe una sana diffidenza e stigmatizzerebbe l’arrogante tentativo dell’uomo di dominare l ‘infinita “Possanza” della natura.

Com’era studiare questo poeta sui banchi di scuola? Qual è la poesia che l’è rimasta più nel cuore?

Grazie a un professore illuminato l’ho amato molto da subito. La poesia a cui sono più legato è L’Infinito, per la sua profonda semplicità.

Intervista di Giacomo Aricò