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Stefan Liberski spiega Il Fascino Indiscreto dell’Amore, tra sensualità e Giappone

Trasposizione cinematografica del romanzo autobiografico Né di Eva Né di Adamo della scrittrice belga Amélie Nothomb, esce domani al cinema Il Fascino Indiscreto dell’Amore di Stefan Liberski con protagonisti Pauline Etienne e Taichi Inoue.

Tokyo Fiancée, questo il titolo originale del film, accompagna la giovane protagonista nella sua permanenza nel Paese dei suoi sogni, quel Giappone nel quale è nata per caso e che ha lasciato quando aveva solo cinque anni. Infatti Amélie (Pauline Etienne) torna in Giappone piena di entusiasmo e d’illusioni e per mantenersi decide di dare lezioni di francese.

Incontra così Rinri (Taichi Inoue), il suo primo e unico studente, un giovane giapponese con il quale crea subito un rapporto molto intimo. La storia d’amore fra due giovani coetanei appartenenti a culture diverse è un confronto diretto fra abitudini, caratteristiche e modi di vivere estremamente lontani. Tra sorprese, momenti felici e le insidie di uno shock culturale che insieme poetico e divertente, Amélie scopre al contempo sé stessa e una parte di Giappone che non aveva mai nemmeno immaginato prima.

Rinri e Amélie

Rinri e Amélie

La storia è semplice: Amélie e Rinri s’incontrano, si piacciono, per un certo periodo passano piacevolmente del tempo insieme, si lasciano” racconta didascalico Stefan Liberski. Dopo il romanzo, il film dà a sua volta una nuova declinazione di questa storia universale. Per far questo, utilizza dei temi che sono l’asse portante del libro di Amélie Nothomb: il Giappone, la fine dell’adolescenza, la sensualità, l’alterità, il fascino della bellezza. Spesso avvolto da una bruma che lo tiene celato, il Giappone di Tokyo Fiancée appare come un bozzolo umido dove Amélie può compiere la propria metamorfosi, metafora di quel luogo al tempo stesso reale e immaginario che, uscendo dall’infanzia, lasciamo. Ancora ragazzina quando ritorna nel Giappone della sua infanzia, quando lo lascia per la seconda volta Amélie è una giovane donna.

Più che una scoperta dell’amore, la protagonista di questa storia vive un’iniziazione alla sensualità. Il sesso si confonde per lei con la golosità. Il gusto dei cachi maturi si fonde con quello dell’erotismo giapponese dei bagni e delle fonti termali. I corpi si scoprono nell’acqua calda dei furô e degli onsen. Per la giovane Amélie, l’amante giapponese appare come un’alterità misteriosa. Rinri ha al tempo stesso l’universalità della bellezza e una singolarità irriducibile. Nel film riecheggiano fra loro l’alterità del Giappone, l’alterità sessuale che – ancora ragazzina – Amélie scopre, e l’alterità della bellezza. Attraverso le immagini di un’estetica assertiva, la mia intenzione è di far sentire in un modo diverso la bellezza del Giappone: il paese del sol levante può ancora rivelarsi, per noi come per la protagonista, molto inatteso.

Pauline Etienne

Pauline Etienne

Il film non trascura di riprendere, in certi casi anzi accentuandola, la grande comicità e l’umorismo del testo originale. Tokyo Fiancée è anche l’abbozzo del ritratto d’una città e di un paese. Ad un certo punto la catastrofe di Fukushima irrompe nel film, il quale in questo si allontana dal romanzo, ma non poteva essere altrimenti: è impossibile descrivere il Giappone di oggi passando sotto silenzio Fukushima.

Seguiamo infine i rapporti singolari che esistono in Giappone fra interiorità ed esteriorità. Le vie di Tokyo sono spesso percepite mentre sfilano dietro i vetri della Mercedes del padre di Rinri, i volti dei due ragazzi sembrano un po’ sperduti dentro una macchina troppo grande per loro. Se la giovane coppia si chiude in casa, con tutte le imposte chiuse, Amélie subito dopo affronta una camminata nell’immensità del paesaggio che circonda il Fuji.

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A nostro modo – spiega il regista – abbiamo cercato di dare un ritmo a queste oscillazioni così profondamente giapponesi tra la «stanza privata» (ima) e la «grande natura» (shizen), tra il nascosto e l’aperto, tra il discreto e l’ostentazione, tra l’antico e l’ipermoderno, Tutte quelle coppie di opposti che, alla maniera di Adamo ed Eva, bilanciano il bel libro d’Amélie Nothomb”.

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