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Una Psichedelia Nera, il viaggio tra nord e sud di Stefano Virgilio Cipressi

Sulla piattaforma di Produzioni dal Basso è partita una campagna di crowdfunding per la realizzazione di Una Psichedelia Nera, film-documentario scritto e diretto da Stefano Virgilio Cipressi e prodotto da Fujakkà, sostegno al cinema indipendente. Si tratta di un road movie tra documentario e finzione che si svolge tra due confini: quello nord, la porta sull’Europa costituita dalle Alpi e quello sud, ai bordi del Mediterraneo. In mezzo, un viaggio-radiografia fatto di incontri che possano raccontare lo stato di cose nel Paese, sul modello di Conversazioni in Sicilia di Elio Vittorini.

Una Psichedelia Nera

Un operatore video, dipendente di una televisione, è a Venezia per girare i provini del casting dell’ennesimo talent show. Mentre il regista intervista i candidati, l’operatore sente qualcosa e si allontana. Senza che nessuno se ne accorga, porta con sè la videocamera con le registrazioni. Una collega dell’operatore, Giulia, mandata via dalla Tv qualche mese prima, viene richiamata dal capo e le vien chiesto di partire per cercare il collega ma, soprattutto, le cassette coi provini, senza le quali il programma non può partire. Giulia ritroverà l’operatore nel sud Italia, ai bordi del Mediterraneo, e scoprirà il motivo del suo allontanamento.

Finzione e documentario

Una Psichedelia Nera è diviso in due parti: la prima, di finzione, con il viaggio di Giulia sulle tracce dell’operatore, ed incentrata sul “ritorno in società” della protagonista. Giulia s’era infatti ritirata, rappresentando quel riflusso nel privato che ha investito la sua generazione e la successiva. Un riflusso nel privato doloroso, inerme. È la parte del film nel quale, tramite una voce fuori campo che rimugina, riflette, procede a tentoni, la protagonista trova la forza di ricercare non solo l’operatore ma anche il legame col Paese in cui è cresciuta e che ora le fa spavento. Il secondo viaggio, la sezione documentaria del film, è quella nella quale ogni situazione sembra spiegare lo spavento di Giulia, la negazione che agisce all’improvviso nell’operatore, lo sconcerto di un’intera generazione. Si susseguono narrazioni dal basso, in prima persona, voci nascoste o poco ascoltate, in spazi di solitudine ma anche di rabbia, solidarietà, spazi di ricostruzione personali e collettivi.

Riprese paesaggio - Una psichedelia nera

Un lungo lavoro di ricerca

Il film nasce da un lavoro di ricerca di due anni, in cui sono state raccolte oltre 260 storie di sfruttamento e morti sul lavoro, diritti negati, razzismo, conflitti sociali,tenendo una sorta di mappa-diario dell’Italia di oggi. Alcune di queste storie rappresenteranno la spina dorsale del lungometraggio. Lo scopo non è quello di delineare un quadro esaustivo o un’analisi scientifica della società nella quale viviamo, ma di rintracciare legami invisibili tra vicende apparentemente lontane, cercare di comprendere fenomeni oltre la confusione dell’informazione quotidiana, fissare dei volti, delle storie, dei luoghi.

Stefano Virgilio Cipressi racconta…

Sono diversi anni che vorrei fare questo film; per uno che si stanca presto delle cose, è un buon inizio, la promessa di una motivazione reale, sincera. Cosa c’è di me in Luca, l’operatore che smette, pirandellianamente, di riprendere, attirato all’improvviso da un urlo? La stanchezza della manovella girata e girata per campare, le immagini come frutti della terra che non colgo per me, il lavoro del cinema nella sua alienazione. Cosa c’è in me di Giulia che viene richiamata a lavoro per cercare Luca e riconsegnare cosi i provini spariti del nuovo talent show? L’idea che non si debba annegare nella stupidità, che la banalità è un mare che va navigato a modo e perbene, con una bussola, altrimenti meglio tenersi per un po’ a riva“.

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Dicevo di una motivazione autentica: una spia rossa, come quelle delle porte di emergenza, è sempre accesa sul fondo, sbiadisce quando immerso in altri progetti, ma non si spegne, questo film resta una necessità. Del road movie è stato detto tutto, a parole il genere si è esaurito. Per nostra fortuna, poiché è fatto di strade e di incontri, il film di viaggio non ha da temere, si farà finché ci saranno luoghi da raggiungere e visi in cui specchiarsi, pezzi di terra su cui poggiare il cavalletto. Devo andare a vedere delle cose, a chiedere di alcune storie, a farmi raccontare di alcune vicende che ho raccolto negli ultimi due anni, per dire che molte cose si tengono insieme: nel mare della stupidità una rete raccoglie detriti e resti e ne fa la conta in superficie. Nel bagagliaio: sfruttati/sfruttatori è ancora una dicotomia valida, nomi e cognomi trovati sul giornale, camminare domandando per rifarsi un’idea sul Paese, quella frase di Sartre che dice come tutti i sognatori ho confuso il disincanto con la verità, cinque parole di Kerouac uno-stupore-di-mia-fabbricazione, gli strumenti della piccola troupe del film. E che nel bagagliaio ci sia anche un po’ di libertà“.

Per sostenere questo film tutte le info qui: https://www.produzionidalbasso.com/project/una-psichedelia-nera-film-indipendente/