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Untitled, il lungo viaggio senza fine di Michael Glawogger e Monika Willi

Il 17 aprile alla Casa del Cinema di Roma verrà presentato in anteprima Untitled – Viaggio Senza Fine, il film progettato e parzialmente diretto da Michael Glawogger che nell’aprile del 2014 morì durante le riprese. Ultimato dalla sua montatrice Monika Willi, Untiled ci accompagna in un’immersione nel mondo attraverso un viaggio tra Italia, Balcani e Africa alla ricerca dell’inaspettato.

“Questo, ho pensato, è come può essere un film. Un movimento che viene interrotto solo in rare occasioni, e se succede è solo per un evento sorprendente. Non aspettare, ma continuare sempre a guidare, perché è solo attraverso il maggior movimento possibile che le storie arrivano da te. Solo quando la vita da sé arriva a un punto morto, dobbiamo arrestarci anche noi e stare fermi finché non abbiamo sperimentato cosa c’è da provare e filmato ciò che deve essere filmato”.

Parole del compianto Michael Glawogger che, scardinando il concetto stesso di racconto, nel dicembre del 2013 decise di partire per un anno attraversando tutti i continenti senza fermarsi. Volle filmare andando semplicemente incontro a ciò che accade e lasciandosi stupire dall’inatteso. Serendipity è l’unico concetto e l’unica regola creativa a cui attenersi. Dopo 4 mesi e 19 giorni Glawogger morì improvvisamente durante le riprese. Monika Willi, sua storica montatrice, raccolse la sfida all’imprevisto e la continuò. Regalandoci un omaggio sulla bellezza travagliata del mondo e un inno alla potenza visiva e poetica di questo regista.

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Il progetto di Glawogger era di intraprendere un viaggio intorno al mondo per un intero anno senza interruzioni. Il film che ne sarebbe risultato avrebbe mostrato il mondo così come si presentava alla troupe in questa situazione sperimentale, infinitamente aperta. Naturalmente, era stato preparato un itinerario di massima e alcune località erano state decise in anticipo, ma a parte questo non c’era nessun tema, nessuna trama, nessun filo conduttore. Glawogger voleva catturare il mondo com’era, senza aspettative o filtri.

Ho ricevuto il primo girato dopo un paio di settimane, senza commenti, ma la troupe era curiosa di sapere cosa ne pensavo e che primi tagli drastici avrei fatto – racconta la montatrice Monika Williper giorni ho guardato strade deserte, edifici pieni di proiettili, case in costruzione abbandonate e palazzi sfarzosi, molti dei quali ancora incompiuti. Qual è la prima immagine? Dove faccio il primo taglio?”. I suoi primi filmati erano quello che lei in tedesco definisce fläche e che potremmo tradurre con campi: “questo modo di procedere piaceva molto a tutti e così ne ho creati altri. Questo processo ha aiutato a perfezionare l’approccio stilistico del film, non solo in montaggio, ma anche sul campo, in termini di riprese. Tutto era nuovo. L’assoluta libertà del concetto di partenza ci lasciava senza punti d’appoggio, offrendoci allo stesso tempo ampio spazio al dubbio”.

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Ad un certo punto è saltato fuori il concetto di serendipity: “penso che sia stato a Selce, in Albania, dopo aver filmato una spedizione fugace per poi imbattersi in un pickup bianco con un cane super speciale – continua la Willi – Serendipity era la nostra unica linea guida, un misto tra l’aspettativa che qualcosa accadrà e l’abbracciare completamente la natura accidentale di come questo avverrà”. Quando il progetto era già ampiamente avviato, nell’aprile 2014 Michael Glawogger morì in pochi giorni drammatici in Liberia per una delle forme più aggressive di malaria.

Dopo lo shock e il lutto, il pensiero che il materiale girato fino a quel momento nonostante la morte dovesse diventare un film, è diventato il più grande desiderio di Monika Willi: “il vuoto lasciato dalla sua morte era un peso artistico schiacciante e quasi travolgente. Come avrei dovuto progettare, assemblare, montare senza di lui? L’apertura radicale del concetto che volevamo seguire non ha reso le cose più facili. Ogni decisione che ho preso è stata una decisione senza di lui e forse contraria alle sue intenzioni. Ma ad un certo punto ho dovuto affrontare la sfida. L’impotenza e la morte avrebbero vinto”.

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Così anche la Willi ha intrapreso un viaggio attraverso il filmato, nelle immagini. I settantuno giorni di riprese hanno prodotto scene di ricerca, narrazione e documentazione: “c’erano persone, animali, paesaggi e edifici, di tenebre e di fuoco, di paradisi remoti, di vita piena di colori. Li ho visti come un codice poetico che mostrava cambiamento e trasformazione. Ho guardato il girato migliaia di volte, fino a quando le connessioni sembravano rivelarsi, temi, idee chiave, centri di potere. Il primo passo verso lo sviluppo della struttura del film”. Ed è così che è nato questo film, nello stile e con le idee di Monika Willi: “ho cercato di assemblare le scene potenti e poetiche in modo da distillare un ritratto molteplice e visivamente potente del mondo”.

“Untitled è un canto del cigno per la vita quotidiana di persone e animali”.

Monika Willi