I Villeggianti 0

Valeria Bruni Tedeschi, emozioni in Costa Azzurra tra I Villeggianti

Presentato Fuori Concorso alla 75. Mostra del Cinema di Venezia giovedì 7 marzo arriva al cinema I Villeggianti, il film diretto e interpretato da Valeria Bruni Tedeschi al fianco di un grande cast: Pierre Arditi, Valeria Golino, Noémie Lvovsky, Yolande Moreau, Laurent Stocker, Riccardo Scamarcio.

Il film

Una grande e bella casa sulla Costa Azzurra. Un posto che sembra fuori dal tempo e distante dal resto del mondo: è qui che Anna si reca con la figlia per qualche giorno di vacanza. Tra famiglia, amici e personale di servizio, Anna (Valeria Bruni Tedeschi) deve affrontare la sua recente rottura con il compagno e la scrittura del suo nuovo film. Tra risate, rabbia e segreti emergono paure, desideri e rapporti di potere. Ognuno dei villeggianti ignora i rumori del mondo per far fronte ai misteri della propria vita.

In Costa Azzurra, lontani dal mondo

Valeria Bruni Tedeschi ha raccontato il film attraverso alcune tematiche.

Da quando sono nata, ho sempre trascorso le vacanze in una grande e bella casa sulla Costa Azzurra. È un posto senza tempo e lontano dal resto del mondo. Con questo film, racconto la storia di un gruppo di persone in questa casa: la famiglia dei proprietari, gli amici e i dipendenti. Descrivo la solitudine di ognuno di essi, nonostante si trovino insieme, le dispotiche dinamiche nei rapporti, le paure, la vergogna, la rivolta, i desideri e gli amori. La mia intenzione è di raccontare come ogni persona scelga deliberatamente di ignorare il frastuono del mondo esterno, il tempo che passa, la morte in agguato; come ognuno sia solo di fronte al mistero della propria esistenza”.

Valeria Bruni Tedeschi e Riccardo Scamarcio

Valeria Bruni Tedeschi e Riccardo Scamarcio

Un film autobiografico

Quando scrivo ho bisogno e ho voglia di lavorare a partire da una realtà vicina, che conosco. Ho bisogno di lasciarmi ispirare da quello che vedo, che vivo, dalla gente che vive accanto a me. Ma lavorare su un materiale autobiografico implica non poter essere gentili con se stessi e con i propri cari. Per comprenderli meglio, per amarli di più, devo sentirmi libera di maltrattarli. I personaggi ai quali osiamo guardare con crudeltà sono molto più umani, più teneri e suscitano maggiore empatia di quelli che cerchiamo di proteggere. Che conseguenze ha questo tipo di lavoro? Come reagiscono quelli attorno a me? Come reagisco io ai loro rimproveri o al loro stupore? Come faccio a continuare a lavorare nonostante tutto questo? Quanto mi limita?“.

Come Anna

In un certo senso ho “regalato” al personaggio di Anna questi stessi dubbi e queste angosce. Anche lei deve girare un film. Anche lei riceve la visita del fantasma di suo fratello. Neanche lei, nonostante i sensi di colpa e la paura, riesce a rinunciarci. Perché per lei, come per me, il lavoro è un modo per non annegare. Anna cerca continuamente di sostituire il lavoro al panico, come se l’uno potesse annullare l’altro. La sua lotta, come la mia, è goffa, confusa, a tratti inutile e assurda, ma tenace e vitale. La storia del gruppo e quella di Anna procedono a lungo in parallelo, sfiorandosi appena. E’ stato necessario trovare dei legami tra questi due mondi. Trovare il modo di farli interagire. Di farli stridere. Di farli dipendere uno dall’altro. Di fare in modo che si modificassero e si minacciassero reciprocamente. Alla fine la tensione alla base del film è scaturita dalla battaglia personale di Anna per sopravvivere ad una pena d’amore e per continuare a lavorare“.

Valeria Golino

Valeria Golino

L’influenza di Čechov e Chéreau

Fin dall’inizio sono stata ispirata da due pièce teatrali: «La trilogia della villeggiatura» di Goldoni e «I villeggianti» di Gorkij. Ma, in generale, sono Čechov e la sua visione del mondo che mi aiutano a lavorare. I suoi drammi e i suoi racconti mi fanno ridere, mi commuovono, mi consolano, agiscono come una lente di ingrandimento che mi permette di osservare meglio la vita. Ho scoperto Čechov all’epoca della scuola di teatro alle Amandiers, diretta da Patrice Chéreau e da Pierre Romans. Avevo vent’anni. I personaggi delle sue pièce, dall’aria consunta e fallita, avevano spesso solo qualche anno più di me. Mi identificavo con loro e con la sensazione di non riuscire a vivere pienamente la vita mentre il tempo passa. Il fallimento dell’amore. L’inutilità della propria esistenza. I brandelli di speranza e di gioia. La paura della morte. E poi una battuta che fa ridere e distrae dalle angosce più profonde“.