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Valerio Mastandrea sogna ad occhi aperti in La Felicità è un Sistema Complesso

Presentato ieri al 33° Torino Film Festival, sarà nelle sale da giovedì 26 novembre La Felicità è un Sistema Complesso, il film con protagonista Valerio Mastandrea sotto la regia di Gianni Zanasi, che già l’aveva diretto nel suo ultimo Non Pensarci (2007).


Enrico Giusti (Valerio Mastandrea) avvicina per lavoro dei dirigenti totalmente incompetenti e irresponsabili che rischiano ogni volta di mandare in rovina le imprese che gestiscono. Lui li frequenta, diventa loro amico e infine li convince ad andarsene evitando così il fallimento delle aziende e la conseguente perdita di migliaia di posti di lavoro. È il lavoro più strano e utile che potesse inventarsi e non sbaglia un colpo, mai.

Ma una mattina un’auto cade in un lago e tutto cambia. Filippo (Filippo Lievi) e Camilla (Camilla Martini), due fratelli di 18 e 13 anni, rimangono orfani di un’importante coppia di imprenditori. Enrico viene chiamato col compito di impedire che due adolescenti possano diventare i dirigenti di un gruppo industriale d’importanza nazionale. Dovrebbe essere il caso più facile, il coronamento di una carriera, ma tutto si complica e l’arrivo inatteso della fidanzata straniera di suo fratello rende le cose ancora più difficili. In realtà sarà il caso che Enrico aspettava da tanto tempo, quello che cambierà tutto, per sempre.

Filippo Lievi e Camilla Martini

Filippo Lievi e Camilla Martini

L’immagine iniziale da cui è partita l’idea del film, è stata per Gianni Zanasi quella di due giovani ragazzi che si trovano catapultati in una situazione più grande di loro, non voluta, la peggiore, quella di un lutto. Due fratelli giovanissimi, improvvisamente soli e indifesi ma anche investiti di un potere enorme e sproporzionato di cui diventano consapevoli, che non potevano far altro che farsi delle domande.

Dove sarebbero andati? Cosa ne avrebbero fatto, non solo della loro vita, ma anche di tutte quelle che da adesso in poi sarebbero dipese in un qualche modo da loro? A chi avrebbero potuto chiedere almeno un consiglio? Due adolescenti che possono tutto. Ed è qui che arriva Enrico Giusti, il protagonista.

Valerio Mastandrea

Valerio Mastandrea

Enrico è un quarantenne vestito in un completo scuro, con luci diverse sul viso e una doppiezza silenziosa dentro, “in una parola: un adulto” come spiega Zanasi. Anche a Enrico non piace il suo vestito, ma – a differenza del ragazzo – lui deve fingere il contrario. Perché Enrico è in un zona della vita in cui le domande da sole non bastano, occorrono anche delle risposte. È un’età dura, quella in cui, se vuoi, puoi davvero cercare di cambiare qualcosa, anche se questo significherebbe sporcarsi le mani. E quanto costa questo ‘sporcarsi’?

A differenza dei ragazzi, il nostro protagonista ha un passato che, come per molti, è un po’ irrisolto. Ha un fratello più piccolo che ha dovuto crescere da solo come meglio ha potuto, il quale ora per vigliaccheria gli lascia in casa, come un pacco, una fidanzata straniera – innamorata e ferita dal veleno di una bugia assurda – che lui non riesce a lasciare in modo decente. Tutto questo Enrico se lo porta dentro, mentre intanto si dedica al suo lavoro, appassionante ma totalmente contorto, come la sua vita.

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Parlando del suo personaggio, Valerio Mastandrea spiega: “Questo è uno che crede di fare del bene al mondo e a se stesso facendo un lavoro spregevole anche se in realtà sotto c’è una lettura sua personale molto in linea con una lotta quotidiana per un mondo migliore”. L’incontro con nuove realtà, sia nel lavoro che nella vita privata lo fanno un po’ vacillare, e ritrova l’Innocenza.

Rimette in discussione tutto – continua l’attore – perché ha sempre cercato di fare andare le cose in una certa maniera senza però mai arrivarci”. Quindi quella di Enrico “è la storia di una persona che si sveglia – non che dormendo sognasse delle cose – e inizia a sognare ad occhi aperti, che è un po’ meglio”.

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Gianni Zanasi spiega che il suo è un film “che non parla tanto di ‘massimi sistemi’ ma di qualcosa di preciso e tangibile che ho avvertito e respirato come una nota di fondo in questi ultimi anni dentro e intorno a me: la fatica del cambiamento, sia dal punto di vista collettivo che da quello personale, e di come questi piani siano intrecciati”.

Il regista ha deciso di raccontare la storia da dentro i personaggi, “dall’interno dei loro sentimenti complessi e sempre in movimento“. Personaggi come le persone vere nella vita, che diventano interessanti “quando cercano qualcosa e lo fanno in modo non del tutto coerente, sorprendendo se stessi per primi”. Una ricerca che ha dettato alla fine lo stile e il tono del film, in tutte le sue fasi, scrittura, preparazione, riprese e montaggio: “per me un film, oltre la storia che racconta, è ancora di più il modo in cui viene raccontata”.

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Per il regista il film fondamentalmente parla “di quanto sia necessario, indispensabile e allo stesso tempo ambiguo, cambiare, di come basti poco per diventare più grande e di come basti altrettanto poco per diventare un vecchio, e non soltanto in senso anagrafico, che è la cosa peggiore che possa capitare”. Insomma, un film sul cercare di crescere.

“Quando vado al cinema voglio che un film mi prenda e mi porti altrove, un altrove che mi riguarda. Come regista un mio sogno è una platea che si alza e si mette a ballare tutta insieme mentre continua a guardare il film”.

Gianni Zanasi