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VENEZIA 77 – In gara Laila In Haifa di Amos Gitai, fuori concorso il Cateno Veloso di Terra e Calil

Oggi vi presentiamo due film in programma questo martedì 8 settembre alla 77esima Mostra del Cinema di Venezia. Il primo, in Concorso, è Laila In Haifa di Amos Gitai. Il secondo, Fuori Concorso, è Narciso Em Fèrias di Renato Terra e Ricardo Calil.

"Laila In Haifa"

“Laila In Haifa”

Laila In Haifa

Nel corso di una notte, attraverso una serie di incontri e situazioni si intrecciano le storie di cinque donne, che nelle loro relazioni e identità personali sfidano ogni categoria e classificazione. Con un cast corale di attori israeliani e palestinesi, Laila In Haifa è un film drammatico e pungente, ambientato in un locale notturno nella città portuale di Haifa. Un’istantanea di vita contemporanea, in uno degli ultimi luoghi rimasti in cui israeliani e palestinesi si ritrovano per impegnarsi in relazioni faccia a faccia. Lo stesso club diventa di vitale importanza per la trama del film. Amos Gitai ci consegna un’immagine delicata e umana della vita nella regione. Laila in Haifa è un luogo di incontro, un momento di dialogo, in una terra che soffre di odio e violenza cronici. E ci pone alcune domande: come possono le arti creare uno spazio in cui le persone riescano a esprimere le loro diverse identità, cercando modi per una pacifica convivenza? Come può il linguaggio del cinema, accostando frammenti di storie, creare un comune tessuto umano?

Amos Gitai racconta…

È una sera cupa, buia e umida nella città portuale di Haifa. Entriamo in un bar, apparentemente per vedere la mostra di un fotografo attivista israeliano. Gil incontra la direttrice della galleria, Laila (che in arabo è un nome proprio e in ebraico significa anche “notte”), e viene trascinato in un labirinto di relazioni umane. Il club, Fattoush, è infatti un rifugio per le persone più disparate: uomini e donne, etero e gay, ebrei e arabi, radicali e moderati. Il film dimostra che si può essere diversi, e che non si deve necessariamente uccidere o distruggere l’altro. Ogni società ha bisogno dell’altro: è un aspetto della modernità, che supera i confini del Medio Oriente. A noi – all’artista, al regista, al viaggiatore – non resta che posare un altro mattone nel muro”.

Amos Gitai sul set del film

Amos Gitai sul set del film

Narciso Em Fèrias

Il 13 dicembre 1968, la dittatura militare in Brasile approva la Legge Istituzionale n. 5 – ribattezzata in seguito AI-5 – che segna l’inizio della fase più violenta e repressiva del regime. Quattordici giorni più tardi, il cantautore Caetano Veloso viene arrestato. Prelevato dalla propria casa di San Paolo da agenti in borghese che si rifiutano di spiegare la ragione del suo arresto, Caetano è trasferito a Rio de Janeiro. Viene confinato in cella di isolamento per una settimana e successivamente rinchiuso in un’altra cella e sottoposto alla più dura prova della sua vita. Complessivamente rimane in carcere per cinquantaquattro giorni.

Cinquant’anni più tardi, Narciso Em Férias ripercorre i ricordi e le riflessioni di Caetano durante il periodo di detenzione. Attraverso un ritratto intimo e dettagliato dei giorni trascorsi in isolamento, egli ricorda e interpreta le canzoni che segnarono il periodo della sua incarcerazione, oltre a ripercorrere le vicende dolorose vissute e condivise con altri detenuti, come l’amico Gilberto Gil, che fu arrestato lo stesso giorno. Caetano fornisce nuove informazioni ricevute dal regime dittatoriale in merito alle ragioni della sua detenzione, rivelando l’opinione della dittatura nei suoi confronti e gettando luce sulla brutalità arbitraria che caratterizzò quel capitolo della storia brasiliana.

"Narciso Em Férias"

“Narciso Em Férias”

Renato Terra e Ricardo Calil raccontano…

All’età di ventisei anni, Caetano Veloso viene arrestato dalla dittatura militare che governava il Brasile. Cinquant’anni più tardi, l’anziano artista ricorda il tempo trascorso in carcere e condivide la sua esperienza di isolamento, solitudine e angoscia. Il film esclude quanto non è strettamente necessario e si concentra sulle parole, sui gesti e sullo sguardo di Caetano Veloso. Come sottolineato dal maestro brasiliano del documentario João Moreira Salles “si tratta di una scelta sia estetica che morale. Di fronte a tanta violenza, qualsiasi ridondanza sarebbe ingiusti cata. Questo è un film sul Brasile, di allora e di oggi. I fantasmi sono tornati”.