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Ameluk, il manifesto di fratellanza di Mimmo Mancini

Interamente girato in Puglia tra Mariotto, Castel del Monte, la Cattedrale di Bitonto e quella di Trani, è da giovedì 9 aprile al cinema Ameluk, l’opera prima di Mimmo Mancini il cui slogan recita “tratto da una storia che potrebbe essere vera”. Ambientato in un piccolo centro tra gente semplice, il film vede protagonista l’eterna diatriba tra cristiani e “infedeli” in tutte le sue declinazioni, dal drammatico al comico.

È Venerdì Santo. A Mariotto, un minuscolo paese della Puglia, tutto è pronto per la Via Crucis, ma l’interprete di Gesù, il parrucchiere Michele, Paolo Sassanelli, si siede per sbaglio sulla corona di spine. È l’inizio del calvario. Il tecnico delle luci, Jusef, detto Ameluk, interpretato da Mehdi Mahdloo Torkaman, è mandato inconsapevolmente allo sbaraglio dall’amico parroco per sostituirlo nel ruolo di Cristo, ma è un musulmano.

La notizia desta scalpore e fa il giro del mondo e l’opinione pubblica del piccolo paese pugliese si spacca in due. Personaggi e momenti a volte esilaranti, calati in un’atmosfera variopinta, fanno da sfondo alle disavventure del povero Ameluk, che tra un colpo di scena e l’altro cercherà, a suo modo, di riportare la pace nel paese.

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Mimmo Mancini racconta un aneddoto: “nell’estate 2005, ero a Bitonto, il mio paese d’origine a pochi chilometri da Bari, a bere con alcuni amici dell’ottimo Primitivo nella città vecchia. Con noi, c’erano due marocchini perfettamente integrati – tanto che parlavano con una perfetta cadenza dialettale. Mi colpì la loro voglia di far parte del gruppo e la naturale capacità dei miei amici di farli sentire italiani. A nessuno di noi sarebbe venuto in mente di dire : “Ah, ma sono musulmani!”

Il giorno successivo, assistei a una processione sacra. Due degli amici incontrati la sera precedente portavano in spalla la statua di un santo. Una strana idea mi fece sorridere: “E se accanto a uno dei due italiani, chiari e cattolici, ci fosse uno dei due marocchini, scuro e musulmano?” Magari per un’emergenza, per sostituire un amico. Sarebbe mai venuto in mente a qualcuno di dire: “Sacrilegio! Quello è un musulmano!”.

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Ameluk – dice il regista – è un film contro i pregiudizi religiosi e etnici. Per far questo ho scelto un tono seriamente divertente dove l’attualità va di pari passo al livello parodistico sotteso a tutta la vicenda. Il tema del film è chiaro – aggiunge – venirsi incontro è il modo migliore per vivere in pace, e imparare l’uno dall’altro è il modo per crescere. Per far trionfare questo valore bisogna prima sconfiggere egoismi, timori, ignoranza, campanilismi e la paura del diverso”.

“Il mio più intimo desiderio è realizzare la fratellanza fra gli uomini: indù, musulmani, cristiani, parsi, ebrei. Non vi è limite all’estensione dei nostri servizi ai nostri vicini al di là delle frontiere fatte dagli stati. Dio non ha mai creato frontiere”

Gandhi


Parola al regista

Crediamo che la situazione sociale italiana e gli eventi rivoluzionari ancora in corso nel sud del Mediterraneo rendano Ameluk un film attuale. Questi i motivi per cui crediamo che questo film sia importante oggi:

•Per parlare di integrazione, che è la chiave che può arricchire sia chi arriva che chi accoglie. Ricordando che l’Italia è frutto dell’integrazione e dell’eredità di tantissimi popoli e culture che l’hanno attraversata: Greci, Romani, Arabi, Spagnoli, Francesi, Austriaci…

•Per parlare di immigrazione perché è un fenomeno che c’è stato, c’è e ci sarà in futuro. Solo parlandone si può tentare di trovare insieme un modo per gestirlo con saggezza e lungimiranza. Per ricordare che anche noi italiani siamo immigrati a milioni in cerca di una vita migliore e che ora sono altri a farlo, venendola a cercare qui da noi.

•Per combattere i pregiudizi e i razzismi religiosi, perché sono queste le cause di molte difficoltà tra le varie etnie nelle nostre città, pretesti di guerre e del terrorismo internazionale nel mondo.

•Per provare a cercare insieme una perseguibile via di mezzo nel nostro paese, perché solo la ricerca dei punti di contatto tra i vecchi e i “nuovi” cittadini italiani possono offrire un equilibrio stabile e duraturo ovunque.

•Per dare voce e per rassicurare chi teme la perdita dei propri valori mostrando che la venuta del nuovo è spesso lo stimolo per una migliore presa di coscienza di ciò che ci appartiene e di ciò che ci deve appartenere.

•Per dare al cinema indipendente, un’opportunità per contribuire alla creazione di una società consapevole dei problemi che vive ogni giorno, perché il cinema ha la grande potenzialità di trasmettere temi scottanti anche attraverso storie divertenti come quella di Ameluk.

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