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ANTEPRIMA – Into The Storm il folle autentico vortice di questi tempi

Sono andato a vedere Into The Storm qualche giorno fa, nel bellissimo e suggestivo cinema Don Natale Leone ad Albisola Superiore, alle porte di Savona. Solo qualche momento prima, e solo un po’ più in là, sulla località marina di Arenzano si erano imbattute diverse trombe d’arie, davvero sconvolgenti. Io sono entrato al cinema senza ancora saperlo.

Fin dalla prima scena, il film diretto da  Steven Quale e scritto da John Swetnam, mi ha colpito per la potenza delle immagini: un gruppetto di amici viene travolto da una tromba d’aria, nella notte. Da questo episodio inizia tutta la storia, ambientata nella cittadina di Silverton. Mentre le nubi cominciano a colorarsi di nero, vediamo così la famiglia Morris, con il rigido papà Gary (Richard Armitage), rimasto vedovo e diventato freddo e autoritario con i due figli che vanno nel liceo di cui è Vice Preside, Donnie (Max Deacon) e il più giovane Trey (Nathan Kress).

Donnie e Trey

Donnie e Trey

Parallelamente, un gruppo di documentaristi guidato da Pete (Matt Walsh), aspetta che lo stesso temporale che ha ucciso i ragazzi all’inizio del film torni con maggiore veemenza. Il capo truppa vuole riprendere tutto per guadagnarsi un bel po’ di soldi. Insieme a lui c’è l’esperta meteorologa Allison Stone (Sarah Wayne Callies) e altri giovani reporter e operatori di macchina. Tutti aspettano la Tempesta del Secolo che, puntuale e crudele, arriverà. Per filmarla, Pete si muove su un vero e proprio carrarmato, il Titus, che nessun cataclima potrebbe mai distruggere o spazzar via.

Fin da subito si capisce la malinconia che vive Donnie, in cattivi rapporti con il padre che non riesce a dargli degne attenzioni. Trey è invece più spensierato e cerca di convincere il fratello maggiore a provarci con Kaitlyn (Alycia Debnam-Carey), proponendosi di sostituirlo per riprendere la consegna dei diplomi. Donnie accetta e per far colpo sulla ragazza (di cui è innamorato da sempre) la accompagna in un capannone per aiutarla a girare una video inchiesta. Intanto comincia a tirare il vento, le nubi si fanno rapide e pesanti, la pioggia è pronta a spegnere il sole d’inizio film per cadere copiosa e incessante. Così, dopo aver assistito ad una prima grandinata d’antipasto, la troupe di Pete parte all’arrembaggio perché capisce che la tempesta sta arrivando e per potersi riempire le tasche con il documentario occorre riprendere tutto.

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Dopo questo preambolo inizia ufficialmente la giornata apocalittica di Silverton, tra trombe d’aria, folate di vento che spazzano via tutto, fulmini, saette, acquazzoni. Fino ad arrivare al finale del film, quando si formerà un immenso tornado che raderà al suolo qualsiasi cosa (e anche il Titus tremerà…). Case distrutte, pali della luce abbattuti come birilli, alberi sradicati che volano come proiettili. Non manca, a mio avviso, anche una citazione di Twister quando ad un certo punto si vede volare una mucca gonfiabile (in Twister era vera).

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I protagonisti si troveranno così a vivere un vero e proprio incubo, senza preavviso. Una corsa contro il tempo, in tutti i sensi. I secondi si fanno preziosi e decisivi, mentre il clima sfida l’Uomo dopo che quest’ultimo calpesta l’ambiente da secoli, incurante ed egoista verso la natura. A smorzare la drammaticità degli eventi, in vari punti della storia si vedono due ubriaconi che, impavidi e pazzi, cercano di filmarsi durante il peggio per mettere il video su Youtube andando a caccia di milioni di visualizzazioni, davvero disposti a tutti per un po’ di notorietà (e di tipi così ce ne sono sempre più).

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Il film di Quale si muove su schemi di sceneggiatura ormai classici e consolidati: il buffo preambolo (i ragazzi che si sfottono, la scuola, la ragazza dei sogni, i due pazzoidi che si filmano in assurde acrobazie) in attesa della catastrofe, che viene chiamata e che arriva puntuale. Così come altri temi, ricorrenti, ormai veri e propri cliché dei disaster movie americani. Penso alla figura del padre che cerca riscatto nei confronti dei figli e che tira fuori un coraggio che sembrava non avere (già visto con Tom Cruise in La Guerra dei Mondi o con John Cusack in 2012, o anche in The Day After Tomorrow). Anche i figli sembrano aprirsi ai propri genitori (mi riferisco ai video d’addio che preparano nel capannone Donnie e Kaitlyn). Ma è possibile che le persone per dimostrare il loro amore debbano aspettare un cataclisma?

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Penso ad un certo tipo di personaggi quando si parte in una spedizione avventurosa: chi fa il leone e chi viene divorato dalla propria paura. Penso al patetismo di certi comportamenti (la telecamera che non si molla mai anche se si sta per morire) o di certe frasi, e agli immancabili gesti eroici alla Armageddon. Penso alla bandiera americana che si vede alla fine del film quando bisogna unirsi e farsi forza per ricostruire tutto: l’America in questo sembra sempre voler insegnare qualcosa a qualcuno.

Il tema che invece ho trovato più interessante è quello legato ai video ed ai social network che ormai ci hanno schiavizzato. Riprendere tutto sempre e comunque è diventato un male di questi tempi, con i ragazzi che si chiudono in casa a fare videomontaggi piuttosto che uscire all’aperto. Cosa non si fa per avere dei click sul proprio profilo Youtube? Cellulari e videocamera puntate sul ciclone, rischiando la propria pelle, per la voglia di guadagno e successo: la tempesta sembra essere una punizione divina (alla Noah, per intenderci). L’uomo sfida la natura cercando di andare oltre i propri limiti, bramando il danaro (anche in La Tempesta Perfetta, il capitano George Clooney agì allo stesso modo per pescare un po’ di pesce…).

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La cosa più bella del film sono invece gli straordinari effetti speciali, davvero mozzafiato e di grande impatto. Anche la tempesta, in tutta la sua evoluzione, è ripresa in modo davvero autentico, senza spettacolarizzazioni che si allontanino troppo dalla realtà. È questo il più grande punto di forza della pellicola, che merita di essere vista proprio per questo aspetto. Quale, del resto, fin dall’inizio ci mostra i protagonisti come un documentario, con i nomi dei personaggi e la loro qualifica. Into The Storm diventa così il documentario che sognava Pete.

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A inizio film Donnie, su richiesta del padre, filma se stesso, il papà, il fratello, l’anziano vicino di casa e gli amici a scuola chiedendo a ciascuno come si immagina di essere tra oltre vent’anni. Dopo la terribile tempesta, tutti quanti capiscono che è già importante arrivare vivi alla fine di ogni giornata.

Esco dal cinema e vedo dei video spaventosi su Arenzano. Mi sembra di rivedere il film anche nella realtà. Il cambio climatico ha decisamente rubato molta di questa estate, provocando danni e anche morti. Bisognerebbe riflettere davvero su quello che sta accadendo, ma anche su noi stessi. È da tempo che siamo dentro ad una tempesta, ma purtroppo, per non essere definitivamente spazzati via, dovremo uscirne senza effetti speciali.

Giacomo Aricò