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Cristian e Palletta Contro Tutti, il film corsaro di Antonio Manzini

Per Cristian e Palletta la sfiga è finita. Ai due amici capita per le mani l’occasione della vita. Ma la vita è bastarda, si sa, e la famosa svolta si rivela una trappola micidiale. Libero De Rienzo e Pietro Sermonti, coppia collaudata del nostro cinema, tornano in Cristian e Palletta Contro Tutti, una commedia on the road divertente e colorata, al cinema dal 9 giugno. Dietro la macchina da presa, al suo primo lungometraggio, Antonio Manzini, autore del caso letterario Rocco Schiavone, protagonista di una serie di romanzi gialli, divenuti subito best seller.

Cristian (Libero De Rienzo) ha una sola via d’uscita: recuperare la pipì di un giaguaro nelle sperdute campagne pugliesi per portare a buon fine una missione pericolosissima. Questo è quello che può accadere a chi punta tutto sul famoso colpo di fortuna come unica possibilità per una svolta nella vita. Ed è quello che accade a Cristian, che non ha un lavoro e non ha voglia di trovarlo, anche perché non sa fare niente.

Dovrà fare i conti con i boss del quartiere Silvanello e Sergione, affidarsi al guru della droga John Benzedrina, convincere l’amico Palletta (Pietro Sermonti) a seguirlo nell’impresa, affrontare la donna cannone, dire almeno una volta la verità alla sua fidanzata Teresa e uscirne vincitore senza farsi sbranare.

Libero De Rienzo

Libero De Rienzo

Lasciamo ora spazio alla presentazione del film del regista Antonio Manzini.

Cristian & Palletta Contro Tutti è un film corsaro. Corsaro, perché è un racconto pensato e sviluppato sulla velocità e la leggerezza, come le navi dei pirati. Corsaro, perché arriva veloce e di nascosto nel porto, si prende l’attenzione del pubblico, lo emoziona e scappa via. Parla della crisi. È la commedia di un giovane, uno di quella generazione che più di chiunque altra pagherà il dazio di questi tempi assai difficili. È un ragazzo che, come la maggior parte dei suoi coetanei, non spera più in un lavoro. Non crede nella costruzione lenta, faticosa di una famiglia. Non crede nel futuro. Crede solo e soltanto nella “Svolta”.

La svolta si può presentare sotto diversi aspetti. Può essere una schedina vincente, oppure un biglietto della lotteria. Un gratta e vinci, una canzoncina stupida che guadagna miliardi in diritti d’autore, un colpo ad un furgone portavalori, una partita a poker o la partecipazione a un tele quiz. Insomma Cristian, questo è il nome del personaggio, è alla ricerca della sua schedina, dei suoi numeri fortunati. In una Foggia periferica, al nostro protagonista verrà concessa l’occasione della sua vita per dare un taglio alla povertà e sistemarsi una volta per tutte. Ma la sua incapacità di vivere, la sua ingenuità e la sua ignoranza non glielo permetteranno”.

Pietro Sermonti

Pietro Sermonti

I dialoghi dei nostri protagonisti rimandano, per struttura grammaticale e contenuti, alla cultura suburbana, al ghetto linguistico ed espressivo. Ma la cosa curiosa e interessante è che il loro mondo espressivo si avvicina all’esperienza del teatro dell’assurdo degli anni ’60. Il loro parlare, apparentemente vuoto, gira intorno sempre e soltanto all’inutilità e alla difficoltà di essere uomini, all’assenza di valori spirituali, all’impossibilità di costruire emotivamente rapporti umani e sociali. Le loro parole, come i loro atti, non costruiscono nulla. Galleggiano. Come una zattera su un pantano, pregando Iddio che non arrivi un’onda.

Il mio film vuole raccontare una crisi totale. Economica, sociale, culturale ed etica. Una scatola vuota dove le belle parole e le belle promesse sono come aria che la riempie. Ma, appunto, sono parole. E viverci in un mondo così privo di linfa vitale, non è facile. Lo sa Cristian, lo sanno i suoi amici, e lo sappiamo anche noi. Dalla Foggia periferica, grigia, estiva, calda e sonnacchiosa di un fine Luglio, si passerà, nell’ultima parte del film, ad un ambiente del tutto nuovo: la campagna. Assolata, popolata di figure al limite del racconto leggendario, sporca e senza regole. Un Far West, una terra di nessuno dove la vicenda vedrà la sua fine. Anche fotograficamente, la differenza fra i due ambienti verrà accentuata”.

Cristian e Palletta

Cristian e Palletta

In conclusione ecco perché è un film corsaro. Perché racconta la crisi e la precarietà come facevano i pirati: con una bella, lunga, grassa risata. Perché alla fine, se togliamo anche il rhum, non resta veramente più niente”.