cop-Uomo Infinito

Dev Patel è L’Uomo Che Vide l’Infinito: storia di un genio della matematica

Basato sull’omonimo libro di Robert Kanigel, è da oggi al cinema L’Uomo Che Vide l’Infinito, la vera ma inverosimile storia di un genio unico della matematica e delle sue lotte incessanti per mostrare al mondo le sue strabilianti teorie. Protagonisti del film, scritto e diretto da Matthew Brown, sono Dev Patel, Jeremy Irons e Devika Bhise.


India Coloniale, 1913.  Srinavasa Ramanujan (Dev Patel) è un venticinquenne, impiegato spedizioniere e genio autodidatta, espulso dal college a causa del suo studio solitario e quasi ossessivo della matematica. Determinato a seguire la sua passione nonostante lo scherno e il rifiuto dei suoi pari, Ramanujan scrive una lettera a Godfrey Harold Hardy (Jeremy Irons), un illustre professore di matematica presso il Trinity College a Cambridge. Hardy riconosce subito l’originalità e la brillantezza del talento grezzo di Ramanujan e contro lo scetticismo dei suoi colleghi, s’impegna a portarlo a Cambridge in modo da poter esplorare le sue innovative teorie.

Ramanujan lascia la sua famiglia, la sua comunità e la sua amata giovane moglie, Janaki (Devika Bhisé) per attraversare il mondo fino all’Inghilterra. Li trova comprensione e una profonda connessione con il suo eccentrico e sofisticato mentore. Sotto la guida di Hardy, il lavoro di Ramanujan si evolverà in modo tale da rivoluzionare per sempre la matematica e trasformare il modo in cui gli scienziati spiegano il mondo. Hardy combatte assiduamente per garantire a Ramanujan il rispetto e il riconoscimento che merita, ma la realtà è che lo scienziato si ritrova a essere emarginato dalla cultura tradizionale di Cambridge, tanto quanto lo era stato dai suoi pari in India. Ramanujan lotta contro la malattia e l’intensa nostalgia di casa, per provare formalmente i suoi teoremi e far sì che il suo lavoro riceva finalmente la giusta considerazione e il riconoscimento da parte di una classe di matematici, ancora impreparata per i suoi metodi non convenzionali.

Dev Patel

Dev Patel

Il viaggio del prodigio matematico autodidatta Srinivasa Ramanujan e quello di raccontare la sua vita in un libro sul grande schermo, cominciarono entrambi con una lettera. Nel 1913, Ramanujan, un povero impiegato contabile dell’India del sud, con un’inspiegabile conoscenza matematica, scrisse a G.H. Hardy, noto matematico inglese e ricercatore al Trinity College di Cambridge, con la speranza che Hardy potesse dare un riscontro su alcuni dei teoremi e formule che Ramanujan aveva sviluppato da solo.

Settantacinque anni dopo, lo scrittore Robert Kanigel, nel rispondere a un editore interessato alla biografia di Ramanujan, le scrisse che si era reso conto che il libro che aveva in mente, libro su cui è basato questo film, doveva essere non solo su Ramanujan, ma su Ramanujan e Hardy e sulla relazione che si sviluppò tra loro. “L’Uomo Che Vide l’Infinito, non è un film su dei matematici, ma sul legame potente tra due uomini e di come questo ha poi dato forma alle loro vite – dice Kanigel – chiunque abbia sperimentato un’amicizia intensa o abbia sentito la vicinanza e poi la separazione da qualcuno, può capire questa storia”.

Jeremy Irons

Jeremy Irons

Nel 1988, Kanigel fece un viaggio di tre mesi in Inghilterra e nel sud dell’India, per visitare i luoghi dove Hardy e Ramanujan vissero e lavorarono. Durante la sua visita in India, riuscì a incontrare la vedova di Ramanujan, Janaki, che all’epoca aveva circa novant’anni. Con l’aiuto di un interprete, Janaki rispose alle domande di Kanigel su suo marito, che era morto circa settant’anni prima.

Kanigel aggiunge: “Ramanujan riusciva a vedere le relazioni tra i numeri, coglieva degli schemi tra di loro e li traduceva in un linguaggio matematico. Ciò che meravigliava Hardy, che davvero lo stupiva, era da dove venissero le idee di Ramanujan. Come matematico professionista, Hardy era formato nel pensare che non fosse sufficiente affermare un teorema, una relazione o uno schema; dovevi provare che fosse così, cosa che spesso richiedeva pagine e pagine di argomentazioni. Hardy provò a passare quest’idea a Ramanujan. Nel farlo non voleva assolutamente scoraggiare Ramanujan.  Né voleva ispirarlo; Ramanujan non aveva bisogno d’ispirazione.  Semplicemente era quello che facevano i matematici e Ramanujan doveva impararlo.  D’altro canto, le prove, seppur difficili, erano forse la parte più facile della matematica. La parte difficile era in primo luogo avere l’idea. Era come se Ramanujan ne avesse un pozzo senza fine”.

Devika Bhise

Devika Bhise

A interpretare Ramanujan è stato Dev Patel: “per me è stato naturale, mi sono letto alcuni passi del libro e anche se non esistono dei filmati originali, avevamo un paio di sue foto come riferimento. Fisicamente era molto diverso da me, era piuttosto corpulento ed era un uomo molto nervoso”.

Per il ruolo di G.H. Hardy, ecco invece Jeremy Irons: “ho interpretato il ruolo di un tipico uomo inglese, chiuso ed educato in collegio che, per ragioni professionali, sottrae un matematico indiano non istruito dalla sua vita piena di colori, calore ed emozioni, per portarlo in una nazione piuttosto fredda e sull’orlo della guerra. Anche se lavorarono in stretta cooperazione, Hardy non era in sintonia con le emozioni di Ramanujan e quindi si trovava in difficoltà con lui, che era completamente diverso. È stato interessante vedere come Hardy lentamente riesca a formare una profonda amicizia con Ramanujan, attraverso la sua passione per la matematica”.

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La collaborazione Hardy/Ramanujan è davvero notevole.  Prima di tutto tra loro esisteva una barriera linguistica e anche molte barriere culturali; poi tutto è accaduto durante la Prima Guerra Mondiale. In termini più specifici di lavoro, uno degli ostacoli più grandi che hanno dovuto affrontare è stato che Ramanujan, come matematico senza formazione, scriveva le sue scoperte su pezzi di carta e pensava che questo sarebbe stato sufficiente.

Da matematico occidentale con formazione tradizionale, Hardy riteneva che le scoperte andassero preparate per essere pubblicate su libri e riviste e per fare questo in maniera corretta, bisogna dare giustificazioni e offrire prove delle proprie asserzioni. Ramanujan non era abituato a produrre prove, quindi uno dei compiti più difficili di Hardy nel corso del tutoring di Ramanujan, fu quello di convincerlo che affinché il suo lavoro venisse accettato dalla comunità matematica globale, doveva conformarsi alle procedure e imparare a mettere insieme e a scrivere prove coerenti.

Hardy e Ramanujan

Hardy e Ramanujan

Oggi, matematici e fisici stanno studiando la teoria delle stringhe e stanno usando questo linguaggio – il metodo di Ramanujan e Hardy – per calcolare quantità relative ai buchi neri; nessuno aveva mai parlato di buchi neri all’epoca di Ramanujan. Le sue idee ispirano anche delle aree della matematica utilizzate nella sicurezza informatica. Ramanujan è stato un dono per la matematica, le sue formule si sono rivelate essere dei suggerimenti per i matematici del futuro. Era certamente un matematico eccezionale e il suo nome appartiene alla lista dei Grandi Uomini di tutti i tempi.