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Disperazione e casualità: la filosofia di Woody Allen

Girato in cinemascope, così come per molti dei suoi film drammatici più intimi, è da oggi in sala Irrational Man, il nuovo film di Woody Allen già presentato in anteprima lo scorso maggio al Festival di Cannes. La pellicola, che vede protagonista un bravissimo Joaquin Phoenix, mette al centro della trama temi filosofici molto cari al regista e autore.

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In tutta la sua carriera Woody Allen ha mostrato di subire il fascino della filosofia. Messa alla berlina in saggi comici come, My Philosophy, in commedie come Death Knocks e God e in film come Amore e Guerra per poi esplorare più seriamente problemi filosofici come nei film Crimini e Misfatti e Match Point. “Già da quando ero molto giovane e per chissà quale motivo, sono sempre stato attratto da ciò che la gente chiamale grandi domande’” spiega Allen. “Nel mio lavoro sono diventate soggetto sul quale scherzare nel caso di commedie, oppure motivo di confronto nel caso di film drammatici”.

Il suo precoce interesse alla filosofia è scaturito dalla visione dei film di Ingmar Bergman:  “hanno avuto una grande presa su di mespiegaa quel tempo non avevo ancora letto Nietzsche o Kierkegaard, filosofi molto amati da Bergman, ma quei film mi hanno fatto scattare la molla. Ero affascinato dai suoi film e dalle questioni contenute in essi e dai problemi che affrontavano. E più tardi nel corso degli anni, ho letto un bel po’ di libri di filosofia e sono riuscito a capire con maggiore chiarezza da chi era stato influenzato e quale idee aveva messo in scena. Sono cresciuto divertendomi a leggere filosofi, comparandoli e capendo come si sfidassero e smentissero l’un l’altro nei loro approcci contrastanti verso domande senza risposta”.

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Il profondo interesse di Allen verso la filosofia è risultato essenziale per il suo lavoro, ispirandolo ad usare numerosi libri seri sull’argomento nei suoi film: “non credo di aver scritto o portato in scena alcunché di originale dal punto di vista filosofico. Sono soltanto il semplice prodotto dei filosofi che ho avuto modo di leggere. Penso che la maggior parte della gente possa affermare che ci siano temi filosofici coerenti in quasi tutti i film che ho realizzato nel corso degli anni. Ma queste sono solo frutto delle mie ossessioni, incentrate su problemi a cui la maggior parte degli uomini pensa da sempre“.

In Irrational Man, il protagonista Abe è un Professore di Filosofia in piena crisi esistenziale che, ad un certo punto, pensa alla totale inutilità della sua vita e delle sue azioni. Su questo il regista spiega: “Come dice la mamma di Jill nel film, il lavoro di Abe è solo un esercizio stilistico; non c’è sostanza in quello che fa. È molto bravo con le parole, discute brillantemente e con competenza di argomenti interessanti, ma che se sviscerati in profondità non reggono”. Ed ecco che arriviamo ad un grande tema del cinema alleniano: la mancanza del senso dell’esistenza. L’irrazionalità di ogni spiegazione che possa dare un senso e quindi la completa casualità di tutto.

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Ed è proprio la casualità il punto centrale di Irrational Man. Il film si affida ad una serie di fatti accidentali che hanno conseguenze sulla vita e sulla morte. Questa storia illustra una delle più radicate convinzioni filosofiche di Woody Allen: “credo molto nella casualità senza senso dell’esistenza  – osserva – lo avevo già predicato in Match Point e qui Abe fa lo stesso nella sua classe”. La nostra esistenza è “solo una cosa senza poesia o ragione d’essere. Tutti noi viviamo soggetti ad una fragile contingenza di vita. Sapete, serve soltanto una svolta sbagliata per strada …”.

“Provo interesse per realtà depresse che si annidano in me. In realtà si annidano in ogni artista o pensatore in tutti i sensi, ma io le affronto dal mio personale punto di vista”.

Woody Allen