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Diversa ma fantasticamente speciale, la Edhel di Marco Renda

Accolto tra gli applausi e la commozione dei piccoli giurati del Giffoni Experience, giovedì 25 gennaio arriva al cinema Edhel, lungometraggio d’esordio del giovane regista napoletano Marco Renda. Un drama-fantasy (Edhel nella lingua immaginaria di Tolkien vuol dire elfo) interpretato da Gaia Forte, Roberta Mattei, Nicolò Ernesto Alaimo, supportati dalla partecipazione straordinaria di veterani come Mariano Rigillo e Fioretta Mari. La voce narrante è di Cristiana Lionello.


Edhel (Gaia Forte) è una bambina nata con una malformazione del padiglione auricolare che fa apparire le sue orecchie “a punta”. Affronta il disagio chiudendosi in se stessa e cercando di evitare qualunque rapporto umano che non sia strettamente necessario. La scuola e i compagni, per lei, sono un incubo. L’unico posto in cui si sente felice è il maneggio in cui Caronte, il suo cavallo, la aspetta tutti i pomeriggi così come faceva con suo padre prima che morisse in un incidente di gara. Edhel vive con la madre Ginevra (Roberta Mattei).

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Il rapporto tra le due è difficile e conflittuale. Ginevra preme perché la figlia si operi, correggendo quel difetto che la separa da una “normalità” convenzionale. Lo desidera per il bene della figlia, affinché possa essere felice come le sue coetanee. L’incontro con Silvano (Nicolò Ernesto Alaimo), il bizzarro bidello che inizia Edhel al mondo del fantasy, convince la ragazza della possibilità che quelle orecchie siano il chiaro segno della sua appartenenza alla nobile stirpe degli Elfi. Da quel momento in poi, Edhel inizierà a credere nella magia di poter essere finalmente se stessa.

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Per il debuttante regista Marco Renda, questo film è “un accorato atto di denuncia contro la pericolosa ignoranza di chi discrimina ciò che non riesce a capire e non vuole vedere la bellezza in ogni singola individualità. E se la realtà a volte crea dei mostri alimentati dall’intolleranza e dalla paura nei confronti di ogni rivendicazione di autenticità, la fantasia, al contrario, può rappresentare uno spazio di conforto dove ritrovare il coraggio di essere liberi”. Il bosco, da questo punto di vista, diventa “simbolo di un confine che se oltrepassato forse cambierebbe tutto. Nell’illusione che un altro mondo esista alberga la speranza di una nuova vita”.

“Alla fine, ciò che conta realmente sono i rapporti, gli affetti, l’imparare ad amarsi e ritrovarsi, i sentimenti come unico motore dell’equilibrio di ognuno di noi”.

Marco Renda