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Drive My Car, il road movie dell’anima di Hamaguchi Ryusuke (che rievoca Cechov)

Vincitore del Premio per la Miglior Sceneggiatura all’ultimo Festival del Cinema di Cannes, giovedì 23 settembre arriverà nelle nostre sale Drive My Car, il film diretto da Hamaguchi Ryusuke tratto dall’omonimo racconto di Murakami Haruki (pubblicato nel 2015 da Einaudi con il titolo Uomini Senza Donne) GUARDA IL TRAILER

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Il film

Kafuku (Nishijima Hidetoshi), un attore e regista teatrale che non riesce a superare la perdita della moglie Oto (Kirishima Reika), accetta di dirigere Zio Vanja per un festival di Hiroshima. Lì conosce Misaki (Miura Toko), una giovane donna silenziosa incaricata di fargli da autista e di guidare la sua macchina. Viaggio dopo viaggio, superate le reciproche riluttanze, Kafuku e Misaki lasceranno affiorare segreti e confidenze. Le parole che abbiamo detto. Le parole che avremmo voluto dire. Le parole che non abbiamo capito.

Hamaguchi incontra Murakami, gioca con Cechov e costruisce un’altissima riflessione sul potere del linguaggio, sui labirinti dell’amore, sulla capacità di rapportarci alle altre persone. Drive My Car è un road movie dell’anima, in equilibrio tra vita e rappresentazione, dove le solitudini dei personaggi (un regista, la sua giovane autista, gli attori e le attrici del suo laboratorio teatrale) si sfiorano, si guardano allo specchio, provano a decifrarsi. Drive My Car è una Saab 900 rossa che macina chilometri e pensieri. Drive My Car è un viaggio dentro ogni presente doloroso che cerca un’ipotesi di futuro.

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Hamaguchi Ryusuke racconta…

Perché ho voluto girare un film basato sul racconto di Murakami? Perché in Drive My Car le interazioni tra Kafuku e Misaki, i due personaggi principali, avvengono all’interno di un’auto. E questo ha innescato i miei ricordi. Certe conversazioni, conversazioni intime, possono nascere solo all’interno di quello spazio chiuso e in movimento. Un luogo, in realtà un non-luogo, che ci aiuta a scoprire aspetti di noi stessi mai mostrati a nessuno. O pensieri che, prima, non sapevamo esprimere con le parole“.