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Ettore Scola e Federico Fellini, due maestri del destino

Il freddo di questi giorni oggi tocca temperature gelide anche nei cuori di tutti gli appassionati di cinema. Se ne va un altro grande maestro, Ettore Scola. Sceneggiatore e regista esemplare, Scola è stato l’autore di capolavori assoluti come C’Eravamo Tanto Amati (1974), Brutti, Sporchi e Cattivi (1976, premiato con la Palma d’Oro a Cannes), Una Giornata Particolare (1977), I Nuovi Mostri (1979) La Famiglia (1987), questi ultimi tre tutti nominati all’Oscar. Acuto e ironico osservatore della nostra società, inquadrata con lucidità e genio attraverso i suoi pregi e i suoi difetti.

Ettore Scola (foto Ansa Claudio Onorati)

Ettore Scola (foto Ansa Claudio Onorati)

E il destino ce l’ha tolto a poche ore dal 20 gennaio, oggi, il giorno in cui nacque un altro monumento del cinema chiamato Federico Fellini. Ed è proprio a Fellini che Ettore Scola ha dedicato il suo ultimo lavoro nel 2013, quel Che Strano Chiamarsi Federico girato a Cinecittà. Un ricordo, un ritratto, un maestro che racconta un altro maestro, in occasione del ventennale della sua morte del grande regista. Un film fatto di ricordi, frammenti, momenti e impressioni sparse.

Ettore Scola con Federico Fellini

Ettore Scola con Federico Fellini

Scola ringrazia Fellini e la ricchezza del suo cinema, rievocando il privilegio di averlo frequentato diventando testimone della sua ironia e delle sue riflessioni su “la vita che è una festa”. Come un devoto ammiratore,  Ettore Scola racconta la loro conoscenza, al giornale Marc’Aurelio nei primi anni 50. I loro incontri, gli amici comuni, come Maccari, Sordi, Mastroianni. E poi ancora le visite di Piacere sui set dei rispettivi film, Cinecittà, il Teatro 5 e tante altre vicinanze che hanno cementato e fatto durare nel tempo la loro amicizia.

"Che Strano Chiamarsi Federico"

“Che Strano Chiamarsi Federico”

Ieri sera Ettore Scola ci ha detto Signori e Signore, Buonanotte, come recitava il titolo di un suo film uscito quarant’anni fa. Oggi mi piace pensare che Ettore abbia raggiunto Federico, su qualche nuvola lassù, giusto in tempo per fargli gli auguri. Lo immagino prendere una sedia per affiancarla alla sua. Due amici, due maestri, nuovamente vicini.

Giacomo Aricò