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Il Filo Invisibile, Filippo Timi e Francesco Scianna coppia di papà per Marco Simon Puccioni

Dopo l’autobiografico documentario TuttInsieme (2020, che già faceva seguito a Prima di Tutto, 2016) – incentrato sull’esperienza genitoriale sua e del suo compagno, in una famiglia con due figli gemelli – il regista Marco Simon Puccioni ha scritto e diretto Il Filo Invisibile, il film che solo dal 21 al 23 febbraio uscirà in cinema selezionati prima di sbarcare, il prossimo 5 marzo, su Netflix. Protagonista è la famiglia composta da due padri, interpretati da Filippo Timi e Francesco Scianna, che si prendono cura del figlio, interpratato da Francesco Gheghi. A completare il cast sono: Valentina Cervi, Giulia Maenza, Matteo Oscar Giuggioli, Emanuele Maria Di Stefano, Mauro Conte, Alessia Giuliani, Gianluca De Marchi, Gerald Tyler e Jodhi May.

Il film

Leone (Francesco Gheghi), 16 anni e due papà, Simone (Francesco Scianna) e Paolo (Filippo Timi), è nato in California grazie a Tilly (Jodhi May), una donna americana che ha aiutato i suoi genitori a farlo venire al mondo. Leone poi è cresciuto in Italia come tutti gli altri bambini, ma vivendo anche le lotte per i diritti a cui la sua famiglia ha partecipato. Tutto questo è raccontato in un breve video che Leone sta preparando per la sua scuola insieme a Jacopo (Emanuele Maria Di Stefano), il suo migliore amico. Proprio mentre, schivando pregiudizi ed equivoci intorno alla sua sessualità, Leone sta per vivere la sua prima storia d’amore, la solidità della sua famiglia sembra andare in crisi. Vivere questa complessa situazione familiare spingerà Leone a riflettere sulla vera natura del “filo invisibile” che lo lega ai suoi papà e a tutti coloro che hanno voluto la sua nascita.

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Marco Simon Puccioni racconta…

“Il mio è uno spunto di riflessione sulla complessità di queste famiglie, possibili perché le tecniche di riproduzione della vita hanno alterato la tradizione ma nella consapevolezza della ricchezza che ne può derivare e del fatto che questi bambini sono dei cittadini che a pieno titolo partecipano alla società. La sfida è mostrare non solo che il privato è politico, come sappiamo da tempo, ma che è anche universale. Che un fatto intimo e personale abbia un valore più grande che tocca anche chi non vive quella realtà“.